Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

1. Il datore di lavoro può rilevare la temperatura corporea del personale dipendente o di utenti, fornitori, visitatori e clienti all’ingresso della propria sede?

Nell’attuale situazione legata all’emergenza epidemiologica, si sono susseguiti, in tempi assai ravvicinati, in ragione dell’aggravarsi dello scenario nel contesto nazionale, numerosi interventi normativi e  conseguenti atti di indirizzo emanati dalle istituzioni competenti che, al fine di individuare misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica, hanno stabilito che, i datori di lavoro, le cui attività non sono sospese, sono tenuti a osservare le misure per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica contenute nel Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro tra Governo e parti sociali del 14 marzo 2020.

In particolare, il citato Protocollo prevede la rilevazione della temperatura corporea del personale dipendente per l’accesso ai locali e alle sedi aziendali, tra le misure per il contrasto alla diffusione del virus che trovano applicazione anche nei confronti di utenti, visitatori e clienti nonché dei fornitori, ove per questi ultimi non sia stata predisposta una modalità di accesso separata (cfr. Protocollo par. 2 e 3 e nota n. 1).

Analoghi protocolli di sicurezza, con riguardo alle attività pubbliche non differibili o ai servizi pubblici essenziali, sono stati stipulati dal Ministro per la pubblica amministrazione con le sigle sindacali maggiormente rappresentative nella pubblica amministrazione (come il Protocollo di accordo per la prevenzione e la sicurezza dei dipendenti pubblici in ordine all’emergenza sanitaria da “Covid-19” del 3 e 8 aprile 2020) in quanto le misure per la sicurezza del settore privato sono state ritenute coerenti con le indicazioni già fornite dallo stesso Ministro con la direttiva n. 2/2020 e con la Circolare n. 2/2020.

In ragione del fatto che la rilevazione in tempo reale della temperatura corporea, quando è associata all’identità dell’interessato, costituisce un trattamento di dati personali (art. 4, par. 1, 2) del Regolamento (UE) 2016/679), non è ammessa la registrazione del dato relativo alla temperatura corporea rilevata, bensì, nel rispetto del principio di “minimizzazione” (art. 5, par.1, lett. c) del Regolamento cit.), è consentita la registrazione della sola circostanza del superamento della soglia stabilita dalla legge e comunque quando sia necessario documentare le ragioni che hanno impedito l’accesso al luogo di lavoro.

Diversamente nel caso in cui la temperatura corporea venga rilevata a clienti (ad esempio, nell’ambito della grande distribuzione) o visitatori occasionali anche qualora la temperatura risulti superiore alla soglia indicata nelle disposizioni emergenziali non è, di regola, necessario registrare il dato relativo al motivo del diniego di accesso.

2. L’amministrazione o l’impresa possono richiedere ai propri dipendenti di rendere informazioni, anche mediante un’autodichiarazione, in merito all’eventuale esposizione al contagio da COVID 19 quale condizione per l’accesso alla sede di lavoro?

In base alla disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro il dipendente ha uno specifico obbligo di segnalare al datore di lavoro qualsiasi situazione di pericolo per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro (art. 20 del d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81). Al riguardo la direttiva n.1/2020 del Ministro per la pubblica amministrazione ha specificato che in base a tale obbligo il dipendente pubblico e chi opera a vario titolo presso la P.A. deve segnalare all’amministrazione di provenire (o aver avuto contatti con chi proviene) da un’area a rischio. In tale quadro il datore di lavoro può invitare i propri dipendenti a fare, ove necessario, tali comunicazioni anche mediante canali dedicati.

Tra le misure di prevenzione e contenimento del contagio che i datori di lavoro devono adottare in base al quadro normativo vigente, vi è la preclusione dell’accesso alla sede di lavoro a chi, negli ultimi 14 giorni, abbia avuto contatti con soggetti risultati positivi al COVID-19 o provenga da zone a rischio secondo le indicazioni dell’OMS. A tal fine, anche alla luce delle successive disposizioni emanate nell’ambito del contenimento del contagio (v. Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro sottoscritto il 14 marzo 2020 fra il Governo e le parti sociali), è possibile richiedere una dichiarazione che attesti tali circostanze anche a terzi (es. visitatori e utenti).

In ogni caso dovranno essere raccolti solo i dati necessari, adeguati e pertinenti rispetto alla prevenzione del contagio da Covid-19, e astenersi dal richiedere informazioni aggiuntive in merito alla persona risultata positiva, alle specifiche località visitate o altri dettagli relativi alla sfera privata.

3. È possibile pubblicare sul sito istituzionale i contatti dei funzionari competenti per consentire al pubblico di prenotare servizi, prestazioni o appuntamenti presso le amministrazioni nella attuale emergenza epidemiologica?

Le disposizioni normative per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica e le indicazioni operative fornite dalle istituzioni competenti impongono di limitare la presenza del personale negli uffici mediante, prevalentemente, il ricorso al lavoro agile. Con riguardo ai compiti che richiedono la necessaria presenza sul luogo di lavoro, è previsto che le amministrazioni svolgano le attività strettamente funzionali alla gestione dell’emergenza e quelle “indifferibili”, anche con riguardo “all’utenza esterna”. Pertanto, le attività di ricevimento o di erogazione diretta dei servizi al pubblico devono essere garantite con modalità telematica o comunque con modalità tali da escludere o limitare la presenza fisica negli uffici (ad es. appuntamento telefonico o assistenza virtuale), ovvero, predisponendo accessi scaglionati, anche mediante prenotazioni di appuntamenti.

Nel rispetto dei principi di protezione dei dati (art. 5 Regolamento UE 2016/679) la finalità di fornire agli utenti recapiti utili a cui rivolgersi per assistenza o per essere ricevuti presso gli uffici, può essere utilmente perseguita pubblicando i soli recapiti delle unità organizzative competenti (numero di telefono e indirizzo PEC) e non quelli dei singoli funzionari preposti agli uffici. Ciò, anche in conformità agli obblighi di pubblicazione concernenti l’organizzazione delle pubbliche amministrazioni.

4. Quali trattamenti di dati personali sul luogo di lavoro coinvolgono il medico competente?

In capo al medico competente permane, anche nell’emergenza, il divieto di informare il datore di lavoro circa le specifiche patologie occorse ai lavoratori.

Nel contesto dell’emergenza gli adempimenti connessi alla sorveglianza sanitaria sui lavoratori da parte del medico competente, tra cui rientra anche la possibilità di sottoporre i lavoratori a visite straordinarie, tenuto conto della maggiore esposizione al rischio di contagio degli stessi, si configurano come vera e propria misura di prevenzione di carattere generale, e devono essere effettuati nel rispetto dei principi di protezione dei dati personali e rispettando le misure igieniche contenute nelle indicazioni del Ministero della Salute (cfr. anche Protocollo condiviso del 14 marzo 2020).

Nell’ambito dell’emergenza, il medico competente collabora con il datore di lavoro e le RLS/RLST al fine di proporre tutte le misure di regolamentazione legate al Covid-19 e, nello svolgimento dei propri compiti di sorveglianza sanitaria, segnala al datore di lavoro “situazioni di particolare fragilità e patologie attuali o pregresse dei dipendenti” (cfr. paragrafo 12 del predetto Protocollo).

Ciò significa che, nel rispetto di quanto previsto dalle disposizioni di settore in materia di sorveglianza sanitaria e da quelle di protezione dei dati personali, il medico competente provvede a segnalare al datore di lavoro quei casi specifici in cui reputi che la particolare condizione di fragilità connessa anche allo stato di salute del dipendente ne suggerisca l’impiego in ambiti meno esposti al rischio di infezione. A tal fine, non è invece necessario comunicare al datore di lavoro la specifica patologia eventualmente sofferta dal lavoratore.

In tale quadro il datore di lavoro può trattare, nel rispetto dei principi di protezione dei dati (v. art. 5 Regolamento UE 2016/679), i dati personali dei dipendenti solo se sia normativamente previsto o disposto dagli organi competenti ovvero su specifica segnalazione del medico competente, nello svolgimento dei propri compiti di sorveglianza sanitaria.

5. Il datore di lavoro può comunicare al Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza l’identità dei dipendenti contagiati?

I datori di lavoro, nell’ambito dell’adozione delle misure di protezione e dei propri doveri in materia di sicurezza dei luoghi di lavoro, non possono comunicare il nome del dipendente o dei dipendenti che hanno contratto il virus a meno che il diritto nazionale lo consenta.

In base al quadro normativo nazionale il datore di lavoro deve comunicare i nominativi del personale contagiato alle autorità sanitarie competenti e collaborare con esse per l’individuazione dei “contatti stretti” al fine di consentire la tempestiva attivazione delle misure di profilassi.

Tale obbligo di comunicazione non è, invece, previsto in favore del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, né i compiti sopra descritti rientrano, in base alle norme di settore, tra le specifiche attribuzioni di quest’ultimo.

Il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza,  proprio nella fase dell’attuale emergenza epidemiologica, dovrà continuare a svolgere i propri compiti consultivi, di verifica e di coordinamento, offrendo la propria collaborazione al medico competente e al datore di lavoro (ad esempio, promuovendo l’individuazione delle misure di prevenzione più idonee a tutelare la salute dei lavoratori nello specifico contesto lavorativo; aggiornando il documento di valutazione dei rischi; verificando l’osservanza dei protocolli interni).

Il Rappresentate dei lavoratori per la sicurezza quando nell’esercizio delle proprie funzioni venga a conoscenza di informazioni- che di regola tratta in forma aggregata ad es. quelle riportate nel documento di valutazione dei rischi- rispetta le disposizioni in materia di protezione dei dati nei casi in cui sia possibile, anche indirettamente, l’identificazione di taluni interessati.

6. Può essere resa nota l’identità del dipendente affetto da Covid-19 agli altri lavoratori da parte del datore di lavoro?

No. In relazione al fine di tutelare la salute degli altri lavoratori, in base a quanto stabilito dalle misure emergenziali, spetta alle autorità sanitarie competenti informare i “contatti stretti” del contagiato, al fine di attivare le previste misure di profilassi.

Il datore di lavoro è, invece, tenuto a fornire alle istituzioni competenti e alle autorità sanitarie le informazioni necessarie, affinché le stesse possano assolvere ai compiti e alle funzioni previste anche dalla normativa d’urgenza adottata in relazione alla predetta situazione emergenziale (cfr. paragrafo 12 del predetto Protocollo).

La comunicazione di informazioni relative alla salute, sia all’esterno che all’interno della struttura organizzativa di appartenenza del dipendente o collaboratore, può avvenire esclusivamente qualora ciò sia previsto da disposizioni normative o disposto dalle autorità competenti in base a poteri normativamente attribuiti (es. esclusivamente per finalità di prevenzione dal contagio da Covid-19 e in caso di richiesta da parte dell’Autorità sanitaria per la ricostruzione della filiera degli eventuali “contatti stretti di un lavoratore risultato positivo).

Restano ferme le misure che il datore di lavoro deve adottare in caso di presenza di persona affetta da Covid-19, all’interno dei locali dell’azienda o dell’amministrazione, relative alla pulizia e alla sanificazione dei locali stessi, da effettuarsi secondo le indicazioni impartite dal Ministero della salute (v. punto 4 del Protocollo condiviso).

7. Il datore di lavoro può richiedere l’effettuazione di test sierologici ai propri dipendenti?

Si, ma solo se disposta dal medico competente e, in ogni caso, nel rispetto delle indicazioni fornite dalle autorità sanitarie, anche in merito all’affidabilità e all’appropriatezza di tali test.

Solo il medico competente, infatti, in quanto professionista sanitario, tenuto conto del rischio generico derivante dal Covid-19 e delle specifiche condizioni di salute dei lavoratori sottoposti a sorveglianza sanitaria, può stabilire la necessità di particolari esami clinici e biologici  e suggerire l’adozione di mezzi diagnostici, qualora ritenuti utili al fine del contenimento della diffusione del virus e della salute dei lavoratori (cfr. par. 12 del Protocollo condiviso tra il Governo e le Parti sociali aggiornato il 24 aprile 2020).

Resta fermo che le informazioni relative alla diagnosi o all’anamnesi familiare del lavoratore non possono essere trattate dal datore di lavoro (ad esempio, mediante la consultazione dei referti o degli esiti degli esami), salvi i casi espressamente previsti dalla legge. Il datore di lavoro può, invece, trattare i dati relativi al giudizio di idoneità alla mansione specifica e alle eventuali prescrizioni o limitazioni che il medico competente può stabilire come condizioni di lavoro.

Le visite e gli accertamenti, anche ai fini della valutazione della riammissione al lavoro del dipendente, devono essere posti in essere dal medico competente o da altro personale sanitario, e, comunque, nel rispetto delle disposizioni generali che vietano al datore di lavoro di effettuare direttamente esami diagnostici sui dipendenti.

Resta fermo che i lavoratori possono liberamente aderire alle campagne di screening avviate dalle autorità sanitarie competenti a livello regionale relative ai test sierologici Covid-19, di cui siano venuti a conoscenza anche per il tramite del datore di lavoro, coinvolto dal dipartimento di prevenzione locale per veicolare l’invito di adesione alla campagna tra i propri dipendenti.

I datori di lavoro possono offrire ai propri dipendenti, anche sostenendone in tutto o in parte i costi, l’effettuazione di test sierologici presso strutture sanitarie pubbliche e private (es. tramite la stipula o l’integrazione di polizze sanitarie ovvero mediante apposite convenzioni con le stesse), senza poter conoscere l’esito dell’esame.

8. Il datore di lavoro può trattare i dati personali del dipendente affetto da Covid-19 o che ne presenta i sintomi?

Sebbene, di regola, i dati personali relativi alle specifiche patologie di cui sono affetti i lavoratori possano essere trattati solo da professionisti sanitari (es. medici di base, specialisti, medico competente) e non anche dal datore di lavoro, quest’ultimo, in taluni casi, nel contesto dell’attuale emergenza epidemiologica, può lecitamente venire a conoscenza dell’identità del dipendente affetto da Covid-19 o che presenta sintomi compatibili con il virus.

Ciò, in particolare, può verificarsi quando ne venga informato direttamente dal dipendente, sul quale grava l’obbligo di segnalare al datore di lavoro qualsiasi situazione di pericolo per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro. Coerentemente il Protocollo condiviso tra il Governo e Parti sociali aggiornato il 24 aprile 2020, la cui osservanza è prescritta dalla normativa dell’emergenza, prevede specifici obblighi informativi del lavoratore in favore del datore di lavoro laddove sussistano condizioni di pericolo, come i sintomi influenzali (si vedano anche gli analoghi protocolli stilati in ambito pubblico e quelli relativi a specifici settori, quali cantieri, trasporti e logistica); ciò anche quando tali sintomi si manifestino all’ingresso della sede di lavoro o durante la prestazione lavorativa (cfr. Protocollo condiviso, es. parr. 1, 2 e 11). A tal fine, il datore di lavoro può quindi invitare i propri dipendenti a fare tali comunicazioni agevolando le modalità di inoltro delle stesse, anche predisponendo canali dedicati, tenendo conto del proprio generale obbligo di tutelare l’integrità fisica dei prestatori di lavoro, ai sensi dell’art. 2087 c.c. e del d.lgs. 81/2008.

Il datore di lavoro potrebbe, inoltre, venire a conoscenza dello stato di positività al Covid-19 accertato dalle autorità sanitarie a seguito dell’effettuazione di un tampone oro/nasofaringeo, nell’ambito della collaborazione che è tenuto a prestare a tali autorità, anche con il coinvolgimento del medico competente, per la ricostruzione degli eventuali contatti stretti con altre persone nel contesto lavorativo (cfr. par. 11 del Protocollo del 24 aprile 2020).

Il datore di lavoro può, altresì, conoscere lo stato di avvenuta negativizzazione del tampone oro/nasofaringeo, ai fini della riammissione sul luogo di lavoro dei lavoratori già risultati positivi all’infezione da Covid-19, secondo le modalità previste e la documentazione rilasciata dal dipartimento di prevenzione territoriale di competenza (cfr. par. 2 e 12 del Protocollo del 24 aprile 2020).

In questi casi, dunque, il datore di lavoro può trattare i dati relativi ai sintomi o alla positività al Covid-19 del lavoratore per la finalità di salute e sicurezza dei luoghi di lavoro o per adempire agli obblighi di collaborazione con gli operatori di sanità pubblica.

Al di fuori dei casi normativamente previsti, il datore di lavoro non può, invece, trattare dati sulla salute del lavoratore e comunicare gli stessi a soggetti terzi.

In base alle norme in materia di sorveglianza sanitaria, non derogate da quelle dell’emergenza, il datore di lavoro non può, inoltre, conoscere l’esito degli esami diagnostici disposti dal medico competente, tra i quali anche i test sierologici, che non consentono, peraltro, di diagnosticare l’infezione.

Resta fermo che, ove all’esito del test sierologico sia disposta l’effettuazione di un tampone che attesti la positività al virus, il datore di lavoro potrà conoscere, oltre alla valutazione del medico competente in merito all’inidoneità al servizio, anche l’identità del dipendente nei casi sopra esplicitati (cfr. Protocollo condiviso, parr. 1, 2, 11 e 12), di seguito riepilogati.

Alla luce del quadro normativo vigente, il datore di lavoro può quindi trattare i dati personali del dipendente affetto da Covid-19 o che ne presenta i sintomi e può conoscere la condizione di positività al Covid-19:

– quando ne venga informato direttamente dal lavoratore; o

– nei limiti in cui sia necessario al fine di prestare la collaborazione all’autorità sanitaria; o

– ai fini della riammissione sul luogo di lavoro del lavoratore già risultato positivo all’infezione da Covid-19.

9. Sono utilizzabili applicativi con funzionalità di “contact tracing” in ambito aziendale?

La funzionalità di “contact tracing”, prevista da alcuni applicativi al dichiarato fine di poter ricostruire, in caso di contagio, i contatti significativi avuti in un periodo di tempo commisurato con quello individuato dalle autorità sanitarie in ordine alla ricostruzione della catena dei contagi ed allertare le persone che siano entrate in contatto stretto con soggetti risultati positivi, è − allo stato − disciplinata unicamente dall’art. 6, d.l. 30.4.2020, n. 28.

10.  Al fine di contenere il rischio di contagio sul luogo di lavoro sono disponibili applicativi che non trattano dati personali?

Sì, il datore di lavoro può ricorrere all’utilizzo di applicativi, allo stato disponibili sul mercato, che non comportano il trattamento di dati personali riferiti a soggetti identificati o identificabili. Ciò nel caso in cui il dispositivo utilizzato non sia associato o associabile, anche indirettamente (es. attraverso un codice o altra informazione), all’interessato né preveda la registrazione dei dati trattati.

Si pensi alle applicazioni che effettuano il conteggio del numero delle persone che entrano ed escono da un determinato luogo, attivando un “semaforo rosso” al superamento di un prestabilito numero di persone contemporaneamente presenti; oppure alle funzioni di taluni dispositivi indossabili che emettono un avviso sonoro o una vibrazione in caso di superamento della soglia di distanziamento fisico prestabilita (dunque senza tracciare chi indossa il dispositivo e senza registrare alcuna informazione). Si pensi, altresì, ad applicativi collegati ai tornelli di ingresso che, attraverso un rilevatore di immagini, consentono l’accesso solo a persone che indossano una mascherina (senza registrare alcuna immagine o altra informazione). In questi casi spetta comunque al titolare verificare il grado di affidabilità dei sistemi scelti, predisponendo misure da adottare in caso di malfunzionamento dei dispositivi o di falsi positivi o negativi.

https://www.garanteprivacy.it/temi/coronavirus/faq#lavoro


Fonte: garanteprivacy.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

WhatsApp, finta applicazione scaricata un milione di volte su Android

L’Antitrust ha irrogato a Poste Italiane una sanzione di 5 milioni di euro, il massimo consentito dalla legge anche se non deterrente in rapporto al fatturato del gruppo pari nel 2019 a 3,492 miliardi di euro, “per aver adottato una pratica commerciale scorretta in violazione del Codice del Consumo, consistente nella promozione, risultata ingannevole, di caratteristiche del servizio di recapito delle raccomandate e del servizio di Ritiro Digitale delle raccomandate”. Lo comunica l’Autorità in una nota.

Per il Garante il comportamento di Poste provoca danni non solo ai consumatori, ma anche al sistema giustizia del Paese. Lo riferisce l’Antitrust in una nota, spiegando di aver accertato in particolare che il tentativo di recapito delle raccomandate non viene sempre esperito con la tempistica e la certezza enfatizzate nei messaggi pubblicitari, venendo, peraltro, frequentemente effettuato con modalità diverse da quelle prescritte dalla legge.Infatti, Poste Italiane “talvolta utilizza per comodità il deposito dell’avviso di giacenza della raccomandata nella cassetta postale anche quando sarebbe stato possibile consegnarla nelle mani del destinatario”, spiega l’Antitrust, sottolineando che “al riguardo, numerosissimi risultano essere i reclami dei consumatori che hanno segnalato il mancato tentativo di consegna delle raccomandate, anche quando avevano la certezza di essere stati presenti nella propria abitazione (si pensi ad esempio alle persone costrette a casa in quanto portatrici di handicap o per l’emergenza sanitaria durante il lockdown)”.

La mancata consegna delle raccomandate da parte di Poste italiane provoca “gravi danni al sistema giustizia del Paese per i ritardi dovuti ad errate notifiche nell’espletamento dei processi, soprattutto quelli penali, con conseguente prescrizione di numerosi reati”. E’quanto sottolinea l’Antitrust annunciando la multa da 5 milioni(il massimo consentito dalla legge) al gruppo, accusato di condotte ingannevoli nella gestione del servizio.

https://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/multa-poste-italiane-anti-trust-raccomandate-0d3e1a0b-776c-4074-83ea-3d59107c1645.html?refresh_ce


Fonte: rainews.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Facebook, l’Irlanda blocca il trasferimento dei dati verso gli Usa: i rischi per il social senza un nuovo Privacy Shield

IL VIAVAI dei dati personali degli utenti europei di Facebook verso i server statunitensi deve cessare. La Commissione irlandese per la protezione della privacy ha avviato un’indagine specifica e inviato al social network, che a Dublino ha il suo quartier generale europeo, un ordine preliminare per sospendere i trasferimenti di dati negli Usa. L’autorità irlandese non è come le altre: il suo ruolo rispetto alle regole contenute nel regolamento generale europeo sulla protezione dei dati personali e alle altre decisioni in questo settore è strategico proprio perché in Irlanda la gran parte dei colossi hi-tech, da Google a Twitter passando appunto per Facebook, ha stabilito la propria sede legale, per sfruttare le agevolazioni fiscali.

La decisione è dunque pesante: secondo il Wall Street Journal per rispettare l’ordine preliminare irlandese Menlo Park dovrebbe rivedere il suo servizio e la sua architettura di server e data farm internazionali per trattenere sul territorio europeo dati e informazioni raccolti dagli utenti dell’Unione (non solo per Facebook ma anche per Instagram, WhatsApp e per gli altri prodotti del gigante californiano). L’alternativa sarebbe sospendere il servizio, eventualità ovviamente impraticabile.

C’è da fare un passo indietro. Perché la richiesta dell’authority irlandese non è che una conseguenza di una sentenza della Corte di giustizia europea dello scorso 16 luglio, relativa alla causa C-311/18. Quel pronunciamento, lo ricorda in un intervento anche Nick Clegg, ex vicepremier britannico ora vicepresidente per gli affari globali e la comunicazione di Facebook, ha invalidato il cosiddetto Privacy Shield approvato nel 2016 dopo la bocciatura di uno strumento simile. Si tratta, anzi si trattava, di un regolamento legale sul trasferimento di dati personali dall’Europa agli Stati Uniti da sempre molto discusso, un trasferimento essenziale però per consentire ai colossi di fare business con i dati, la vera benzina della tech-economy contemporanea, anche nel Vecchio continente. Secondo la Corte, che a dire il vero non ha mai visto di buon occhio l’accordo e bocciò nel 2015 i precedenti “International Safe Harbor Privacy Principles”, non garantiva a sufficienza la sicurezza di quelle informazioni dalle intromissioni delle autorità statunitensi e dalle agenzie di spionaggio. Al contempo, però, la sentenza manteneva in vigore un altro strumento più generico, quello delle “Standard contractual clauses for data transfers between EU and non-EU countries”, cioè le clausole contrattuali standard relative ai trasferimenti verso paesi terzi: un framework più generale e non specifico per gli Stati Uniti sulla base del quale le attività sono proseguite.

L’autorità irlandese non è d’accordo con questa posizione: a suo avviso, venuta meno la validità del Privacy Shield, il trasferimento dei dati deve cessare e le informazioni rimanere memorizzate nelle data farm europee. La strada sarà comunque lunga: Facebook ha tempo un mese per rispondere, il Garante fino alla fine dell’anno per prendere una decisione alla quale comunque il social potrà opporsi. Ma il dado è tratto: o si arriva presto a un nuovo Privacy Shield, irrobustito nelle garanzie, sul quale i colloqui fra la Commissione europea il dipartimento del Commercio americano sono già in corso, oppure si aprirà un nuovo braccio di ferro. Il problema è che secondo molti esperti questo nuovo “scudo” potrebbe nascere solo a seguito di sostanziali modifiche alle leggi statunitensi sulla sorveglianza, provvedimenti non esattamente all’ordine del giorno a Capitol Hill.

Le conseguenze di uno stallo o peggio di un blocco sarebbero enormi, anzitutto economiche: “La mancanza di un modo sicuro e legale di trasferire dati su scala internazionale danneggerebbe l’economia e ostacolerebbe la crescita delle attività basate sui dati nell’Unione europea, proprio mentre cerchiamo di uscire dal Covid-19 – scrive Clegg – l’impatto ricadrebbe su attività piccole e grande in molti settori”. Prima della sentenza oltre 5mila aziende elaboravano e trasferivano i dati degli europei verso gli Stati Uniti sulla base di quel Privacy Shield. Cosa potrebbe accadere? Per esempio, spiega ancora il vicepresidente, “nel peggiore degli scenari una piccola startup in Germania non potrebbe più usare servizi cloud basati negli Stati Uniti. Una società di sviluppo di prodotto in Spagna non potrebbe operare su più mercati. Una piattaforma francese non potrebbe più mantenere un call center in Marocco” (Clegg parla dell’invalidità delle “Standard contractual clauses” che, appunto, non riguardano solo gli Stati Uniti ma ogni paese extraeuropeo). Non solo. “Gli effetti potrebbero toccare altri settori come la salute e l’educazione: scuole, università e ospedali in tutta Europa usano servizi cloud o piattaforme e-mail con base negli Usa” e, punzecchia Clegg, la stessa applicazione anti-Covid del governo irlandese ha bisogno di un partner oltre oceano. Per non parlare dei servizi di videoconferenza come Zoom, Messenger o Skype su cui in tempi di distanziamento, e nonostante la progressiva ripresa delle attività in presenza, facciamo sempre più affidamento.

Da qui la richiesta di Clegg alle autorità europee e ai singoli garanti per la privacy: “Mentre i politici lavorano a una soluzione sostenibile a lungo termine abbiamo bisogno che i governi adottino approcci proporzionati e pragmatici per minimizzare le conseguenze per migliaia di imprese che, come Facebook, hanno fatto leva su questi meccanismi in buona fede per trasferire i dati in modo sicuro”. Riuscirà il gruppo di Mark Zuckerberg a convincere il garante irlandese?

https://www.repubblica.it/tecnologia/social-network/2020/09/10/news/facebook_l_irlanda_blocca_il_trasferimento_dei_dati_verso_gli_usa_i_rischi_per_il_social_senza_un_nuovo_privacy_shield-266805870/


Fonte: repubblica.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Lo smart working accelera l’evoluzione digitale, il caso di Eni: così il palazzo di vetro lavora da casa

L’emergenza sanitaria da Coronavirus ha cambiato volto all’Eur, il quartiere della città dove si concentrano la maggior parte delle sedi direzionali e legali delle grandi aziende pubbliche e private, di enti ed istituti. Da Poste Italiane all’Inps, passando per l’Italian Trade & Investment Agency (Agenzia ICE) ed Eni. Grattacieli svuotati dallo smartworking: intorno i grandi viali sgombri dalle auto e dalla sosta selvaggia, parcheggi insolitamente liberi, bar e tavole calde alle prese con una ripartenza lenta e difficoltosa.

Eni, lo smartworking come supporto al welfare aziendale

Eppure per alcune realtà aziendali lo smartworking non è stata una scoperta dettata dai tempi. E’ il caso dell’Eni dove il lavoro agile imposto dal lockdown coinvolge 2900 dipendenti in tutta Roma: nel palazzo di vetro, quello che si affaccia imponente sul laghetto dell’Eur, sui circa mille lavoratori abituali la presenza media negli uffici oscilla tra il 10% ed il 15%, in funzione delle esigenze di presidio.

Ma lo smartworking in Eni è un percorso iniziato già nel 2017, ben prima dell’emergenza sanitaria. “Nelle prime fasi sperimentali lo smart working, utilizzato principalmente come strumento a supporto del welfare aziendale, è stato concesso, fino ad un massimo di due giorni a settimana, ai neo genitori, ai genitori con figli in condizioni di disabilità e ai dipendenti con particolari patologie. Sulla base dei risultati positivi di queste prime applicazioni – spiegano dalla società leader nel settore energetico – lo smart working è stato esteso, secondo logiche organizzative, dapprima a tre società controllate poi, sulla base di un’ulteriore conferma dei risultati positivi, a tutti i dipendenti che operano nelle sedi uffici di tutto il territorio nazionale”.

Il palazzo di vetro dell’Eur svuotato dall’emergenza Covid

Poi è arrivato il Coronavirus ad accelerare l’estensione del lavoro da remoto. “Il personale in presenza, ridotto al minimo indispensabile, è stato mantenuto per le attività industriali e per garantire un piccolo presidio sulle attività di ufficio (10 / 15% di presenza negli ultimi mesi); i ristoranti aziendali sono stati prontamente adeguati e sanificati come da disposizioni del DPCM per consentire ai dipendenti di accedervi in totale sicurezza”. 

Per chi è rimasto a casa Eni ha dovuto pensare al supporto tecnologico e a strumenti che potessero colmare le distanze: sono stati consegnati a tutto il personale Eni operante in Italia che non ne disponeva già circa 3.000 computer portatili, mentre le piattaforme informatiche finalizzate allo scambio di conoscenza e di informazione sono state potenziate. “Il portale intranet MyEni è stato lo strumento che ha permesso ai dipendenti di essere sempre informati in modo diretto, tempestivo e trasparente sulle disposizioni governative, sanitarie e aziendali. Molte le iniziative organizzate da Eni per colmare le distanze tra colleghi, come l’utilizzo di videoconference e di piattaforme di condivisione, la formazione distance su temi attuali per la gestione dello smart working e per il benessere dei dipendenti”. 

I benefici dello smartworking

Nessun calo della produttività registrato con lo smartworking a coinvolgere oltre l’80% del personale, anzi. “Eni aveva già riscontrato gli effetti benefici dello smartworking, tra questi: il rafforzamento del rapporto di fiducia azienda-lavoratore attraverso l’Introduzione di una modalità di svolgimento della prestazione lavorativa basata su flessibilità, autonomia, impegno e responsabilizzazione; o benefici per i lavoratori in termini di tempi e costi di mobilità e la mitigazione dell’incidenza di fattori esterni verso l’ambiente anche in linea con la strategia ambientale attuata da Eni”. 

Dunque l’utilizzo strutturale dello smartworking, che nel palazzo di vetro e nelle altre sedi cittadine e nazionali resterà fino al prossimo 15 ottobre, per Eni “è pienamente coerente con il processo di evoluzione digitale intrapreso in aziende e con un modo di lavorare agile, basato sulla fiducia, sulla tecnologia e sull’innovazione, valori – sottolineano da piazzale Enrico Mattei – strettamente collegati al processo di trasformazione dell’azienda verso un modello di business sempre più sostenibile, imprescindibile per la crescita della società”. 

https://www.romatoday.it/attualita/eni-smartworking-benefici.html


Fonte: romatoday.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

COVID-19: come comportarsi con i lavoratori in rientro dall’estero

SE IL LAVORATORE RIENTRA DA UN PAESE DELL’AREA SCHENGEN

Sono liberamente consentiti gli spostamenti per qualsiasi ragione da e per i seguenti Stati:

  • Stati membri dell’Unione Europea (oltre all’Italia, sono Stati membri della UE: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria)
  • Stati parte dell’accordo di Schengen (gli Stati non UE parte dell’accordo di Schengen sono: Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera)
  • Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord
  • Andorra, Principato di Monaco
  • Repubblica di San Marino e Stato della Città del Vaticano.

È obbligatoria la quarantena per tutti i cittadini che nei 14 giorni precedenti all’arrivo in Italia abbiano soggiornato in Romania e Bulgaria.

I Cittadini che nei 14 giorni precedenti all’arrivo in Italia abbiano soggiornato in Croazia, Grecia, Malta e Spagna, devono:

  • presentare alle autorità competenti una certificazione attestante che, nelle 72 ore antecedenti all’ingresso nel territorio nazionale, si siano sottoposti a un test molecolare o antigenico, effettuato per mezzo di tampone con esito negativo

oppure

  • sottoporsi ad un test molecolare o antigenico, da effettuarsi per mezzo di tampone, al momento dell’arrivo in aeroporto, porto o luogo di confine, ove possibile, ovvero entro 48 ore dall’ingresso nel territorio nazionale presso l’azienda sanitaria locale di riferimento. In attesa di sottoporsi al test presso l’azienda sanitaria locale di riferimento si deve osservare l’isolamento fiduciario presso la propria abitazione o dimora.

inoltre devono:

  • comunicare immediatamente il proprio ingresso nel territorio nazionale al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente per territorio, anche se asintomatici.
  • segnalare con tempestività la situazione all’Autorità sanitaria, in caso di insorgenza di sintomi COVID-19, attraverso i numeri telefonici dedicati e sottoporsi ad isolamento fiduciario.

 SE IL LAVORATORE RIENTRA DA UN PAESE NON EUROPEO

L’ingresso in Italia da Stati non facenti parte dell’UE e/o dell’accordo di Shengen continua ad essere consentito, con obbligo di motivazione, solo per:

  • comprovate esigenze lavorative
  • di assoluta urgenza
  • motivi di salute
  • comprovate ragioni di studio
  • rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

È consentito in ogni caso senza dover specificare alcuna motivazione l’ingresso nel territorio nazionale di:

  • cittadini di Stati terzi residenti nei seguenti Stati e territori (white list): Australia, Canada, Georgia, Giappone, Nuova Zelanda, Ruanda,  Repubblica di Corea, Tailandia, Tunisia, Uruguay (Montenegro e Serbia dal 16 luglio sono stati inseriti nella lista dei Paesi a rischio con divieto di ingresso e transito in Italia; dal 30 luglio chi proviene dall’Algeria ha l’obbligo di motivare l’ingresso in Italia)
  • cittadini di Stati terzi soggiornanti di lungo periodo ai sensi della direttiva 2003/109/CE del Consiglio, del 25 novembre 2003, nonché di cittadini di Stati terzi che derivano il diritto di residenza da altre disposizioni europee o dalla normativa nazionale e dei rispettivi familiari.

(Fatte salve le restrizioni per chi proviene o transita dai Paesi a rischio)

Resta comunque l’obbligo di sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario per tutte le persone fisiche che facciano ingresso in Italia da Stati o Paesi esteri diversi da quelli facenti parte dell’Unione Europea.

E’ consentito soltanto fare, nel minore tempo possibile, il percorso per recarsi a casa o nella diversa dimora individuata come luogo dell’isolamento. In questo tragitto non è consentito usare mezzi di trasporto pubblico ma è consentito il noleggio di autovetture e l’utilizzo di taxi o il noleggio con conducente. Tuttavia, chi entra o rientra in Italia dall’estero per motivi di lavoro, salute o assoluta urgenza può rinviare fino a 120 ore l’inizio dell’isolamento fiduciario.

Esistono delle eccezioni, ovvero categorie di cittadini che, pur provenendo da Paesi che lo richiederebbero, non hanno l’obbligo di quarantena al momento dell’ingresso nel nostro Paese. Tra questi, il personale sanitario, il personale di mezzi di trasporto e i funzionari dell’Ue ( elenco completo sul sito del Ministero degli esteri).

ARRIVO DA PAESI A RISCHIO

Dal 9 luglio 2020 è vietato l’ingresso in Italia alle persone che, nei 14 giorni antecedenti, hanno soggiornato o sono transitate per uno dei seguenti Paesi: Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kosovo, Kuwait, Macedonia del nord, Moldova, Montenegro, Oman, Panama, Perù, Repubblica dominicana, Serbia. Il divieto non riguarda i cittadini italiani, di uno Stato UE, di un Paese parte dell’accordo di Schengen, del Regno Unito, di Andorra, del Principato di Monaco, della Repubblica di San Marino o dello Stato della Città del Vaticano e i loro stretti familiari (discendenti e ascendenti conviventi, coniuge, parte di unione civile, partner stabile), a condizione che siano residenti anagraficamente in Italia da data anteriore al 9 luglio 2020. Ulteriore deroga è prevista per i funzionari e gli agenti, comunque denominati, dell’Unione europea o di organizzazioni internazionali, gli agenti diplomatici, personale amministrativo e tecnico delle missioni diplomatiche, funzionari e impiegati  consolari, personale militare nell’esercizio delle loro funzioni. Le categorie esentate dal divieto di ingresso devono comunque sottoporsi al periodo di quarantena.

Dal 13 agosto è vietato l’ingresso in Italia anche alle persone che, nei 14 giorni antecedenti, hanno soggiornato o sono transitate in Colombia.

Fanno eccezione al divieto di accesso e all’obbligo di quarantena l’equipaggio di mezzi di trasporto, personale viaggiante di mezzi di trasporto che esclusivamente per motivi di lavoro entrano in Italia, per un massimo di 120 h o per un transito massimo di 36 ore per chi proviene da:

  • Serbia
  • Kosovo
  • Macedonia del Nord
  • Bosnia Erzegovina
  • Montenegro

QUANDO NON È PERMESSO L’INGRESSO IN ITALIA

  • diagnosi di positività per Covid-19 nei 14 giorni precedenti al viaggio;
  • presenza anche di uno solo dei sintomi rilevanti per COVID-19 negli 8 giorni precedenti il viaggio:
    • febbre ≥ 37,5°C e brividi
    • tosse di recente comparsa
    • difficoltà respiratorie
    • perdita improvvisa dell’olfatto, perdita o alterazione del gusto
    • raffreddore o naso che cola
    • mal di gola
    • diarrea (soprattutto nei bambini)
  • contatto stretto (es. meno di 2 metri per più di 15 minuti) con un caso positivo confermato di COVID-19 nei 14 giorni precedenti il viaggio;
  • aver soggiornato, nei 14 giorni anteriori all’ingresso in Italia, in Stati o territori esteri diversi da:
    • Stati membri dell’Unione Europea: oltre all’Italia, sono Stati membri della UE: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria
    • Stati non UE parte dell’accordo di Schengen: Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera
    • Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord
    • Andorra, Principato di Monaco
    • Repubblica di San Marino e Stato della Città del Vaticano
    • Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del Sud, Thailandia, Tunisia, Uruguay.

L’ingresso in Italia è comunque permesso ai cittadini UE/ITALIANI/Schengen pur avendo soggiornato in paesi terzi, con obbligo di quarantena e senza l’obbligo di presentare alcuna motivazione.

 

Tratto da: https://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/coronavirus-covid19-C-131/covid-19-come-comportarsi-con-i-lavoratori-in-rientro-dall-estero-AR-20351/


Fonte: tgcom24.mediaset.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Minori in vacanza
Garante privacy a media: evitare dannose esposizioni

In considerazione di alcuni episodi recentemente verificatisi di esposizione di minori sui mezzi di informazione, anche in occasione di resoconti relativi alle vacanze estive, il Garante per la protezione dei dati personali ricorda a tutti i mezzi di informazione che la normativa sulla protezione delle informazioni personali in ambito giornalistico pone specifiche garanzie a tutela dei minori.

In particolare, al fine di tutelarne la personalità, è richiesta l’adozione di particolari cautele volte ad evitare di esporre i minori alla diffusione delle informazioni che li riguardano, ivi compresa la loro immagine, con conseguenze negative che possono riverberarsi sul loro sviluppo sereno all’interno del proprio contesto di vita.

Il diritto del minore alla riservatezza  ricorda il Garante- deve essere sempre considerato come primario rispetto al diritto di critica e di cronaca. Anche qualora, per motivi di rilevante interesse pubblico e fermo restando i limiti di legge, il giornalista decida di diffondere notizie o immagini riguardanti minori, dovrà farsi carico della responsabilità di valutare se la pubblicazione sia davvero nell’interesse oggettivo del minore, secondo i principi e i limiti stabiliti dalla “Carta di Treviso” (art. 7 – Regole deontologiche relative al trattamento di dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale n. 3 del 4 gennaio 2019).

https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9450010


Fonte: garanteprivacy.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Sicurezza sul lavoro e diritti al cinema: a Torino la prima edizione del Job Film Days

Si terrà a Torino, dal 21 al 23 settembre, la prima edizione del Job Film Days (JFD), festival cinematografico sulle tematiche del lavoro e dei diritti, organizzato dall’associazione Sicurezza e Lavoro in collaborazione con Museo Nazionale del Cinema, Cgil, Cisl e Uil di Torino, Inail Piemonte, Università degli Studi, Politecnico, Magistratura Democratica, Ismel – Polo del ’900, Aiace e altri enti.

Diretto da Annalisa Lantermo, si inserisce nell’ambito del progetto Torino Città del Cinema 2020. 

Il progetto, organizzato in occasione del cinquantenario dello Statuto dei Lavoratori – la Legge 300 del 20 maggio 1970 -, nasce dal connubio tra una lunga esperienza lavorativa su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, e una profonda passione per il cinema.

Nel cartellone, accanto alle proiezioni, si susseguiranno diversi dibattiti tra vari esperti del settore.

A essere proposti al pubblico, alcuni dei film più significativi usciti negli ultimi tre anni, che trattano argomenti diversi, tutti di rilevante attualità, con uno sguardo sull’Italia e il resto del mondo: le criticità del lavoro femminile nel sud-est asiatico, l’occupazione delle fabbriche per la difesa del posto di lavoro, i migranti, la gig economy, lo stress lavoro correlato, solo per fare alcuni esempi. E non mancherà un focus sul dramma vissuto da tanti lavoratori nei mesi di pandemia e lockdown.

Nell’ambito del festival è stato anche indetto il Premio Cinematografico Jfd – Inail “Lavoro 2020”, riservato a cortometraggi prodotti negli ultimi anni (dal 2018 al 2020) in Italia o all’estero. Nel concorso – che ha un montepremi di 5.000 euro – verranno premiati, nell’ultima serata del festival, i tre migliori filmati (cortometraggio, breve documentario, reportage video giornalistico oppure opera di mobile journalism) che raccontino uno o più aspetti del mondo del lavoro.

https://www.torinoggi.it/2020/08/25/leggi-notizia/argomenti/eventi-11/articolo/sicurezza-sul-lavoro-e-diritti-al-cinema-a-torino-la-prima-edizione-del-job-film-days.html


Fonte: torinoggi.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Coronavirus, le linee guida del Mit: dalla misurazione della febbre prima di salire sul scuolabus al distanziamento

Misurazione della temperatura degli studenti a casa, prima della salita sugli scuolabus, e divieto di far salire sul mezzo di trasporto gli alunni febbricitanti o entrati in contatto con persone positive al coronavirus nei 14 giorni precedenti. Sono alcune delle misure indicate dal ministero dei Trasporti in vista della ripartenza dell’anno scolastico.

Capienza massima per 15 minuti – E’ consentita inoltre la capienza massima del mezzo di trasporto scolastico nel caso in cui la permanenza degli alunni non sia superiore ai 15 minuti.

Le linee guida – Più in generale per il trasporto scolastico si indica: igienizzazione, sanificazione e disinfezione dei mezzi di trasporto almeno una volta al giorno. E ancora: areazione, possibilmente naturale e continua dei mezzi di trasporto, presenza dei detergenti per la sanificazione delle mani degli alunni, nonché distanziamento di un metro alla salita, facendo salire il secondo passeggero dopo che il primo si sia seduto.

Contatti, mascherine e distanze – Il ministero raccomanda di evitare contatti ravvicinati anche alla discesa dal mezzo: i ragazzi avranno cura di non alzarsi dal proprio posto se non quando il passeggero precedente sia sceso. Non va occupato il posto disponibile vicino al conducente (ove esistente). Vige inoltre l’obbligo di indossare i dispositivi di protezione individuale per il conducente, al quale non è consentito avvicinarsi o di chiedere informazioni. Obbligo per gli alunni trasportati di indossare la mascherina: disposizione che non si applica agli alunni di età inferiore ai sei anni né agli studenti con forme di disabilità non compatibili con l’uso continuativo dei dispositivi di protezione delle vie aeree.

La distribuzione degli alunni a bordo viene definita mediante marker segnaposto, per garantire il distanziamento di un metro all’interno dei mezzi, limitando così la capienza massima.

Deroghe al distanziamento di un metro sono previste nei seguenti casi: laddove sia possibile l’allineamento verticale degli alunni su posti singoli e sia escluso il posizionamento faccia a faccia; consentita la capienza massima del mezzo di trasporto scolastico nel caso in cui la permanenza degli alunni nel mezzo nella predetta modalità di riempimento non sia superiore ai 15 minuti; nel caso di alunni che vivono nella medesima unità abitativa.

Il Comune può determinare sulla base delle necessità una differenziazione delle fasce orarie del trasporto, non oltre le due ore antecedenti l’ingresso usuale a scuola e un’ora successiva all’orario di uscita previsto.

https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/coronavirus-le-linee-guida-del-mit-dalla-misurazione-della-febbre-prima-di-salire-sul-bus-al-distanziamento_22264911-202002a.shtml


Fonte: tgcom24.mediaset.it 



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Il rientro al lavoro dei soggetti fragili

Con la pubblicazione del Decreto Legge n. 83 del 30 luglio 2020 si pone all’attenzione dei Medici Competenti il rientro al lavoro dei lavoratori cosiddetti “fragili”, cioè coloro che in virtù del possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché i lavoratori in possesso di certificazione rilasciata ai competenti organi medico-legali, attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, della medesima legge n. 104 del 1992, sono stati posti in astensione dal lavoro, dopo varie proroghe, fino all’appena trascorso 31 luglio 2020.

Curiosamente il DL citato ha ricompreso fra i vari articoli e provvedimenti posti in proroga di scadenza al 15 ottobre 2020, quelli interessanti le disposizioni in materia di lavoro agile “i lavoratori dipendenti disabili nelle condizioni di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 o che abbiano nel proprio nucleo familiare una persona con disabilità nelle condizioni di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, hanno diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile ai sensi degli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017,n. 81, a condizione che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione. Ai lavoratori del settore privato affetti da gravi e comprovate patologie con ridotta capacità lavorativa è riconosciuta la priorità nell’accoglimento delle istanze di svolgimento delle prestazioni lavorative in modalità agile ai sensi degli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81.

Il DL 83/2020 ha altresì prorogato al 15 ottobre prossimo anche l’articolo 90 del DL 34/2020 convertito nella Legge 77/2020: Fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19, i genitori lavoratori dipendenti del settore privato che hanno almeno un figlio minore di anni 14, a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa o che non vi sia genitore non lavoratore, hanno diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile anche in assenza degli accordi individuali, fermo restando il rispetto degli obblighi informativi previsti dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81, e a condizione chetale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione. Fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19, il medesimo diritto allo svolgimento delle prestazioni di lavoro in modalità agile è riconosciuto, sulla base delle valutazioni dei medici competenti, anche ai lavoratori maggiormente esposti a rischio di contagio da virus SARS-COV2, in ragione dell’età o della condizione di rischio derivante da immunodepressione, da esiti di patologie oncologiche o dallo svolgimento di terapie salvavita o, comunque, da comorbilità che possono caratterizzare una situazione di maggiore rischiosità accertata dal medico competente, nell’ambito della sorveglianza sanitaria di cui all’articolo 83 del presente decreto, a condizione che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione lavorativa.

Per l’intero periodo di cui al comma 1, i datori di lavoro del settore privato comunicano al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in via telematica, i nominativi dei lavoratori e la data di cessazione della prestazione di lavoro in modalità agile, ricorrendo alla documentazione resa disponibile nel sito internet del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 87 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, per i datori di lavoro pubblici, limitatamente al periodo di tempo di cui al comma 1 e comunque non oltre il 31 dicembre 2020, la modalità di lavoro agile disciplinata dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81, può essere applicata dai datori di lavoro privati a ogni rapporto di lavoro subordinato, nel rispetto dei principi dettati dalle menzionate disposizioni, anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti; gli obblighi di informativa di cui all’articolo 22 della medesima legge n. 81 del 2017, sono assolti in via telematica anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile nel sito internet dell’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro (INAIL).

Pertanto, risulta evidente la disparità di trattamento tra quel lavoratore “fragile” (secondo le definizioni sopra riportate) che può svolgere un’attività lavorativa in modalità agile (prevalentemente o esclusivamente di carattere amministrativo?) e la numerosa quota parte di lavoratori “fragili” occupati in attività non compatibili con le caratteristiche della prestazione (agile).

Quindi dovendoci ragionevolmente occupare della gestione dei lavoratori “fragili” che dovranno rientrare al lavoro ai primi di agosto si pongono alcune considerazioni.

  1. Non si rintraccia nella normativa vigente l’obbligo di una visita medica tout-court di idoneità lavorativa “di rientro” alla stregua di quella prevista, ad esempio, dopo 60 giorni di assenza continuativa dovuta a motivi di  salute stabilita ex 81/08 in quanto tali lavoratori sono sì “fragili” ma in via cronica e non oggetto di un episodio acuto di malattia; rimane salvo il principio in base al quale se si fosse verificata nel periodo di astensione una situazione come l’ultima descritta, allora sarà il lavoratore a  farsi parte attiva per rendere noto l’evento richiedendo visita al Medico Competente affinché possano esserne valutati gli esiti in relazione ai rischi professionali cui dovrà essere riesposto il lavoratore medesimo al rientro sul luogo di lavoro.
  2. La situazione dei lavoratori con “fragilità” che rimangono verosimilmente incompatibili (ad esempio, soggetti affetti da tumori di recente insorgenza o, ancora, soggetti in terapia fortemente immunosoppressiva per diverse patologie) con la situazione di emergenza comunque sancita con la proroga al 15 ottobre (a seguito di considerazioni che vedono la presenza di focolai in varie zone d’Italia, di diversa origine, ma che comunque non rendono “immune” alcun luogo di vita e conseguentemente di lavoro) può essere opportunamente «risegnalata» a mo’ di rinforzo (del parere e/o del giudizio previamente espresso all’allontanamento dal lavoro all’inizio del periodo emergenziale) da parte del Medico Competente al Datore di Lavoro e che ogni decisione difforme è sua responsabilità e che il trattamento economico esula dalle nostre competenze.

Rimane pertanto fondamentale in questa fase di rientro al lavoro, da parte del Datore di Lavoro, rinnovare l’informativa ai lavoratori “fragili” di poter essere rivalutati su loro precisa richiesta al Medico Competente ai sensi dell’art. 41, al comma2, lettera c) o perché durante il periodo di astensione dal lavoro è occorsa una variazione significativa del loro stato di salute o perché possano essere stati contagiati da SARS-COV2 e comunque per avere maggiori misure di prevenzione dal contagio in quanto soggetti iper-suscettibili.

Fra queste ultime si ricordano, ad esempio, l’utilizzo di maschere FFP2 (dove normalmente possono essere in uso quelle chirurgiche), l’adozione di barriere para-fiato (in mansioni di carattere amministrativo o comunque di front office), misure organizzative e procedurali per evitare la presenza in assembramenti  o eccessiva vicinanza ad altri colleghi o  molto più particolari come quelle proprie dell’ambito sanitario quali l’esclusione dell’operatore sanitario da aree Covid certe o sospette o da quelle attività che possono prevedere manovre aerosolizzanti o comunque invasive dell’albero respiratorio.

Si ricorda, infine, che la modalità di esecuzione della visita medica, nelle condizioni sopra descritte, è in presenza.

Tratto da: https://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/coronavirus-covid19-C-131/il-rientro-al-lavoro-dei-soggetti-fragili-AR-20336/


Fonte: puntosicuro.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Garante per la Privacy, Stanzione è il nuovo presidente

E’ Pasquale Stanzione il nuovo presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali. Stanzione è stato eletto all’unanimità  dopo lo scrutinio che il 14 luglio lo ha eletto membro della nuova commissione del collegio per la privacy.

“Il Garante per la privacy rappresenta per il nostro Paese un’istituzione fondamentale, che ha visto crescere negli anni il suo ruolo cruciale a difesa dell’identità e della dignità dell’individuo. I miei predecessori, a partire da Stefano Rodotà, hanno sempre messo la persona al centro dello sviluppo tecnologico e hanno concepito la privacy come diritto di libertà, ancor più rilevante nella dimensione digitale nella quale viviamo. Oggi ci aspettano nuove e impegnative sfide e nuove vulnerabilità da cui tutelare i singoli e la società. Le affronteremo avendo come faro la visione di una tecnologia governata dall’uomo e non il suo contrario”, spiega a Repubblica.

Nato a Solopaca in provincia di Benevento, professore emerito di Istituzioni di Diritto Privato presso la facoltà di Giurisprudenza dell’università di Salerno, Stanzione è apprezzato per il suo valore scientifico e per i suoi modi pacati. Dopo aver formato generazioni di giuristi è approdato alla Link Campus University di Roma per continuare a dare il suo contributo accademico, per poi rientrare tra i candidati al posto una volta occupato da Stefano Rodotà. E proprio la sua passione per i temi dei diritti della persona lo collocano nel solco del giurista che aveva dedicato gran parte della sua riflessione giuridica proprio all’evoluzione di questi diritti nelle società moderne offrendo un grande contributo al tema della “persona digitale”.

Presidente dei giuristi cattolici, Stanzione è anche un esperto di Diritto della famiglia, argomento di cui ha scritto su diverse riviste di settore; è un tecnico del diritto creditizio e dei consumatori e si è occupato anche di commercio elettronico. Nominato nel 2008 commendatore della Repubblica, nel 2012 è stato insignito di un’altra importante onorificenza, quella di “Grande Ufficiale della Repubblica”. Componente della commissione di Garanzia del Coni nel 2014, è stato membro del consiglio direttivo di varie scuole giuridiche.

Un curriculum a tutto tondo, necessario in una fase in cui la tecnologia sposta sempre più in avanti il limite di ciò che è lecito e di quello che non lo è nelle dinamiche del capitalismo estrattivo e della sorveglianza, dove i dati, anche personali, sono considerati “il petrolio della società dell’informazione”. Uno scenario in cui la privacy si qualifica sempre di più come la precondizione per esercitare altri diritti, come quello alla libertà d’espressione, di associazione, di movimento, di scelta. Un tema centrale, come il predecessore Antonello Soro ha spesso ribadito, certo non una fisima di pochi privilegiati, ma lo strumento per garantire il godimento dei diritti in un mondo dove la nostra identità digitale ci precede ormai in ogni transazione, dal medico, in banca. E la sua tutela può essere responsabile sia un contratto andato a buon fine che della negazione di un mutuo o di una polizza assicurativa a fronte di notizie false, datate o non veritiere ancora presenti in onnivore banche dati e centrali a rischio.

Pasquale Stanzione, in qualità di Garante per la privacy, dovrà gestire la corretta applicazione della legge europea sul trattamento dei dati, la Gdpr, ma sono molti i dossier che arriveranno sul suo tavolo nei prossimi giorni, dai rischi potenziali per privacy delle telecomunicazioni con il nuovo standard del 5G, le cui apparecchiature sono in gran parte prodotte in Cina. Senza contare le polemiche sull’uso dell’app Immuni per contribuire al contenimento della pandemia; l’aumento del rischio privacy per i lavoratori in smart working; i ripetuti furti di credenziali ai danni di banche, ospedali e assicurazioni; fino a fatti di cronaca come quello che ha visto milioni di utenti dei servizi Gps dell’azienda Garmin hackerati da un gruppo di criminali russi.

Non ultimo c’è tutto il capitolo della Pubblica Amministrazione che, anche grazie al Decreto semplificazioni, è obbligata a innovare processi e servizi al cittadino nel rispetto della privacy laddove lo smartphone e le app come IO diventeranno progressivamente la porta d’ingresso al godimento dei diritti di cittadinanza, per ottenere una visita medica, la pensione o specifiche misure di assistenza. Uno sforzo enorme che però Stanzione non farà da solo.

Del collegio del Garante privacy fanno parte anche Agostino GhigliaGuido Scorza Ginevra Cerrina Feroni. E proprio quest’ultima, professoressa di lungo corso, è stata eletta all’unanimità  Vice Presidente dell’Autorità nella seduta che ha eletto presidente il professore di Salerno.


Fonte: repubblica.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Coronavirus, al via allo Spallanzani la sperimentazione del vaccino italiano

Una donna di Roma di 50 anni è la prima dei 90 volontari che da stamattina riceveranno il vaccino tutto italiano contro il coronavirus, messo a punto dall’azienda ReiThera. La sperimentazione è guidata dall’Istituto Spallanzani di Roma. “Ho voluto fare questa scelta perché devo andare all’estero per lavoro, nel Golfo Persico”, è stata la sua spiegazione. “Credo nella scienza italiana. Spero che questo mio gesto serva, e spero che le persone siano più responsabili”, ha detto la 50enne, che preferisce non rendere pubblici nome e cognome e deve restare in osservazione per 4 ore dopo l’iniezione. “Le intelligenze e la ricerca del nostro paese sono al servizio della sfida mondiale per sconfiggere il Covid” ha commentato il ministro della Salute Roberto Speranza.

Il vaccino di ReiThera è nella prima fase di sperimentazione, quella che controlla la sicurezza ed è limitata a 90 volontari. Se i test verranno superati, le prime immunizzazioni avverranno in primavera. L’azienda ha una capacità produttiva di milioni di dosi e ha annunciato che darà la priorità all’Italia per la distribuzione. “Se tutto andrà per il meglio e termineremo questa sperimentazione entro l’anno, potremmo avere il vaccino in primavera su base commerciale” ha detto Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani. “Ci auguriamo di poter avanzare nella sperimentazione internazionale di fase due e tre entro la fine dell’anno” ha aggiunto Antonella Folgori, Ceo di Reithera.

I candidati alle sperimentazioni erano stati 5mila. Sono stati scelti solo quelli in perfetta salute: dopo la somministrazione, verranno sottoposti a 8 visite nell’arco di 7 mesi per controllare che non si presentino effetti collaterali. Metà dei 90 volontari hanno tra i 18 e i 55 anni, l’altra metà ne ha più di 65. Testare un vaccino in questa fascia di età è poco comune, in una fase uno. Parte dei test avverranno al Policlinico Rossi di Verona. Il vaccino usa la tecnica del vettore virale, o del “cavallo di Troia”. I ricercatori di Castel Romano hanno isolato negli anni passati un adenovirus di gorilla: virus che negli animali provoca un raffreddore, ma che viene comunque inattivato prima dell’inoculazione nell’uomo. È stato scelto il primate perché il nostro sistema immunitario non riconosce i suoi microbi e non li distrugge, lasciandoli circolare nel corpo per un tempo sufficiente a rendere efficace il vaccino. Nel Dna del virus del gorilla i ricercatori hanno aggiunto una sequenza artificiale, che corrisponde alla proteina spike del coronaviru. Quando l’adenovirus del gorilla infetta le nostre cellule, la sequenza artificiale ordina loro di produrre anche la proteina spike: la caratteristica punta della corona del microrganismo. Sarà la spike a stimolare il sistema immunitario e a creare una memoria che consentirà alle nostre difese, in caso di contagio con il Sars-Cov-2 vero e proprio, di scattare in modo rapido e robusto.

Lo stesso metodo del vettore virale è adottato dall’altro vaccino che vede una partecipazione italiana: quello di Oxford. Il brevetto è inglese, la produzione su larga scala è affidata alla multinazionale britannica AstraZeneca, ma la biotech Irbm di Pomezia si è occupata della fabbricazione per la fase sperimentale. Il vaccino di Oxford è uno dei più avanzati al mondo: è già nella fase tre delle sperimentazioni, che sono in corso oltre che in Gran Bretagna, anche in Brasile e Sudafrica, paesi scelti perché i contagi sono molto sostenuti. La produzione – nonostante la fine dei test sia prevista per la fine dell’anno – è già partita in Gran Bretagna, India e Stati Uniti. Il presidente americano Donald Trump crede molto nel vaccino di Oxford (anche per ragioni elettorali), tanto da volerlo inserire in una procedura di fast track, cioè di autorizzazione rapida, in modo da ricevere le prime dosi prima delle elezioni per la Casa Bianca di novembre. Dopo la Russia, che ha annunciato l’autorizzazione di un vaccino prodotto in casa, ma i cui dati non sono stati mai pubblicati e della cui efficacia non si sa nulla, oggi anche la Cina ha annunciato l’inizio delle somministrazioni del proprio vaccino su categorie di lavoratori a rischio, come gli operatori sanitari e le guardie di frontiera.

La corsa all’immunizzazione non avviene solo nei laboratori, dunque, ma anche nei governi. ReiThera dal canto suo ha iniziato a lavorare a gennaio con fondi completamente interni. Per la fase di messa a punto del suo candidato ha speso 4-5 milioni, ma per portare avanti le sperimentazioni ha ricevuto sostegno dalla Regione Lazio (5 milioni) e dai ministeri della Salute e dell’Università (3 milioni). “Il vaccino italiano sarà pubblico e a disposizione di tutti coloro che ne avranno bisogno” ha detto il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, salutando l’inizio delle sperimentazioni. “Crediamo molto nel vaccino come bene comune”. Il direttore dello Spallanzani Giuseppe Ippolito ha aggiunto: “Avere un vaccino italiano ci permetterà di non essere schiavi di altri paesi che diranno “vengo prima io”. Per la sperimentazione serviranno 24 settimane. Il nostro è un protocollo scrupoloso, che garantirà la massima sicurezza. Giocare sui tempi e ridurre la sperimentazione non è utile”.

Il metodo dei vettori virali è relativamente nuovo nel campo dei vaccini. Ma è quello che più coniuga l’efficacia e la rapidità di produzione. E’ stato scelto da Oxford, dall’americana Johnson&Johnson e dai cinesi di CanSino. L’azienda di Castel Romano proprio in questi giorni sta allargando la propria officina farmaceutica per poter fare fronte alla necessità di produrre milioni di dosi, dando priorità al nostro paese.

https://www.repubblica.it/cronaca/2020/08/24/news/parte_oggi_la_sperimentazione_del_vaccino_italiano_di_reithera-265338707/?ref=RHPPTP-BH-I265256849-C12-P2-S1.8-F8


Fonte: repubblica.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

COVID-19: gestione del rischio e sfera di competenza del datore di lavoro

La pandemia relativa alla diffusione del virus SARS-CoV-2 “ha avuto effetti dirompenti su ogni ambito della vita sociale, incluso il lavoro nelle organizzazioni pubbliche e private”. E “nella stratificazione alluvionale di regole anticontagio emanate – e incessantemente aggiornate – a livello statale e locale, generale e settoriale, un posto di rilievo è occupato dalle disposizioni della decretazione governativa e dei protocolli condivisi votate al contenimento del rischio infettivo nei luoghi di lavoro”.

A ricordare in questi termini l’impatto su “ogni ambito della vita sociale” dell’emergenza COVID-19 e a permetterci di fare interessanti riflessioni su alcuni temi delicati in materia di salute e sicurezza è un contributo del Prof. Vincenzo Mongillo (Ordinario di Diritto penale presso l’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza) pubblicato sul numero 2/2020 della rivista trimestrale “ Diritto penale contemporaneo”.

Come indicato nell’abstract il contributo “cerca di risolvere i dubbi e i contrasti di vedute insorti in merito al rapporto tra le previsioni di contrasto del Covid-19 negli ambienti lavorativi e il sistema di tutela della salute e sicurezza del lavoro incardinato nel d.lgs. n. 81/2008, prospettando un raccordo sistematico”.

Inoltre vengono indagati “i possibili profili di responsabilità penale individuale e dell’ente collettivo ex art. 25-septies del d.lgs. n. 231/2001, evidenziando, tra l’altro, i limiti di funzionalità del reato colposo di evento nelle dinamiche eziologiche delle lesioni o dei decessi conseguenti al contagio, nonché la ratio e i limiti del nuovo art.29-bis del d.l. n. 23/2020, conv. dalla l. n. 40/2020, concepito per sottrarre uno spazio residuale di operatività alla colpa generica”.

Riflessioni importanti anche perché “la convulsa produzione normativa di questi mesi, che oggi tende ad apparire eccentrica e segnata dall’emergenza, potrebbe nondimeno preannunciare, per taluni aspetti, il percorso del nostro futuro diritto penale della sicurezza sul lavoro”.

Ci soffermiamo oggi su uno dei punti trattati dall’autore, e più volte affrontati anche dal nostro giornale: la valutazione dei rischi correlati al contagio del nuovo coronavirus.

Il rischio COVID-19 e il necessario apporto dei soggetti datoriali

Il contributo del Prof. Mongillo, dal titolo “Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro in tempi di pandemia” sottolinea, dunque, che la pandemia globale che ha scosso il pianeta “ci ha catapultati in un’inedita, epocale, dimensione emergenziale”.

Se ogni ambito della vita associata “ha, così, subito l’impatto dirompente del nuovo agente patogeno”, anche rispetto ai luoghi di lavoro “è sorta la necessità di approntare un vero e proprio arsenale di misure protettive contro la (ulteriore) propagazione del contagio, al fine di salvaguardare l’incolumità e la salute dei lavoratori e, di riflesso, dell’intera collettività”.

A questo proposito il Prof. Mongillo sofferma nel suo corposo contributo su vari temi: sul ruolo dell’autorità pubblica e su quello dei datori di lavoro, anche in relazione alla dicotomia prevenzione/precauzione, sulla partnership pubblico-privato in tempi di emergenza e sul tema della valutazione dei rischi.

L’autore indica che la gestione in partenariato “Stato-parti sociali-datori di lavoro” del rischio COVID-19 nei contesti lavorativi “rende insopprimibile anche un momento di valutazione decentrata del rischio-contagio da coronavirus in occasione di lavoro”.

E a questo proposito indica che “se realmente la valutazione preventiva del rischio biologico da coronavirus fosse stata interamente ‘avocata’ dallo Stato sottraendola ai datori di lavoro, ne discenderebbe quasi la sublimazione – in questo peculiare settore emergenziale – della posizione espressa un ventennio fa da un illustre giurista come Federico Stella, il quale, nel criticare l’approccio del legislatore italiano alla valutazione dei rischi, con il pensiero principalmente rivolto ai grandi rischi industriali del nostro tempo, era persuaso che la loro valutazione fosse un problema di interesse dell’intera collettività, sicché lo Stato avrebbe dovuto farsene carico – in luogo dei singoli operatori privati – quale garante di interessi primari come la salute e la sicurezza”.

Tuttavia un corretto riparto dei doveri di governo del rischio COVID-19 negli ambienti di lavoro “non può prescindere dall’apporto conclusivo dei singoli soggetti datoriali” e “varie ragioni militano a sostegno di tale tesi, che si è andata affermando soprattutto dalla normazione di “fase 2”, quella meno traumaticamente esposta all’emergenza”.

Il rischio generico, il rischio aggravato e il rischio contagio

Innanzitutto si indica che “non convince del tutto la teoria secondo cui il rischio di infezione da SARS-CoV-2 continui a rappresentare, anche per i lavoratori, solo un rischio ‘generico’ a cui è esposta la generalità dei consociati, con l’unica eccezione rappresentata dalle realtà in cui il pericolo di esposizione ad agenti biologici sia – deliberatamente o potenzialmente – insito o immanente al processo produttivo e per questo solo accentuato dal nuovo fattore patogeno (cfr. art. 266 ss. d.lgs. n. 81/2008): ad es. le strutture sanitarie, socio-sanitarie, i laboratori, gli impianti di smaltimento rifiuti e di raccolta di rifiuti speciali potenzialmente infetti, ecc”.

In realtà, “al di là dei contesti produttivi a rischio biologico intrinseco, ai quali soli” – secondo l’autore – “si applica il Titolo X del d.lgs. n. 81/2008, l’infezione da coronavirus diviene, in ambiente lavorativo, un rischio tendenzialmente ‘aggravato’”. Infatti “nessuno nega che si tratti di un rischio ex se ubiquitario e incombente su qualsiasi cittadino. Tuttavia, in assenza di accorte contromisure, esso può ripercuotersi con maggiore intensità e frequenza su chiunque operi in un contesto pluripersonale organizzato. Di contro, la puntuale attuazione delle misure correttive è in grado di rendere i luoghi di lavoro persino più ‘rassicuranti’ dei contesti extra-lavorativi. Per queste semplici ragioni, la gestione del rischio di contagio non può essere sottratta alla sfera di competenza del datore di lavoro”.

E – continua il Prof. Mongillo – a questo rischio occupazionale “non sono esposti solo gli operatori sanitari o socio-sanitari, per menzionare le categorie di certo più colpite dall’epidemia”: è sicuramente “più vulnerabile ogni soggetto che operi a diretto contatto con clienti, utenti o fornitori: cassiere di supermercato, addetti al front office di un ufficio aperto al pubblico, preposti a strutture alberghiere o ristorative, ecc.”. E a ben vedere “l’emergenza sanitaria non riguarda solo tali categorie. Qualsiasi ambiente lavorativo – salvo casi limitati – può esporre coloro che vi operano al rischio di contrarre il virus, giacché fisiologicamente è presente una pluralità di soggetti, i contatti intersoggettivi si susseguono in modo tendenzialmente continuativo e gli spazi sono circoscritti”: “occorrono dunque misure ad hoc per evitare che il luogo di lavoro da contesto di crescita umana e realizzazione professionale si trasformi in luogo di infezioni, di cluster e, nei casi più gravi, di focolai epidemici”.

Il soggetto responsabile dell’organizzazione e i rischi esogeni ed endogeni

Inoltre “quando si sostiene che sul datore di lavoro non grava il dovere di valutare il rischio di contagio, si dice l’ovvio se si intende negare che egli sia tenuto a individuare le cause, le modalità e le probabilità del contagio in generale, e a fortiori che egli sia chiamato a dirimere controversie o dubbi scientifici”. Tuttavia “al datore di lavoro spetta la concretizzazione del risk assessment operato, in termini globali, dal legislatore e dall’autorità pubblica sanitaria e, di riflesso, la declinazione dell’annessa cornice cautelare nel singolo plesso organizzativo”.

In definitiva ciò “da cui non può rifuggire il soggetto responsabile dell’organizzazione (o di una sua unità produttiva funzionalmente autonoma: art. 2, comma 1, lett. b) d.lgs. n. 81/2008) è valutare come quel rischio – scientificamente acclarato e cristallizzato nelle norme generali ed astratte – possa sprigionarsi nel contesto lavorativo sottoposto al suo potere gerarchico. Si tratta, difatti, del rischio a cui il lavoratore è soggetto alla luce delle sue peculiari mansioni, delle condizioni organizzative e produttive e della conformazione dell’ambiente occupazionale in quanto tale”.

E l’attuazione di precetti cautelari codificati “presuppone una valutazione in concreto circa l’impatto potenziale del fattore di pericolo nello specifico contesto produttivo: attività da svolgere, ambito spazio-temporale di riferimento, persone implicate nell’osservanza e quelle su cui può ripercuotersi il rischio. Ad es. in un luogo di lavoro in cui operi, secondo precise turnazioni, un solo lavoratore, o nel quale i dipendenti non abbiano contatti inter-personali, non si pone – in linea di massima – alcuna esigenza di distanziamento sociale. Un processo produttivo in cui si faccia ampio ricorso alla robotica e le occasioni di contatto intersoggettivo siano oltremodo ridotte presenta, all’evidenza, un rischio minimo di contagio, giacché le macchine non possono contagiarsi tra loro e un distanziamento notevole, come sappiamo, previene il contagio. Ancora, un luogo dove lavorino tutti individui giovani e sani pone problematiche minori di un altro frequentato prevalentemente da persone anziane o in condizioni di ‘fragilità’”.

L’autore torna poi sulla distinzione esogeno ed endogeno.

Distinzione che “non pare rinvenirsi nella giurisprudenza penale in materia di doveri valutativi del datore di lavoro. Valga per tutte la sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione nel caso ThyssenKrupp, in cui si è affermato che il datore di lavoro, avvalendosi della consulenza del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, ha l’obbligo giuridico di analizzare e individuare, secondo la propria esperienza e la migliore evoluzione della scienza tecnica, tutti i fattori di pericolo concretamente presenti all’interno dell’azienda e, all’esito, di redigere e sottoporre periodicamente ad aggiornamento il documento di valutazione dei rischi previsto dall’art. 28 del d.lgs. n. 81/2008, all’interno del quale vanno indicate le misure precauzionali e i dispositivi di protezione adottati per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori”. E questa lettura “trae fondamento, oltre che dal generale duty of care del datore di lavoro (art. 2087 c.c.), dalla normativa prevenzionistica incardinata nel d.lgs. n. 81/2008, che impone, come obbligo indelegabile del datore di lavoro (art. 17, comma 1, lett. a)), una valutazione ‘onnicomprensiva’ dei rischi lavorativi, a prescindere dalla fonte di origine, quale adempimento prodromico all’individuazione ed attuazione delle misure di prevenzione e di protezione e dei dispositivi di protezione individuali”.

È vero, si ricorda, che il legislatore ha impiegato l’espressione “rischi professionali”; tuttavia, l’art. 36 (D.Lgs. 81/2008) “nel declinare l’obbligo di informazione dei lavoratori da parte del datore di lavoro, esplicita che esso comprende non solo i rischi specifici cui il lavoratore è esposto in relazione all’attività svolta – comma 2, lett. a) –, ma anche quelli ‘per la salute e sicurezza sul lavoro connessi alla attività della impresa in generale’ (viene così richiamato proprio l’insieme dei rischi oggetto dell’obbligo valutativo datoriale)”.

L’uso dei DPI, i lavoratori inviati all’estero e l’approccio degli enti

Una delle possibili ragioni su cui basare il dovere di risk assessment del datore di lavoro va ritrovata, secondo l’autore, sulle conseguenze della normativa relativa all’emergenza epidemiologica che “ha espressamente ricondotto nell’alveo del corpus normativo prevenzionistico ex d.lgs. n. 81/2008 una precisa misura di contenimento del contagio sui luoghi di lavoro, vale a dire l’utilizzo delle mascherine. Esse, a mente dell’art. 16 del d.l. n. 18/2020, conv. con mod. dalla l. 24 aprile 2020, n. 27, sono state assimilate a dispositivi di protezione individuale (DPI) per i lavoratori che nello svolgimento della loro attività siano oggettivamente impossibilitati a mantenere la distanza interpersonale di un metro”.

Tuttavia “l’obbligo di fornire ai lavoratori i DPI necessari sorge, concretamente, quando residui un rischio d’infezione intollerabile nonostante l’applicazione delle altre misure di sicurezza attuabili, tra cui in primis quelle volte ad assicurare il distanziamento sociale e a eliminare o ridurre l’interazione fisica tra lavoratori, clienti, fornitori, tecnici esterni e visitatori. Allora, è di tutta evidenza, da un lato, che non avrebbe senso una valutazione parcellizzata per singole misure contenitive, e, dall’altro lato, come non possa prescindersi da una valutazione del rischio-contagio nello specifico plesso lavorativo, in particolare alla luce del processo produttivo e dell’organizzazione del lavoro”.

L’autore accenna poi alle problematiche concernenti i lavoratori inviati all’estero, “rispetto ai quali sembra avviato a consolidarsi l’assunto secondo cui il datore di lavoro sia tenuto a valutare e gestire anche rischi come quello sanitario-epidemico (adeguatezza delle strutture di supporto per l’emergenza e il pronto soccorso, eventuali epidemie in corso, ecc.) o quello geopolitico (guerre, secessioni, terrorismo, ecc.) del sito straniero. Si tratta di rischi ex se esogeni, ma che possono essere accresciuti proprio dall’espletamento di una precisa attività lavorativa”. E risulterebbe difficile discernere “perché un datore di lavoro debba valutare il rischio sanitario ‘aggravato’ del dipendente mandato in missione in un paese in cui, ad esempio, è in atto una epidemia locale (questo è un problema che le aziende italiane hanno dovuto porsi, all’inizio dell’anno, anche in occasione dell’invio di lavoratori presso aziende con sede a Wuhan), e non il rischio endo-aziendale per un dipendente che presti la sua opera in Italia durante una crisi epidemiologica e sanitaria. Una simile disparità di trattamento sarebbe irragionevole”.

L’autore fa riferimento anche ad una condanna emessa dal GUP di Roma, all’inizio dello scorso anno, nei confronti dei vertici di una società italiana e dello stesso ente societario.

L’autore segnala che la tesi sostenuta in questa sede “è peraltro suffragata anche dall’approccio suggerito dagli enti istituzionalmente deputati, a livello nazionale (Inail) ed europeo (Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro), ad affrontare le questioni relative alla sicurezza e alla tutela della salute in ambiente di lavoro”.

Tali autorevoli indirizzi corroborano l’impressione “secondo cui, nella prevenzione del rischio di contagio endo-aziendale, non si tratti semplicemente di adempiere a comandi calati dall’alto”. E in particolare, l’Inail, in un documento tecnico dello scorso aprile, a cura del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale, “ha proposto un’innovativa metodologia di valutazione integrata del rischio in disamina, che tiene in considerazione tre variabili:

  • esposizione: il rischio di venire a contatto con fonti di contagio nello svolgimento delle specifiche attività lavorative;
  • prossimità: le caratteristiche intrinseche dei processi lavorativi che non permettono un sufficiente distanziamento sociale (ad es. specifici compiti in catene di montaggio) per parte del tempo di lavoro o per la quasi totalità;
  • aggregazione: le tipologie di lavoro che prevedono il contatto con altri soggetti oltre ai lavoratori dell’azienda (c.d. terzi), come la ristorazione, il commercio al dettaglio, l’istruzione, il settore alberghiero, ecc”.

E basandosi su tale “approccio di matrice di rischio” si può arrivare “all’individuazione delle misure atte a prevenire/mitigare il rischio di contagio di lavoratori, ovviamente conformandosi a tutti i dettami normativi di riferimento”.

Si ricordano poi le posizioni dell’European Agency for Safety and Health at Work (EU-OSHA) che, riguardo alla questione COVID-19 nei luoghi di lavoro, “nel raccomandare ai datori di lavoro le azioni da intraprendere, colloca in primo piano proprio la necessità di aggiornare la valutazione del rischio”.

Infine anche il passaggio dalla prima (14 marzo) alla seconda versione del protocollo condiviso generale (24 aprile) “denota la progressiva ‘attrazione’ del rischio di contagio da coronavirus nel sistema di prevenzione aziendale”. Nel documento aggiornato, continua a essere propalata la descrizione del Covid-19 come un ‘rischio biologico genericoper il quale occorre adottare misure uguali per tutta la popolazione’, seguendo «la logica della precauzione». Tuttavia tra le pieghe del protocollo integrato, “due passi evocano la valutazione dei rischi che incombe sul datore di lavoro: quello in tema di DPI, dove si stabilisce che ‘nella declinazione delle misure del Protocollo all’interno dei luoghi di lavoro sulla base del complesso dei rischi valutati e, a partire dalla mappatura delle diverse attività dell’azienda, si adotteranno i DPI idonei’, prefigurando così la consegna di DPI differenziati a seconda del livello di rischio; l’altro – ancora più denso di significati ai nostri fini – nel quale, al momento di valorizzare le funzioni prevenzionistiche del medico competente, si evidenzia che tale figura di garante, ‘in considerazione del suo ruolo nella valutazione dei rischi e nella sorveglianza sanitaria, potrà suggerire l’adozione di eventuali mezzi diagnostici qualora ritenuti utili al fine del contenimento della diffusione del virus e della salute dei lavoratori’”.

E dunque “il fatto stesso che le c.d. ‘misure di precauzione’ elencate nei singoli protocolli aziendali possano – come espressamente delucidato nel protocollo condiviso – essere ‘integra[te] con altre equivalenti o più incisive secondo le peculiarità della propria organizzazione, previa consultazione delle rappresentanze sindacali aziendali’, del pari sembra sottendere un rischio da valutare in concreto a livello decentrato”.

I datori di lavoro, le difficoltà, l’atteggiamento prudenziale e la valutazione

Se la valutazione documentata dei rischi è un obbligo indelegabile del datore di lavoro (art. 17, comma 1, lett. a), d.lgs. n. 81/2008) e la mancata integrazione/aggiornamento del documento ha immediate implicazioni penali, “una cosa è la titolarità dell’obbligo, un’altra la sua problematica attuazione in una situazione emergenziale imprevista; complicazione che, almeno in un primo momento, ben potrebbe essersi tradotta, in moltissime realtà organizzative, in impossibilità materiale di adempiere, con consequenziale esclusione di un’omissione penalmente rilevante (ad impossibilia nemo tenetur)”.

Tuttavia a seguito della ripresa progressiva di tutte le attività produttive, consentita dal contenimento dell’epidemia e dal forte alleggerimento dell’emergenza sanitaria, è raccomandabile – continua l’autore – “un atteggiamento prudenziale da parte dei datori di lavoro”.

In particolare “nelle strutture nelle quali il rischio di esposizione ad agenti biologici era già stato identificato e valutato, per l’inerenza specifica al processo produttivo, tra cui in primis le strutture sanitarie e tutte quelle indicate nell’allegato XLIV al d.lgs. n. 81/2008, si richiede la rielaborazione della valutazione dei rischi (in particolare biologici) e il conseguente aggiornamento del DVR. In tutte le altre strutture lavorative, occorre comunque valutare l’impatto del nuovo pericoloso agente patogeno, quale rischio nuovo, inedito. Il datore di lavoro potrà partire dalla mappatura delle attività e dalla disamina delle peculiarità dell’azienda già cristallizzate nel DVR adottato ex d.lgs. n. 81/2008. Tale operazione sarà di certo più comoda ove già si disponga di una stima completa ed esaustiva dei (pregressi) rischi per la salute e sicurezza. Il responsabile dell’organizzazione dovrà quindi procedere alla valutazione del rischio di contagio, tenendo conto delle caratteristiche dei processi e dei luoghi di lavoro, al fine di declinare nel contesto peculiare le misure organizzative e igienico-sanitarie sancite dalle norme di legge e dai protocolli condivisi, se del caso sfruttando i margini di discrezionalità offerti dalla normativa di riferimento”. Ciò consentirà di “progettare e mettere in atto un protocollo decentrato adeguato ed efficace, giacché ritagliato sulle specifiche caratteristiche del singolo ente. L’azienda, ovviamente, non è tenuta a sopravanzare le prescrizioni anti-contagio previste dai protocolli condivisi, in quanto delimitative del rischio giuridicamente consentito”. Ed è “lecito elaborare il ‘protocollo aziendale Covid-19’ come addendum, documento allegato, appendice o integrazione al DVR. Dirimente è la sostanza, l’effettività valutazione del rischio di contagio nel singolo sito produttivo”.

In definitiva, conclude l’autore che si sofferma su molte altre tematiche in relazione all’emergenza COVID-19, “le esigenze di contrasto alla diffusione pandemica del coronavirus nei luoghi di lavoro non hanno relegato ai margini il complesso sistema prevenzionistico imperniato sul d.lgs. n. 81/2008”, anche se “rischio lavorativo e rischio generale per la popolazione, invero, s’intrecciano e condizionano reciprocamente, in forme certamente inedite”.

Tuttavia “è possibile ed anzi necessaria un’armonica interazione tra sistema prevenzionistico e nuove misure di cautela”. E a fronte di un agente infettivo pandemico, “la prudentia e l’equilibrato bilanciamento tra interessi rappresentano virtù da coltivare a livello aziendale anche a prescindere dalla probabilità e dall’entità dei risvolti penali. Vi sono pure altri rischi che un’impresa dovrebbe tenere in conto: tra questi, la riduzione di produttività e il danno all’immagine aziendale che potrebbe causare la circolazione incontrollata del virus in un contesto di lavoro”.

Non va poi dimenticato che “il virus più pericoloso per qualsiasi impresa o entità pluripersonale non è il Covid-19, ma è la disorganizzazione. E questo virus può colpire ogni organo e tessuto dell’ente sociale, fino a pregiudicare, nei casi più gravi, la stessa sopravvivenza dell’ente”.

Tratto da: https://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/coronavirus-covid19-C-131/covid-19-gestione-del-rischio-sfera-di-competenza-del-datore-di-lavoro-AR-20320/


Fonte: puntosicuro.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Infortuni sul lavoro, ferito un operaio ArcelorMittal

Infortunio sul lavoro questa mattina nello stabilimento ArcelorMittal di Cornigliano a Genova. A un operaio, manutentore esperto è rimasta incastrata la mano dentro una macchina e ora rischia di perdere due falangi. Lo comunica la Fim Cisl. Sul posto sono intervenuti i sanitari dl 118 che hanno trasferito l’uomo all’ospedale San Martino di Genova.
“Riteniamo assolutamente intollerabile che possano ancora avvenire episodi gravi come quello accorso a un operaio in ArcelorMittal questa mattina – dicono Alessandro Vella e Nicola Appice, segretario generale e delegato RSU della Fim Cisl Liguria -. Non bisogna mai abbassare guardia: il tema della sicurezza sul posto di lavoro deve essere sempre messo al primo posto, anche e soprattutto in quelle realtà dove è più alto il rischio di incidenti”.

https://genova.repubblica.it/cronaca/2020/06/17/news/infortuni_sul_lavoro_ferito_un_operaio_arcelormittal-259461203/


Fonte: repubblica.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Il Bonus vacanze arriva via app: richieste dal 1° luglio, ecco come ottenerlo

Operativo il bonus vacanze da 500 euro. Il bonus spetta alle famiglie con un Isee fino a 40.000 euro e potrà essere speso, fino al 31 dicembre, presso alberghi, agriturismo, e b&b in Italia. Sarà disponibile dal 1° luglio tramite la nuova app dei servizi pubblici “io.italia.it“. Per ottenerlo è necessaria la Spid, l’identità digitale per l’accesso ai servizi della Pubblica amministrazione, o la carta d’identità elettronica.

Quanto vale

Il bonus vacanze vale 500 euro nel caso delle famiglie composte da almeno tre persone; per le famiglie composte da due persone è pari a 300 euro e scende a 150 per i single. Si tratta di un credito d’imposta che va speso per l’80% sotto forma di sconto per il pagamento del servizio turistico, e per il 20% come detrazione di imposta in sede di dichiarazione dei redditi. Quindi con un bonus da 500 euro lo sconto massimo è di 400. Gli altri 100 euro sono riconosciuti come credito Irpef.

Il bonus può essere utilizzato solo in Italia per i servizi offerti da alberghi, agriturismi e bed&breakfast, e altre strutture ricettive autorizzate, e va speso in un’unica soluzione. La ricevuta emessa dalla struttura dovrà riportare il codice fiscale di chi intende usufruire del credito d’imposta.

Come si ottiene

Per richiedere l’agevolazione occorre installare “IO“, l’app dei servizi pubblici, resa disponibile da PagoPA. È necessario avere un Isee in corso di validità al di sotto dei 40.000 euro. L’app, alla quale si accede mediante l’identità digitale Spid o la carta d’identità elettronica, fornirà un codice univoco e un QR-code da utilizzate per spendere il bonus. L’app indicherà, oltre all’importo dello sconto e quello del credito d’imposta, l’elenco di tutti i componenti del nucleo familiare e il periodo entro cui è possibile utilizzarlo. Al momento del pagamento dell’importo dovuto il componente del nucleo familiare che intende fruire del bonus deve comunicare al fornitore il codice univoco generato dall’app IO o esibire il relativo QR-code. In questo modo avrà diritto allo sconto previsto in relazione all’importo del bonus.

Il bonus può essere utilizzato anche da un familiare diverso da chi ha presentato la domanda. Questa possibilità è importante perché il credito d’imposta che spetta a chi utilizza il bonus può essere utilizzato solo nella dichiarazione dei redditi e verrà per questo riportato direttamente nella precompilata. E se non c’è capienza nell’imposta si perde.

Il recupero dello sconto da parte del fornitore

Il fornitore, invece, recupera lo sconto effettuato sotto forma di credito d’imposta che potrà essere utilizzato, a partire dal giorno lavorativo successivo alla conferma dello sconto, in compensazione nel modello F24 senza limiti di importo oppure potrà essere ceduto a terzi, anche diversi dai propri fornitori, compresi gli istituti di credito e gli intermediari finanziari. La cessione dovrà essere comunicata all’Agenzia attraverso una procedura web dedicata, accedendo alla propria area riservata del sito delle Entrate.

Abi e Federalberghi insieme per l’uso del bonus

Massima pubblicità e spinta all’uso del bonus. Questo l’obbiettivo di un Protocollo d’intesa firmato dalle associazioni delle banche e degli albergatori. Saranno promosse iniziative a livello locale per accelerare il processo di cessione del credito in modo da assicurare liquidità ai titolari delle strutture turistiche.

https://www.repubblica.it/economia/diritti-e-consumi/fisco/2020/06/18/news/bonus_vacanze-259527200/


Fonte: repubblica.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Scuola: Privacy, pubblicazione voti online è invasiva Ammissione non sull’albo ma in piattaforme che evitino rischi

In relazione alla questione della pubblicazione degli scrutini on line, l’Autorità garante per la protezione dei dati personali sentita dall’ANSA, chiarisce che a ”differenza delle tradizionali forme di pubblicità degli scrutini – che oltre ad avere una base normativa consentono la tutela dei dati personali dei ragazzi – la pubblicazione online dei voti costituisce una forma di diffusione di dati particolarmente invasiva, e non coerente con la più recente normativa sulla privacy”. Per questo sostanzialmente il Garante è d’accordo, con la linea del Miur di indicare l’ammissione degli studenti soltanto sul registro elettronico.

”Su questo punto – spiega il Garante – in un’ottica di collaborazione tra istituzioni, ci sono state nei giorni scorsi interlocuzioni con il Ministero della pubblica istruzione, che sono alla base della nota del 9 giugno dello stesso Ministero.

Una volta esposti, infatti, i voti rischiano di rimanere in rete per un tempo indefinito e possono essere, da chiunque, anche estraneo all’ambito scolastico, e per qualsiasi fine, registrati, utilizzati, incrociati con altri dati presenti sul web, determinando in questo modo una ingiustificata violazione del diritto alla riservatezza degli studenti, che sono in gran parte minori, con possibili ripercussioni anche sullo sviluppo della loro personalità, in particolare per quelli di loro che abbiano ricevuto giudizi negativi.

La necessaria pubblicità agli esiti scolastici – conclude il Garante – può essere peraltro realizzata, senza violare la privacy degli studenti, prevedendo la pubblicazione degli scrutini non sull’albo on line, ma,  utilizzando altre piattaforme che evitino i rischi sopra evidenziati”.

https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9367295


Fonte: garanteprivacy.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Garante, no agli accessi indebiti ai dossier sanitari

Non aver impedito che i dipendenti potessero “sbirciare” il dossier sanitario dei colleghi costerà ad un’azienda ospedaliera 30.000 euro. A tanto ammonta la sanzione comminata dal Garante privacy per tre violazioni di dati personali comunicate all’Autorità dallo stesso ospedale a conclusione di normali controlli periodici. Gli accessi indebiti hanno riguardato dati sanitari di dipendenti in cura presso lo stesso nosocomio. In un caso l’accesso era stato effettuato con le credenziali di un medico che aveva lasciato incustodita la propria postazione; negli altri due casi uno specializzando e un tecnico radiologo erano entrati nel dossier sanitario dei loro colleghi.

In tutti e tre gli episodi risulta accertato, per stessa ammissione dell’azienda ospedaliera, che gli accessi erano stati effettuati non per erogare prestazioni mediche, ma per esclusive ragioni personali, descritte dall’azienda come “mera curiosità”.

Gli accertamenti svolti dal Garante hanno evidenziato che le misure tecniche e organizzative adottate dall’ospedale, a tutela del dossier sanitario aziendale, non si erano dimostrate idonee ad assicurare una adeguata tutela dei dati personali dei pazienti e a proteggerli da trattamenti non autorizzati, determinando così un trattamento illecito di dati.

La violazione avrebbe potuto essere evitata se l’azienda avesse semplicemente osservato le Linee guida in materia di dossier sanitario, emanate dal Garante nel 2015, prevedendo che l’accesso al dossier sanitario fosse limitato al solo personale sanitario che interviene nel processo di cura del paziente ed avesse prestato particolare attenzione nell’individuare i profili di autorizzazione e nella formazione del personale abilitato. L’adozione preventiva di tali misure, anche alla luce dei principi di protezione dati fin dalla progettazione (privacy by design) e per impostazione predefinita (privacy by default), costituisce oggi, per effetto delle disposizioni contenute nel Regolamento Ue 679/2016, un preciso dovere per i titolari del trattamento.

Il Garante, nel prendere atto che in seguito alla vicenda l’azienda ha avviato spontaneamente la revisione delle procedure d’accesso ai dossier sanitari, ha ingiunto alla stessa di completare tale operazione entro 90 giorni e per gli illeciti commessi ha applicato una sanzione di 30.000 euro.


Fonte: garanteprivacy.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Whistleblowing non sicuro: Garante privacy sanziona un’università per 30.000 €

Il datore di lavoro, che adotta procedure tecnologiche per la segnalazione anonima di possibili comportamenti illeciti (whistleblowing), deve verificare che le misure tecnico-organizzative e i software utilizzati siano adeguati a tutelare la riservatezza di chi invia le denunce. Lo ha ribadito il Garante per la protezione dei dati personali nel sanzionare un’università per aver reso accessibili on line i dati identificativi di due persone che avevano segnalato all’ateneo possibili illeciti.

L’università aveva dichiarato che, a causa di un aggiornamento della piattaforma software utilizzata, si era verificata la sovrascrittura accidentale dei permessi di accesso ad alcune pagine web interne dell’applicativo usato per il whistleblowing, rendendo così possibile a chiunque consultare i nomi e altri dati di coloro che avevano inviato segnalazioni riservate. Tali informazioni erano di conseguenza state indicizzate da alcuni motori di ricerca fino a che l’università, dopo essere venuta a conoscenza del problema, era intervenuta per farli deindicizzare e cancellare le relative copie cache.

Nel corso dell’istruttoria è stato rilevato che la violazione dei dati personali (data breach) era riconducibile all’assenza di adeguate misure tecniche per il controllo degli accessi, che avrebbero consentito di limitare la consultazione al solo personale autorizzato. In base al Regolamento spetta in primo luogo proprio al titolare del trattamento (in questo caso l’ateneo) – tenendo conto della natura, dell’oggetto, del contesto e delle finalità del trattamento – mettere in atto misure tecniche e organizzative per garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio. Tra queste rientra anche una procedura per testare, verificare e valutare regolarmente l’efficacia delle misure adottate.  Nel caso di specie invece l’università si è limitata a recepire le scelte progettuali del fornitore dell’applicativo che non prevedeva la cifratura dei dati personali (identità del segnalante, informazioni relative alla segnalazione, eventuale documentazione allegata), né l’adozione di un protocollo di trasmissione che garantisse una comunicazione sicura, sia in termini di riservatezza e integrità dei dati scambiati, sia di autenticità del sito web visualizzato da chi invia le segnalazioni. La gravità della violazione risulta acuita dal particolare regime di riservatezza stabilito dalle norme in materia di whistleblowing, proprio a maggior tutela degli interessati.

Il Garante, quindi, dopo aver accertato l’illecito trattamento dei dati e l’omesso adempimento degli obblighi di sicurezza imposti dal Gdpr – tenendo comunque conto che la violazione ha riguardato solo due persone e che l’Ente ha attivamente cooperato nel corso dell’istruttoria – ha inflitto all’ateneo una sanzione amministrativa di 30.000 euro.

https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9266789


Fonte: garanteprivacy.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Faro del Garante Privacy su sanità, fatturazione elettronica, food delivery

Approvato dal Garante Privacy il piano ispettivo per il primo semestre 2020. L’attività di accertamento dell’Autorità, svolta anche in collaborazione con il Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche della Guardia di finanza, riguarderà i trattamenti di dati svolti nell’ambito di settori particolarmente delicati, a partire da quello della sanità. Le verifiche riguarderanno, in particolare, gli enti pubblici che si occupano della cosiddetta “medicina di iniziativa” (un nuovo modello assistenziale per limitare gli effetti delle malattie croniche) e le società multinazionali del settore farmaceutico e sanitario.

Ulteriori accertamenti riguarderanno anche i trattamenti di dati effettuati dagli intermediari che operano nell’ambito della fatturazione elettronica, dalle società che gestiscono banche dati reputazionali e dalle società di food delivery. Le altre ispezioni programmate dal Garante saranno indirizzate a verificare il rispetto delle norme nel rilascio di certificati tramite l’Anagrafe nazionale della popolazione residente, nell’attività di marketing, nell’e-banking, nella gestione delle carte di fedeltà, nell’uso di software per la gestione delle segnalazioni di condotte illecite (il cosiddetto “whistleblowing”), nelle violazioni della sicurezza dei dati (data breach), sia nel settore pubblico che privato.

I controlli si concentreranno anche sull´adozione delle misure di sicurezza da parte di pubbliche amministrazioni e di imprese che trattano particolari categorie di dati personali, sul rispetto delle norme sulla informativa e il consenso, sui tempi di conservazione dei dati. L’attività ispettiva verrà svolta anche a seguito di segnalazioni e reclami, con particolare attenzione alle violazioni più gravi.

Un primo bilancio dell´attività ispettiva e sanzionatoria dell´ Autorità nel 2019 registra l’applicazione di sanzioni per 15.910.390 di euro. Sono state effettuate, inoltre, iscrizioni a ruolo per un importo complessivo di 12.243.267 euro, riguardanti trasgressori che non si sono avvalsi della facoltà di definizione agevolata prevista dal decreto legislativo n.101 del 2018.

Gli accertamenti svolti nel 2019, anche con il contributo del Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche della Guardia di finanza, in linea con il piano ispettivo del 2018, hanno riguardato numerosi settori, sia nell´ ambito pubblico che privato. Per quanto riguarda il settore privato le ispezioni si sono rivolte principalmente ai trattamenti effettuati da società di intermediazione finanziaria, tour operator, circoli sportivi, istituti bancari (con particolare riferimento ai flussi di dati verso l’anagrafe dei conti correnti), società che svolgono attività di marketing e fidelizzazione (anche con riferimento alla profilazione dei clienti).

Per quanto riguarda il settore pubblico l´attività di verifica si è concentrata sul Sistema statistico nazionale (Sistan), sullo Spid, sui software per la gestione del “whistleblowing” e sulle banche dati di rilevanti dimensioni.


Fonte: garanteprivacy.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Pillole di sicurezza: obblighi del medico competente

Articolo 25 – Obblighi del medico competente

  1. Il Medico Competente:
  2. a) collabora con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione alla valutazione dei rischi, anche ai fini della programmazione, ove necessario, della sorveglianza sanitaria, alla predisposizione della attuazione delle misure per la tutela della salute e della integrità psico-fisica dei lavoratori, all’attività di formazione e informazione nei confronti dei lavoratori, per la parte di competenza, e alla organizzazione del servizio di primo soccorso considerando i particolari tipi di lavorazione ed esposizione e le peculiari modalità organizzative del lavoro. Collabora inoltre alla attuazione e valorizzazione di programmi volontari di “promozione della salute”, secondo i principi della responsabilità sociale;
  3. b) programma ed effettua la sorveglianza sanitaria di cui all’articolo 41 attraverso protocolli sanitari definiti in funzione dei rischi specifici e tenendo in considerazione gli indirizzi scientifici più avanzati;
  4. c) istituisce, aggiorna e custodisce, sotto la propria responsabilità, una cartella sanitaria e di rischio per ogni lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria; tale cartella è conservata con salvaguardia del segreto professionale e, salvo il tempo strettamente necessario per l’esecuzione della sorveglianza sanitaria e la trascrizione dei relativi risultati, presso il luogo di custodia concordato al momento della nomina del medico competente;
  5. d) consegna al datore di lavoro, alla cessazione dell’incarico, la documentazione sanitaria in suo possesso, nel rispetto delle disposizioni di cui al decreto legislativo del 30 giugno 2003 n.196, e con salvaguardia del segreto professionale;
  6. e) consegna al lavoratore, alla cessazione del rapporto di lavoro, copia della cartella sanitaria e di rischio, e gli fornisce le informazioni necessarie relative alla conservazione della medesima; l’originale della cartella sanitaria e di rischio va conservata, nel rispetto di quanto disposto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, da parte del datore di lavoro, per almeno dieci anni, salvo il diverso termine previsto da altre disposizioni del presente decreto;
  7. f) Lettera soppressa dall’art. 15 del D.Lgs. 3 agosto 2009, n. 106
  8. g) fornisce informazioni ai lavoratori sul significato della sorveglianza sanitaria cui sono sottoposti e, nel caso di esposizione ad agenti con effetti a lungo termine, sulla necessità di sottoporsi ad accertamenti sanitari anche dopo la cessazione della attività che comporta l’esposizione a tali agenti. Fornisce altresì, a richiesta, informazioni analoghe ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
  9. h) informa ogni lavoratore interessato dei risultati della sorveglianza sanitaria di cui all’articolo 41 e, a richiesta dello stesso, gli rilascia copia della documentazione sanitaria;
  10. i) comunica per iscritto, in occasione delle riunioni di cui all’articolo 35, al datore di lavoro, al responsabile del servizio di prevenzione protezione dai rischi, ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, i risultati anonimi collettivi della sorveglianza sanitaria effettuata e fornisce indicazioni sul significato di detti risultati ai fini della attuazione delle misure per la tutela della salute e della integrità psico-fisica dei lavoratori;
  11. l) visita gli ambienti di lavoro almeno una volta all’anno o a cadenza diversa che stabilisce in base alla valutazione dei rischi; la indicazione di una periodicità diversa dall’annuale deve essere comunicata al datore di lavoro ai fini della sua annotazione nel documento di valutazione dei rischi;
  12. m) partecipa alla programmazione del controllo dell’esposizione dei lavoratori i cui risultati gli sono forniti con tempestività ai fini della valutazione del rischio e della sorveglianza sanitaria;
  13. n) comunica, mediante autocertificazione, il possesso dei titoli e requisiti di cui all’articolo 38 al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

Sanzioni penali

Sanzioni per il medico competente

  • Art. 25, co. 1, lett. a): con riferimento alla valutazione dei rischi: arresto fino a tre mesi o ammenda da 491,40 a 1.965,61 euro [Art. 58, co. 1, lett. c)]
  • Art. 25, co. 1, lett. b), c), g): arresto fino a due mesi o ammenda da 368,56 a 1.474,21 euro [Art. 58, co. 1, lett. b)]
  • Art. 25, co. 1, lett. d), e), primo periodo: arresto fino a un mese o ammenda da 245,70 a 982,81 euro [Art. 58, co. 1, lett. a)]
  • Art. 25, co. 1, lett. l): arresto fino a tre mesi o ammenda da 491,40 a 1.965,61 euro [Art. 58, co. 1, lett. c)]

Sanzioni Amministrative

Sanzioni per il datore di lavoro e il dirigente

  • Art. 25, co. 1, lett. e), secondo periodo: sanzione amministrativa pecuniaria da 614,25 a 2.211,31 euro [Art. 55, co. 5 lett. h)]

Sanzioni per il medico competente

  • Art. 25, co. 1, lett. h), i): sanzione amministrativa pecuniaria da 737,10 a 2.457,02 euro [Art. 58, co. 1, lett. d)]

https://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/ruoli-figure-C-7/medico-competente-C-77/pillole-di-sicurezza-obblighi-del-medico-competente-AR-19771/


Fonte: puntosicuro.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

LAST NEWS

Salute: Garante, no alla e-mail con più indirizzi in chiaro

Il Garante per la privacy richiama l’attenzione sulle regole di una corretta comunicazione attraverso la posta elettronica. Con un provvedimento ha dichiarato illecito l’invio da parte di un’articolazione della Provincia di Trento di una e-mail destinata, contemporaneamente e con gli indirizzi in chiaro, a sedici genitori di bambini non in regola con l’obbligo delle vaccinazioni.

In prossimità dell’avvio dell’anno scolastico, l’e-mail della Provincia informava le famiglie dell’impossibilità di ammettere i minori alle scuole dell’infanzia, in assenza della regolarità vaccinale.

Il Garante ha precisato che le informazioni contenute nella comunicazione della Provincia sono qualificabili come dati relativi alla salute dei minori. Tali dati possono essere trattati solo sulla base di un idoneo presupposto giuridico, rispettando i principi di liceità, correttezza e trasparenza nonché di minimizzazione, in modo sicuro e solo se adeguati, pertinenti e limitati  rispetto alle finalità per le quali sono trattati.

L’e-mail andava dunque inviata a ciascun genitore separatamente, in modo personalizzato, o utilizzando lo strumento della copia conoscenza nascosta (ccn), per rendere ogni indirizzo riservato.

Di conseguenza l’Autorità, oltre ad aver dichiarato illecito il trattamento, ha ammonito la Provincia a conformare l’invio di comunicazioni alle disposizioni e ai principi che tutelano i dati personali.

Nel caso specifico il Garante ha tenuto conto del fatto che l’illecito è stato un primo e isolato evento, dovuto alla disattenzione di una dipendente.

L’Autorità ha inoltre tenuto conto che la violazione gli è stata notificata dalla Provincia stessa, che, a seguito dell’accaduto, ha informato del fatto gli interessati, scusandosi e adottando atti e iniziative volte a sensibilizzare il personale al rispetto della disciplina dei dati personali.


Fonte: garanteprivacy.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

LAST NEWS

Gdpr e albo pretorio on line: Garante, illecito pubblicare dati sulla salute

I Comuni, prima di pubblicare documenti sull’albo pretorio on line, devono accertarsi che siano oscurate tutte le informazioni che non possono essere diffuse, in particolare i dati sulla salute di una persona.

Lo ricorda il Garante per la privacy nel comminare una delle prime sanzioni a un ente locale ai sensi del nuovo Regolamento europeo in materia di dati personali (Gdpr).

Una persona si era rivolta al Garante perché sull’albo pretorio del proprio Municipio era stata pubblicata una determina dirigenziale che riportava la grave patologia per la quale aveva presentato un’istanza per il riconoscimento della causa di servizio.

L’Autorità ha accertato che le informazioni sull’infermità e sull’operazione subita dal reclamante erano liberamente accessibili a chiunque, ed ha sottolineato come anche la nuova normativa sulla privacy vieti la diffusione dei dati sulla salute di una persona.

Ha poi aggiunto che la pubblicazione sull’albo pretorio della delibera in chiaro conteneva un’ulteriore violazione, in quanto riportava anche le coordinate di conto corrente bancario dell’avvocato al quale dovevano essere liquidate le spese del procedimento.

Tale trattamento di dati era effettuato in contrasto con il principio di “minimizzazione” previsto dal Gdpr, secondo il quale i dati personali devono essere adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario rispetto alle finalità per le quali sono trattati.

L’ente locale, a giustificazione del proprio operato, nel corso dell’istruttoria, ha affermato che il personale addetto era incorso in un mero errore materiale, e che l’amministrazione avrebbe provveduto a completare il percorso interno di adeguamento alla normativa privacy, al fine di non incorrere più in tali problemi.

Per tali motivi, alla luce delle nuove modalità indicate dal Gdpr e dal Codice privacy, l’Autorità ha adottato un provvedimento unico con il quale ha dichiarato l’illiceità del trattamento dei dati posto in essere dal Comune e contemporaneamente ha ordinato il pagamento di una sanzione amministrativa di 10.000 euro, calcolata tenendo conto anche delle giustificazioni addotte dall’ente locale.


Fonte: garanteprivacy.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Garante: sì al censimento permanente, ma più tutele per i dati personali

L’Istat potrà procedere con i trattamenti necessari alla realizzazione del censimento permanente, ma dovrà adottare ulteriori misure per rafforzare la tutela dell’ingente mole di informazioni raccolte, in particolare migliorando le tecniche di pseudonimizzazione dei dati.

Questa la decisione del Garante per la privacy, adottata al termine di una lunga istruttoria che aveva portato nel 2018 l’Autorità a esprimere un parere non favorevole sul censimento permanente, previsto nel Programma statistico nazionale, e poi ad autorizzare la raccolta dei dati della popolazione, ma non il loro successivo trattamento, in assenza di una revisione del progetto.

Con quest’ultimo provvedimento, il Garante, analizzato il nuovo Piano generale di censimento (Pgc), autorizza l’Istituto nazionale di statistica a procedere con l’elaborazione dei dati raccolti.

Nel corso della lunga interlocuzione, il Garante ha però rilevato ancora alcune criticità riguardo alle quali ha fornito precise indicazioni.

L’Autorità, in particolare, ritiene che l’Istat debba adeguare il metodo scelto per la pseudonimizzazione dei dati personali, ovvero quelle tecniche usate per il mascheramento o per la limitazione dell’uso improprio dell’identità delle persone. Il procedimento proposto – con l’attribuzione di un codice univoco per ogni singola persona fisica, replicato in tutte le banche dati dell’Istituto e valido per un lungo periodo di conservazione dei dati, che può arrivare fino a 120 anni – comporta il rischio di trattamenti di dati non pertinenti ed eccedenti rispetto allo scopo censuario. Il mantenimento di un codice statico, infatti, impedisce di differenziare i tempi di conservazione in relazione alle diverse finalità statistiche perseguite, in violazione del principio di minimizzazione e di limitazione della conservazione dei dati. Sul punto il Garante ha prescritto all’Istat di mettere in atto idonee misure di pseudonimizzazione che prevedano, ad esempio, un meccanismo di disaccoppiamento gerarchico dei codici con l’assegnazione di diversi codici pseudonimi, ciascuno con una validità limitata alla specifica finalità perseguita. L’Autorità ha inoltre rilevato che non è stata calcolata la probabilità di reidentificazione degli interessati, a partire dai dati aggregati inviati ai Comuni. La valutazione d’impatto sulla protezione dei dati personali effettuata dall’Istat, sulle nuove modalità di censimento, dovrà pertanto essere integrata sulla base di queste indicazioni.

Nel provvedimento, il Garante ha sottolineato che il principio di responsabilizzazione previsto dal Gdpr (Regolamento Ue in materia di privacy) pone in capo ai titolari del trattamento il compito di valutare correttamente i rischi per i diritti e le libertà fondamentali degli interessati connessi ai trattamenti dei dati personali. L’Istat, essendo l’amministrazione pubblica che detiene il più ingente e rilevante patrimonio informativo riferito alla popolazione residente sul territorio nazionale, dovrà pertanto assumere una condotta attiva nell’applicazione dei principi, ponendosi l’obiettivo di ottenere un reale effetto di tutela e dimostrando l’adeguatezza delle misure adottate.

https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9257948


Fonte: garanteprivacy.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Marketing: dal Garante privacy sanzione di 27 milioni e 800 mila euro a Tim

Garante per la privacy ha irrogato a Tim spa una sanzione di 27.802.946 euro per numerosi trattamenti illeciti di dati legati all’attività di marketing. Le violazioni hanno interessato nel complesso alcuni milioni di persone.

Dal gennaio 2017 ai primi mesi del 2019, sono pervenute all’Autorità centinaia di segnalazioni relative, in particolare, alla ricezione di chiamate promozionali indesiderate effettuate senza consenso o nonostante l’iscrizione delle utenze telefoniche nel Registro pubblico delle opposizioni, oppure ancora malgrado il fatto che le persone contattate avessero espresso alla società la volontà di non ricevere telefonate promozionali. Irregolarità nel trattamento dei dati venivano lamentate anche nell’ambito dell’offerta di concorsi a premi e nella modulistica sottoposta agli utenti da Tim.

Dalla complessa attività istruttoria che ne è derivata, svolta anche con il contributo del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza, sono emerse numerose e gravi violazioni della disciplina in materia di protezione dei dati personali.

Tim ha dimostrato di non avere sufficiente contezza di fondamentali aspetti dei trattamenti di dati effettuati (accountability).

Tra i milioni di telefonate promozionali effettuate in sei mesi nei confronti di “non clienti” l’Autorità ha accertato che le società di call center incaricate da Tim hanno, in molti casi, contattato gli interessati senza il loro consenso. Una persona è stata chiamata 155 volte in un mese. In circa duecentomila casi, sono state contattate anche numerazioni “fuori lista”, cioè non presenti negli elenchi delle persone contattabili di Tim. Sono state rilevate poi altre condotte illecite come l’assenza di controllo da parte della società sull’operato di alcuni call center; l’errata gestione e il mancato aggiornamento delle black list dove vengono registrate le persone che non vogliono ricevere pubblicità; l’acquisizione obbligata del consenso a fini promozionali per poter aderire al programma “Tim Party” con i suoi sconti e premi.

Nella gestione di alcune app destinate alla clientela, inoltre, sono state fornite informazioni non corrette e non trasparenti sul trattamento dei dati e sono state adottate modalità di acquisizione del consenso non valide.In alcuni casi è stata utilizzata modulistica cartacea con richiesta di un unico consenso per diverse finalità, inclusa quella di marketing.

La gestione dei data breach non è poi risultata efficiente, così come inadeguate sono risultate l’implementazione e la gestione da parte della Società dei sistemi che trattano dati personali (con violazione del principio di privacy by design). Disallineamenti sono emersi tra le black list di Tim e quelle dei call center incaricati, così come per le registrazioni audio dei contratti stipulati telefonicamente (verbal order).  Le utenze di clienti di altri operatori, detenute da Tim in quanto gestore delle Reti, sono state conservate per un tempo superiore ai limiti di legge e inserite, senza il consenso degli interessati, in alcune campagne promozionali.

Oltre alla sanzione, l’Autorità ha imposto a Tim 20 misure correttive, tra divieti e prescrizioni. In particolare, ha vietato a Tim l’uso dei dati a fini di marketing di chi aveva espresso ai call center il proprio diniego a ricevere telefonate promozionali, dei soggetti presenti in black list e dei “non clienti” che non avevano dato il consenso.

La società non potrà più utilizzare neanche i dati della clientela raccolti mediante le app “My Tim”, “Tim Personal” e “Tim Smart Kid” per finalità diverse dall’erogazione dei servizi senza un consenso libero e specifico.

Fra le prescrizioni, il Garante ha ingiunto a Tim di verificare la consistenza delle black list utilizzate e di acquisire tempestivamente quelle eventualmente formate dai call center per riversarle nella propria black list. Tim dovrà inoltre rivedere il programma “Tim Party” e consentire l’accesso dei clienti a sconti e concorsi a premi eliminando il consenso obbligato al marketing. L’azienda dovrà anche verificare la procedura per l’attivazione di tutte le app, specificare sempre, con linguaggio chiaro e comprensibile, i trattamenti svolti con l’indicazione delle finalità perseguite e delle modalità di trattamento utilizzate, nonché acquisire un valido consenso. La Società dovrà inoltre implementare le misure tecniche ed organizzative relative alla gestione delle istanze di esercizio dei diritti degli interessati e rafforzare le misure volte ad assicurare la qualità, l’esattezza e il tempestivo aggiornamento dei dati personali trattati dai diversi sistemi della società.

Le misure e le implementazioni richieste dovranno essere introdotte e comunicate all’Autorità in tempi stabiliti, mentre il pagamento della sanzione dovrà essere effettuato entro trenta giorni.

https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9256409


Fonte: garanteprivacy.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

LAST NEWS

Codice della strada: ecco che cosa cambia

La riforma ferma dall’estate

Divieto di fumo in auto per chi guida, limiti di velocità alzati a 150 km/h in alcuni tratti autostradali, più severità con chi guida con il cellulare in mano. Sono alcuni — i più spinosi — temi della riforma del Codice della Strada discussa alla Camera in queste ore. L’iter della riforma si era fermato nel luglio dell’anno scorso in seguito alle perplessità espresse dalla Ragioneria dello Stato per gli oneri finanziari dei provvedimenti. Anche la caduta del governo Salvini-Di Maio, in agosto, aveva influito sulla battuta d’arresto.

In autostrada a 150 orari: pro e contro

Oggi il percorso della riforma riprende (sono 23 i disegni di legge in discussione, accorpati in un testo dal titolo: «Modifiche al Codice della strada») e già infuria la polemica. Il punto più controverso è l’innalzamento a 150 orari del limite su alcuni tratti di autostrada. A riproporre l’emendamento è la Lega, ma governo e maggioranza sono contrari. E non sono gli unici no alla proposta. «I 150 orari sono uno spot. Non serviranno a niente — è categorico Giordano Biserni, presidente dell’Associazione amici sostenitori della polizia stradale —. Da noi si torna a proporre di elevare i limiti proprio quando altre nazioni europee, avendo ben compreso come la velocità sia una delle principali cause di morte e feriti sulle strade, riducono i loro. Correremo di più per fermarci più spesso in coda. È matematico: più velocità più tamponamenti più interruzioni. Aumentare la velocità significa anche consumare di più, cioè inquinare di più. Di questi tempi saremmo l’unico Paese al mondo che va in questa direzione».

Telefonino mentre si guida

Il testo in discussione parla di «divieto di uso di smartphone, computer portatili, notebook, tablet e dispositivi analoghi» mentre si guida e raddoppia le sanzioni. Per la prima violazione la multa passa dagli attuali 165-661 euro a 422-1.697, con la sospensione della patente da 7 giorni a due mesi. Alla seconda violazione compiuta in due anni la multa salta da 644 a 2.588 euro ed è accompagnata dal raddoppio (da 5 a 10) del taglio dei punti della patente. Ma lo scenario potrebbe essere ben peggiore: un emendamento del governo prevede il ritiro della patente.

Cinture per i passeggeri e «parcheggi rosa»

Guai in vista per il guidatore che viaggi con passeggeri senza la cintura di sicurezza: la riforma di Codice prevede che venga multato. Anche la sosta e il parcheggio negli spazi di ricarica dei veicoli elettrici verranno puniti con il taglio di due punti dalla patente. In arrivo i «parcheggi rosa» per donne in stato di gravidanza o accompagnate da bambini con età non superiore ai due anni: una misura applicata già in diverse realtà locali che ora potrebbe diventare uno standard nazionale. I veicoli di servizio di persone con disabilità non dovranno pagare il parcheggio e la sosta.

Divieto di fumo

Tra le altre modifiche al Codice ci sono anche: il divieto di fumo in auto; la durata minima di 3 secondi della luce gialla dei semafori; l’obbligo per i veicoli a motori destinati al trasporto merci di dotarsi di sistemi per la guida assistita.

Novità per le bici

Nel nuovo Codice debuttano la «strada ad alta intensità ciclistica» e la «strada 30», ossia quella in cui il limite è di 30 km/h. Su queste strade, le bici potranno circolare a doppio senso. Possibile anche l’inserimento dell’obbligo di strutture porta-bici sugli autobus pubblici. Sempre riguardo alle bici, potrebbe arrivare la cosiddetta «casa avanzata»: una linea di arresto più avanzata rispetto a quella degli altri veicoli.

La «zona scolastica»

Tra le possibili novità anche la istituzione della «zona scolastica», l’area vicina a scuole e asili: qui i Comuni potranno imporre il limite dei 30 orari e altri provvedimenti atti a tutelare la sicurezza delle famiglie.

Per i pedoni

Novità anche per i pedoni. In discussione un’apposita segnaletica luminosa in corrispondenza degli attraversamenti e l’obbligo per i veicoli di dare la precedenza ai pedoni che si accingono ad attraversare la strada e non soltanto a quelli (come previsto fino a oggi) «che abbiano già iniziato a impegnare l’attraveramento».

Per rallentare il traffico

Su tutte le strade, per l’intera larghezza della carreggiata o per una o più corsie, potranno essere adottati «sistemi di rallentamento della velocità costituiti da elementi di moderazione del traffico». Vale a dire: «Bande trasversali a effetto ottico, acustico o vibratorio, ottenibili con opportuni mezzi di segnalazione orizzontale o trattamento della superficie della pavimentazione; innalzamento della pavimentazione; disassamento dell’asse stradale; chicane; restringimenti della carreggiata».

Polemica sul taglio dei punti

Secondo l’Asaps (l’Associazione sostenitori della Polstrada) c’è da rivedere completamente il sistema del prelievo dei punti sulla patente. Con la riforma «arriveremmo all’assurdo — afferma Giordano Biserni, presidente dell’Associazione — che potremo andare a 200 orari (200-5% uguale 190, e siamo entro i 40 km/h oltre il limite) con appena il prelievo di 3 punti. Così ne toglieremo 5 a chi non allaccia la cintura e fa male solo a se stesso, ma ne toglieremo 3 a chi rischia di massacrare gli altri andando a 200 all’ora di media, pagando se va bene appena 173 euro —(che si riducono a 121,10 se si paga entro 5 giorni) e appunto 3 punti, quando il 90% dei patentati ne ha a disposizione 30! I camion continueranno a viaggiare a 80 orari e quando andranno in sorpasso si ergerà un muro per diversi chilometri, nella terza corsia si fionderanno in tanti a velocità elevata e proprio lì, nel differenziale di velocità, si realizzeranno i presupposti degli schianti…».


Fonte: motori.corriere.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Sicurezza sul lavoro, il Ministero del Lavoro interpella gli operatoriSicurezza-sul-lavoro

Rimarrà aperta fino al 31 gennaio 2020 la consultazione pubblica sulla salute e sicurezza sul lavoro, lanciata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

A oltre dieci anni dall’entrata in vigore del Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (Dlgs 81/2008), il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali ha promosso una consultazione “nella prospettiva di fissare nuovi traguardi per dare piena attuazione al diritto alla sicurezza e alla salute nei luoghi di lavoro”.

Parallelamente al confronto già avviato con le Parti Sociali, la consultazione si rivolge ai diversi stakeholders per raccogliere indicazioni, proposte ed esperienze che possano contribuire ad individuare le priorità dell’azione di Governo.

Sicurezza sul lavoro, cercansi idee, spunti e riflessioni

“L’obiettivo della sicurezza sul lavoro è una delle priorità del Governo che intendiamo perseguire, sia attraverso un rafforzamento dell’attività di vigilanza, sia mediante il potenziamento della formazione e della prevenzione” – ha dichiarato la Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo.

A tal fine sul sito istituzionale del Ministero, è aperta una consultazione pubblica “che consentirà a tutti di dare un contributo e, finalmente, far diventare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro il punto centrale della nostra politica e degli investimenti futuri” – ha concluso Catalfo.

Il dialogo è aperto agli stakeholder che intendono dare il proprio apporto su un tema fondamentale per il futuro del nostro Paese. È possibile partecipare al processo di elaborazione inviando online il proprio contributo: nuove idee, spunti di approfondimento e riflessioni sulla cornice normativa attuale e futura che siano in grado di fornire risposte concrete a tutte le categorie dei lavoratori.

https://www.edilportale.com/news/2020/01/sicurezza/sicurezza-sul-lavoro-il-ministero-del-lavoro-interpella-gli-operatori_74287_22.html


Fonte: edilportale.com



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Il Garante privacy sanziona Eni Gas e Luce per 11,5 milioni. Telemarketing indesiderato e attivazione di contratti non richiesti

Il Garante per la privacy ha applicato a Eni Gas e Luce (Egl) due sanzioni, per complessivi 11,5 milioni di euro, riguardanti rispettivamente trattamenti illeciti di dati personali nell’ambito di attività promozionali e attivazione di contratti non richiesti. Le sanzioni sono state determinate tenendo conto dei parametri indicati nel Regolamento Ue, tra i quali figurano l’ampia platea dei soggetti coinvolti, la pervasività delle condotte, la durata della violazione, le condizioni economiche di Egl.

La prima sanzione di 8,5 milioni di euro riguarda trattamenti illeciti nelle attività di telemarketing e teleselling riscontrati nel corso di accertamenti e ispezioni svolti dall’Autorità a seguito di diverse decine di segnalazioni e reclami, ricevuti all’indomani della piena applicazione del Gdpr.

Dalle verifiche è emerso un circoscritto numero di casi rivelatori tuttavia di condotte “di sistema” poste in essere da Egl, che hanno evidenziato gravi criticità relative al generale trattamento dei dati.

Tra le violazioni messe in luce spiccano le telefonate pubblicitarie effettuate senza il consenso della persona contattata o nonostante il suo diniego a ricevere chiamate promozionali, oppure senza attivare le specifiche procedure di verifica del Registro pubblico delle opposizioni; l’assenza di misure tecnico organizzative in grado di recepire le manifestazioni di volontà degli utenti; tempi di conservazione dei dati superiori a quelli consentiti; l’acquisizione dei dati dei potenziali clienti da soggetti (list provider) che non avevano acquisito il consenso per la comunicazione di tali dati.

Il Garante, dopo aver dichiarato l’illiceità delle condotte rilevate, ha ingiunto a Egl di implementare procedure e sistemi per verificare, anche tramite l’esame di un campione rilevante di nominativi, lo stato dei consensi delle persone inserite nelle liste dei contatti, prima dell’inizio delle campagne promozionali. Egl dovrà inoltre provvedere alla definitiva automatizzazione dei flussi di dati dal proprio database alla black list di chi non vuole ricevere pubblicità in uso presso la società.

Il Garante, inoltre, ha vietato alla società l’uso dei dati forniti dai list provider senza che questi ultimi avessero acquisito uno specifico consenso alla loro comunicazione a Egl.

La seconda sanzione di 3 milioni di euro riguarda violazioni nella conclusione di contratti non richiesti nel mercato libero della fornitura di energia e gas. Molte persone si sono rivolte all’Autorità lamentando di aver appreso della stipula di un nuovo contratto solo dalla ricezione della lettera di disdetta del vecchio fornitore o dalle prime fatture di Egl. In alcuni casi poi le segnalazioni denunciavano la presenza nel contratto di dati inesatti e di sottoscrizione apocrifa.

Le gravi irregolarità hanno interessato circa 7200 consumatori. Dagli accertamenti dell’Autorità è emerso che le condotte adottate da Egl nell’acquisizione di nuovi clienti mediante alcune agenzie esterne operanti per suo conto, per modalità organizzative e gestionali, hanno determinato trattamenti non conformi al Regolamento UE, in quanto contrari ai principi di correttezza, esattezza e aggiornamento dei dati.

Il Garante quindi, rilevate le irregolarità, ha ingiunto a Egl l’adozione di una serie di misure correttive e l’introduzione di specifici alert in grado di individuare varie anomalie procedurali.

Le implementazioni dovranno essere introdotte e comunicate all’Autorità in tempi stabiliti, mentre il pagamento delle sanzioni dovrà essere effettuato entro trenta giorni.


Fonte: garanteprivacy.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Il Garante: “80 app spia per ogni smartphone. Serve uno scudo digitale” – Intervista ad Antonello Soro

“Vuole una stima? Si calcola che il numero delle app in circolazione che tracciano le abitudini degli utenti, compresa la posizione, siano circa ottanta. Ottanta per ogni persona che ha uno smartphone nel mondo”. Antonello Soro, prossimo a lasciare l’incarico di Garante per la privacy che ricopre dal 2012, racconta cosi il mercato della raccolta dei dati nell’era del digitale e degli schermi tattili. Come denunciato da Repubblica e dal New York Times nei giorni scorsi, ormai viene chiesto l’accesso alla geolocalizzazione anche da app per cucinare o da televisori smart. E in teoria, a differenza di un servizio per l’affìtto di bici elettriche, non dovrebbero avere nessun interesse a domandarla. “In genere si pensa unicamente ai colossi del Web – prosegue Soro – quando esistono aziende piccole e medie che raccolgono e vendono informazioni di ogni tipo su di noi. Fino ad arrivare a grandi banche dati dedicate a questo scopo delle quali la maggior parte delle persone non sospetta nemmeno l’esistenza”.

Tutto per confezionare pubblicità su misura? Eppure a volte è poco efficace: un hotel proposto nel luogo dove si è appena stati o un oggetto che abbiamo già comprato.

“Questo perché il regolamento europeo sulla protezione dei dati (Gdpr) offre tutele che altrove non esistono. Ma non basta e comunque il problema non è solo la pubblicità”.

Cosa intende?

“Se su base quotidiana sai cosa fanno i cittadini, dove vanno e cosa comprano, hai un quadro della vita di un Paese. Un vantaggio geopolitico e tecnologico, l’intelligenza artificiale viene infatti addestrata su grandi quantità di dati. Chi ne ha di più e chi li può raccoglierne senza troppi vincoli, si trova in posizione migliore rispetto a chi invece protegge le persone. Pensi alla Cina. E purtroppo oggi non c’è nulla che impedisca ad una società di Pechino di raccogliere dati in Europa. Dovremmo avere uno scudo digitale, perché non abbiamo tutele né difese”.

Una di queste compagnie, l’americana LiveRamp, è stata nominata fra le peggiori aziende in assoluto per la sua spregiudicatezza. Possibile non si possano fermare pratiche del genere nemmeno se arrivano dagli Stati Uniti?

“Queste aziende hanno sedi o filiali in aree diventate dei paradisi dei dati. Dal Sud Africa all’Asia ne esistono tanti e non tutti sono noti. Ci vorrebbe il riconoscimento universale al diritto alla privacy, considerando che si tratta di un pezzo fondamentale della nostra società, e intanto sviluppare la cooperazione con accordi bilaterali come abbiamo fatto con il Giappone”.

Cosa dovrebbero fare nel frattempo le persone?

“Capire cosa c’è in gioco, sapere che involontariamente coinvolgono anche i loro conoscenti. Si accetta di essere geolocalizzati con leggerezza o di accedere ad un servizio usando le credenziali di Facebook regalando così, attraverso i social, tutto quel che riguarda noi e la nostra rete di amicizie. Le condizioni dei contratti vengono stabilite unilateralmente dalle aziende con il risultato che gli utenti sono ad un tempo vittime e compiici. La cultura digitale andrebbe insegnata dalle medie: e non parlo di come funziona uno smartphone, ma dei sistemi sociali, politici ed economici alle spalle”.

Shoshana Zuboff in “II capitalismo della sorveglianza” e lei nel suo saggio “Democrazia e potere dei dati” parlate apertamente di un sistema pericoloso nato quando abbiamo smesso di cercare nel Web e il Web ha iniziato a cercare nelle nostre vite. Siamo così vulnerabili?

“Abbiamo fatto il possibile in questi anni, in Italia con scarse risorse. Ora però se non ci difendiamo non solo siamo destinati ad esser profilati, ma sul piano economico e tecnologico diverremo semplice terreno di conquista. Un bottino. Solo questo”.


Fonte: garanteprivacy.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

LAST NEWS

Pa: il Garante Privacy chiede più tutele per chi segnala gli illeciti

Adottare ulteriori misure per proteggere l’identità di chi segnala riservatamente condotte illecite e quella dei presunti autori, delineare più precisamente i fatti che possono essere segnalati con il “whistleblowing” nella Pa, definire meglio il ruolo dei soggetti coinvolti.

Queste sono alcune delle condizioni e osservazioni indicate dal Garante per la privacy nel parere sulla bozza di “Linee guida in materia di tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza in ragione di un rapporto di lavoro, ai sensi dell’art. 54-bis del d.lgs. 165/2001, (c.d. whistleblowing)”, predisposta dall’Anac.

Le Linee guida – rivolte ai datori di lavoro in ambito pubblico, ma contenenti anche indicazioni per l’inoltro di segnalazioni da parte di dipendenti di imprese fornitrici di beni o servizi per la Pa – specificano le misure tecniche di base che le pubbliche amministrazioni, titolari del trattamento dei dati, dovranno adottare ed eventualmente ampliare, tenendo conto degli specifici rischi del trattamento e nel rispetto dei principi di privacy-by-design e privacy-by-default.

Il testo delle linee guida era stato inizialmente posto dall’Autorità anticorruzione in consultazione pubblica e poi integrato sulla base di una positiva collaborazione con il Garante per la privacy, così da rafforzare la tutela della speciale riservatezza dell’identità del segnalante e delle informazioni che facilitano l’individuazione di fenomeni corruttivi nella Pa.Tale collaborazione aveva portato anche a delineare meglio, ad esempio, il ruolo dei fornitori di applicativi e servizi informatici utilizzati per l’acquisizione e la gestione delle segnalazioni, nonché a proporre accorgimenti specifici per evitare la tracciabilità del segnalante.

Il parere favorevole del Garante privacy è però condizionato – anche alla luce degli esiti di attività ispettive avviate nel corso del 2019 proprio nei confronti dei principali soggetti (società informatiche, pubbliche amministrazioni) che trattano dati nell’ambito del whistleblowing – all’introduzione di specifiche modifiche che possano evitare di compromettere la corretta gestione delle segnalazioni.

Al fine di incrementare l’utilizzo e la fiducia in questo strumento, il Garante ha chiesto, ad esempio, che nelle Linee guida vengano circoscritte e definite meglio le condotte segnalabili con il “whistleblowing”, così da evitare che gli uffici che gestiscono le segnalazioni rischino di trattare illecitamente i dati delle persone citate, magari perché riferibili a casi non previsti dalla normativa anticorruzione. Dovranno poi essere specificati meglio – seppure con alcune limitazioni a tutela dell’identità del segnalante – i diritti garantiti dalla normativa privacy anche all’autore del presunto illecito.

Dovrà inoltre essere limitata al “responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza” la possibilità di associare la segnalazione all’identità del segnalante. Nel parere è indicato, tra l’altro, che occorre specificare meglio il ruolo svolto nel trattamento dei dati dai soggetti (sia interni all’amministrazione, sia esterni come l’Autorità giudiziaria e la Corte dei Conti) che possono conoscere le informazioni contenute nelle segnalazioni riservate.

Il Garante ha infine chiesto all’Anac di rafforzare nelle Linee guida le misure tecniche e organizzative necessarie per tutelare l’identità del segnalante, utilizzando, ad esempio, protocolli sicuri per la trasmissione dei dati, abilitando accessi selettivi ai dati contenuti nelle segnalazioni, ed evitando che la piattaforma invii al segnalante notifiche sullo stato della pratica, in quanto tali messaggi potrebbero consentire di svelarne l’identità.

https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9215912


Fonte: garanteprivacy.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Lavoro: è illecito mantenere attivo l’account di posta dell’ex dipendente

Commette un illecito la società che mantiene attivo l’account di posta aziendale di un dipendente dopo l’interruzione del rapporto di lavoro e accede alle mail contenute nella sua casella di posta elettronica. La protezione della vita privata si estende anche all’ambito lavorativo.

Questi i principi ribaditi dal Garante per la privacy nel definire il reclamo di un dipendente che lamentava la violazione della disciplina sulla protezione dei dati da parte della società presso la quale aveva lavorato.

L’ex dipendente contestava, in particolare, alla società la mancata disattivazione della email aziendale e l’accesso ai messaggi ricevuti sul suo account. L’interessato era venuto a conoscenza di questi fatti per caso, nel corso di un giudizio davanti al giudice del lavoro promosso nei suoi confronti dalla sua ex azienda, avendo quest’ultima depositato agli atti una email giunta sulla sua casella di posta un anno dopo la cessazione dal servizio.

Dagli accertamenti svolti dall’Autorità è emerso che l’account di posta era rimasto attivo per oltre un anno e mezzo dopo la conclusone del rapporto di lavoro prima della sua eliminazione, avvenuta solo dopo la diffida presentata dal lavoratore. In questo periodo la società aveva avuto accesso alle comunicazioni che vi erano pervenute, alcune anche estranee all’attività lavorativa del dipendente.

Il Garante ha ritenuto illecite le modalità adottate dalla società perché non conformi ai principi sulla protezione dei dati, che impongono al datore di lavoro la tutela della riservatezza anche dell’ex lavoratore. Subito dopo la cessazione del rapporto di lavoro, un’azienda deve infatti rimuovere gli account di posta elettronica riconducibili a un dipendente, adottare sistemi automatici con indirizzi alternativi a chi contatta la casella di posta e introdurre accorgimenti tecnici per impedire la visualizzazione dei messaggi in arrivo.

L’adozione di tali misure tecnologiche – ha spiegato il Garante – consente di contemperare l’interesse del datore di lavoro di accedere alle informazioni necessarie alla gestione della propria attività con la legittima aspettativa di riservatezza sulla corrispondenza da parte di dipendenti/collaboratori oltre che di terzi. Lo scambio di email con altri dipendenti o con persone esterne all’azienda consente infatti di conoscere informazioni personali relative al lavoratore, anche solamente dalla visualizzazione dei dati esterni delle comunicazioni (data, ora oggetto, nominativi di mittenti e destinatari).

Oltre a dichiarare l’illecito trattamento, il Garante ha quindi ammonito la società a conformare i trattamenti effettuati sugli account di posta elettronica aziendale dopo la cessazione del rapporto di lavoro alle disposizioni e ai principi sulla protezione dei dati ed ha disposto l’iscrizione del provvedimento nel registro interno delle violazioni istituito presso l’Autorità. Tale iscrizione costituisce un precedente per la valutazione di eventuali future violazioni.


Fonte: garanteprivacy.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Privacy: controllo più efficace sui grandi sistemi informativi Ue

Il controllo sul trattamento dei dati svolto nell’ambito dei grandi sistemi informativi dell’Ue ed effettuato da organismi, uffici e agenzie europei sarà gradualmente trasferito a una nuova struttura. La nuova Commissione di Controllo Coordinato, questa la sua denominazione, rafforzerà la cooperazione tra le diverse Autorità di protezione dati e garantirà verifiche più efficaci.

La Commissione è stata istituita nell’ambito del Comitato europeo per la protezione dei dati ((EDPB)) e riunisce le Autorità garanti privacy dell’Ue e il Garante europeo della protezione dei dati (EDPS), nonché le Autorità di controllo degli Stati extra-Ue che partecipano al sistema Schengen.

La nuova struttura si occuperà di vigilare sui sistemi informativi e sugli organismi, gli uffici e le agenzie operanti nei settori delle frontiere, dell’asilo e della migrazione (SIS, EES, ETIAS e VIS), della cooperazione di polizia e giudiziaria (SIS, EPPO, Eurojust, ECRIS-TCN) e del mercato interno (IMI).

Tra i compiti della Commissione rientreranno, tra l’altro, il sostegno alle Autorità garanti della protezione dei dati personali nello svolgimento di audit e ispezioni; gli approfondimenti sull’interpretazione o l’applicazione delle norme; lo studio dei problemi legati all’esercizio dei diritti degli interessati; l’elaborazione di proposte armonizzate per la soluzione dei problemi; le attività di sensibilizzazione rispetto ai diritti in materia di protezione dei dati.

La Commissione si riunirà almeno due volte l’anno in una composizione variabile a seconda del sistema informativo, dell’organo o dell’agenzia soggetti a vigilanza.

Nel corso della sua prima riunione, la Commissione ha eletto Giuseppe Busia dell’Autorità di controllo italiana quale coordinatore e Iris Gnedler dell’Autorità federale tedesca in qualità di vice-coordinatore, per un mandato di due anni, e ha adottato il proprio regolamento interno.

Nota per la stampa

Di seguito ulteriori informazioni sui sistemi informativi, gli organi, gli uffici e le agenzie che rientrano nel campo di attività della commissione:

Frontiere, asilo e migrazione:

SIS — Sistema d’informazione Schengen (cooperazione in materia di controlli alle frontiere);

EES – Sistema di ingressi/uscite: Registrazione dei dati di ingresso e di uscita e dei dati relativi al respingimento dei cittadini di paesi terzi che attraversano le frontiere esterne degli Stati Schengen;

ETIAS – Sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi: consente di tracciare i visitatori provenienti da Paesi che non necessitano di un visto per entrare nell’area Schengen;

VIS — Sistema d’informazione visti: Il VIS collega i consolati nei paesi terzi e tutti i valichi di frontiera esterna degli Stati Schengen.

Cooperazione di polizia e giudiziaria:

SIS — Sistema d’informazione Schengen (cooperazione di polizia e giudiziaria);

EPPO — Procura europea;

Eurojust: Cooperazione giudiziaria in materia penale tra le agenzie degli Stati membri;

ECRIS-TCN — Sistema europeo di informazione sui casellari giudiziari relativo a cittadini di paesi terzi: Sistema che consente alle autorità degli Stati membri di individuare quali altri Stati membri detengono informazioni relative a condanne nei confronti dei cittadini di paesi terzi o degli apolidi oggetto di controlli.

Mercato interno:

IMI — Sistema d’informazione del mercato interno: Scambio di informazioni tra autorità pubbliche coinvolte nell’attuazione concreta del diritto dell’Ue.


Fonte: garanteprivacy.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

LAST NEWS

Valutazione del rischio da agenti biologici: come affrontarli al meglio?

E’ stata pubblicata sul sito di Eu-Osha una nuova relazione che passa in rassegna la letteratura scientifica su specifiche malattie professionali, quali malattie infettive e allergie, causate da agenti biologici. Include, inoltre, i risultati di un’indagine di esperti e una valutazione dei sistemi impiegati dagli Stati membri dell’UE per monitorare tali malattie ed esposizioni. La relazione fornisce raccomandazioni per migliorare le pratiche di monitoraggio e le strategie e politiche di prevenzione.

Il lavoro fa parte di un progetto su larga scala volto a lottare contro le malattie professionali nei luoghi di lavoro nell’UE e garantire una migliore prevenzione.

Agenti biologici e malattie professionali: risultati della rassegna della letteratura, indagine di esperti e analisi dei sistemi di monitoraggio

La presente relazione fa parte di un progetto di ampia portata volto a far fronte ai rischi derivanti dagli agenti biologici nei luoghi di lavoro. L’obiettivo del progetto è di aumentare la consapevolezza dell’esposizione a tali pericoli nei luoghi di lavoro, fornire maggiori informazioni in merito ai problemi di salute correlati e sostenere le iniziative di prevenzione.

La relazione presenta i risultati di una rassegna della letteratura scientifica, un’indagine di esperti e l’analisi dei sistemi selezionati impiegati dagli Stati membri dell’Unione europea per il monitoraggio delle malattie e dell’esposizione. Valuta le conoscenze esistenti in materia, anche in merito ai nuovi rischi emergenti, identifica le lacune nei dati e formula raccomandazioni per migliorare il monitoraggio e la prevenzione di questi rischi diffusi ma poco conosciuti.

https://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/tipologie-di-rischio-C-5/rischi-da-agenti-biologici-C-52/valutazione-del-rischio-da-agenti-biologici-come-affrontarli-al-meglio-AR-19629/


Fonte: puntosicuro.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

LAST NEWS

Università: concorsi, no ad accesso civico ai dati di elaborati e curricula

Il Garante privacy ha confermato la decisione dell’Università degli Studi di Firenze di negare ad una persona l’accesso civico generalizzato agli elaborati scritti, ai verbali di correzione e ai curricula dei partecipanti ad un concorso pubblico. La messa a disposizione di tale documentazione avrebbe potuto arrecare un pregiudizio concreto alla tutela dei dati personali dei partecipanti stessi.

L’Autorità, in conformità alla normativa vigente alle Linee guida dell’Anac in materia di accesso civico, ha ribadito quanto già precedentemente espresso con numerosi provvedimenti.

Tenuto conto che tutti i documenti, le informazioni e i dati oggetto di accesso civico sono pubblici e chiunque ha diritto di conoscerli, di fruirne gratuitamente, e di utilizzarli e riutilizzarli, occorre garantire la tutela dei dati personali in essi contenuti nei casi in cui l’accesso possa arrecare un pregiudizio concreto agli interessati.

Nel formulare il suo parere all’Università, il Garante ha ribadito che il curriculum vitae, così come l’elaborato scritto, contiene numerose informazioni delicate che non sempre si desidera portare a conoscenza di chiunque e che meritano dunque un’opportuna riservatezza.

Si tratta infatti di informazioni personali, non unicamente legate al percorso di studi, come l’adesione ad associazioni, e che possono anche rivelare opinioni di tipo politico o convinzioni filosofiche e religiose.

L’Autorità ha chiarito che risulta impossibile accordare anche solo un accesso parziale in quanto la presenza nei curricula di dati e informazioni dettagliate degli interessati rende particolarmente difficile, se non impossibile, l’anonimizzazione del documento, mentre il fatto che l’elaborato scritto sia redatto di proprio pugno può rendere possibile la re-identificazione a posteriori del candidato.

Non consentendo l’accesso civico ai curricula e agli elaborati scritti si deve negare l’accesso civico anche ai loro verbali di correzione.

Il Garante ha evidenziato come, nel caso specifico, non siano stati coinvolti i soggetti controinteressati che, se individuati dall’amministrazione cui è indirizzata la richiesta di accesso, devono essere informati per consentire loro, eventualmente, di presentare una motivata opposizione entro dieci giorni dalla ricezione della comunicazione.

L’Autorità ha precisato infine che resta in ogni caso salva per il richiedente la possibilità di accedere alla predetta documentazione avvalendosi della legge 241 del 1990, laddove dimostri l’esistenza di “un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso”.


Fonte: garanteprivacy.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Bonus cultura 2019: ok del Garante privacy

Sì del Garante per la privacy al regolamento che disciplina il cosiddetto “Bonus cultura” per i ragazzi che compiono 18 anni nel 2019. Nel complesso, lo schema di decreto, predisposto dal Mibact di concerto con il Mef, conferma i contenuti e le modalità già stabiliti per l’erogazione del beneficio negli anni passati.

In particolare, è previsto che la “Carta elettronica”, del valore di 500 euro, venga realizzata in forma di app e sia utilizzabile da tutti i diciottenni residenti nel territorio nazionale, compresi quelli in possesso, ove previsto, di un permesso di soggiorno valido. I ragazzi dovranno registrarsi all’indirizzo http://www.18app.italia.it con le proprie credenziali Spid. Attraverso la Carta il diciottenne potrà generare, sulla piattaforma “18app”, voucher di spesa, individuali e nominativi, per l’acquisto di libri, corsi di lingua, biglietti per musei, cinema, teatri. I voucher saranno accettati dalle strutture e dagli esercizi commerciali registrati nella medesima piattaforma. Dopo l’emissione delle fatture elettroniche Consap spa provvederà, previo riscontro, alla loro liquidazione.

Nel dare il via libera al regolamento, l’Autorità ha espresso alcune osservazioni per rendere le disposizioni pienamente conformi alla normativa europea e nazionale sulla protezione dei dati.

La novità, introdotta dallo schema di regolamento, prevede che, ad ogni transazione, sia acquisito e memorizzato l’indirizzo email indicato dal diciottenne al momento della creazione dell’identità digitale tramite Spid.  Poiché la specifica finalità di Spid è quella di consentire la verifica dell’identità dell’utente, l’Autorità suggerisce al Mibact di valutare se non sia preferibile permettere al ragazzo, considerata la diversa finalità, di indicare un altro indirizzo e-mail per ricevere le comunicazioni relative alla carta elettronica.

A parere del Garante, sarebbe opportuno, inoltre, adeguare lo schema al nuovo quadro giuridico europeo,
prevedendo che il Ministero provveda, ai sensi della normativa sulla privacy, a definire gli obblighi e le responsabilità reciproche tra l’Amministrazione e i soggetti coinvolti (Sogei e Consap).

Per quanto riguarda, infine, l’articolo del regolamento relativo al trattamento dei dati che demanda al Mibact la disciplina delle modalità e dei tempi della gestione e conservazione dei dati personali, il Garante resta in attesa di ricevere gli schemi dei provvedimenti attuativi sui quali esprimere il proprio parere di competenza.


Fonte: garanteprivacy.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

LAST NEWS

GDPR: linee guida per l’applicazione di sanzioni

Le sanzioni, potenzialmente assai salate, previste dal regolamento generale europeo della protezione dei dati personali, devono essere calcolate dopo aver valutato l’evento da sanzionare, sulla base di ben 11 parametri diversi; appare chiaro che una valutazione così personalizzata può portare a situazioni assai diverse, a seconda dei criteri che vengono utilizzati dalle varie autorità garanti europee.

Ecco il motivo per cui in alcuni paesi si stanno cominciando a tracciare delle linee guida, che possono aiutare le autorità Garanti a stabilire il peso da dare agli 11 parametri, giungendo infine alla determinazione della sanzione applicabile. Ricordo, come concetto generale, che il regolamento prevede che una sanzione debba essere effettiva, proporzionata e dissuasiva. Gli 11 parametri di valutazione sono elencati all’articolo 83 del regolamento europeo.

È del tutto normale il fatto che, in vari paesi europei, gli 11 parametri possono essere valutati in modo assai diverso e questo fatto va in contrasto con il principio di coerenza, che vuole che le modalità di applicazione del regolamento, e quindi delle sanzioni, siano omogenee in tutta Europa.

L’autorità Garante federale, che coordina l’attività delle autorità garanti dei singoli Stati (Laender) della Germania, si è mossa in questa direzione, mettendo a punto un modello di valutazione dell’entità delle sanzioni, che dovrebbe essere utilizzato dalle singole autorità Garanti dei singoli Stati.

La metodologia è piuttosto complessa, tanto è vero che in un recente caso il calcolo della sanzione, con le dovute spiegazioni, ha portato a sviluppare un documento lungo ben 24 pagine.

Il punto di partenza per il calcolo della sanzione è piuttosto sorprendente, perché parte dalla valutazione del bilancio annuale dell’ente coinvolto, riportato su base quotidiana.

Questa somma viene moltiplicata per dei fattori numerici, che sono appunto calcolati in base al comma 2 dell’articolo 83 del regolamento, come ad esempio la gravità della violazione, la responsabilità oggettiva dell’organizzazione, l’entità del danno causato agli interessati coinvolti, eccetera.

È evidente che una tale approccio può destare un elevato stupore, soprattutto in paesi, come il nostro, in cui il concetto di sanzione correlata al fatturato annuo era completamente sconosciuto.

Per fare un caso concreto, se una azienda, oppure un gruppo di aziende, coinvolte nella violazione, generano vendite per 90 miliardi di euro nell’anno precedente, il rateo giornaliero è 250 milioni di euro, vale a dire 90 miliardi di lire divisi per 360 giorni.

Il passo successivo è una valutazione, effettuata dall’autorità coinvolta, sulla gravità della specifica violazione.

A questo punto si deve prendere in considerazione il comma 4 ed il comma 6 dell’articolo 83 del regolamento, introducendo ovviamente un certo livello di discrezionalità da parte dell’autorità Garanti coinvolte.

Il modello messo a punto in Germania prevede cinque livelli di gravità della violazione, ognuno associato un coefficiente di moltiplicazione. Ecco la tabella:

  • violazione minore: moltiplicazione da uno fino a quattro volte
  • Violazione media: moltiplicazione da quattro a otto volte,
  • violazione grave: moltiplicazione da otto a 12 volte,
  • violazione gravissima: moltiplicatore da 12 a 14,4 volte.

Sulla base della valutazione della gravità, si ha a disposizione un fattore moltiplicatore del rateo giornaliero, che può portare a calcolare un valore mediano, che risulta la base per un approfondimento delle modalità di calcolo della sanzione.

Facciamo un esempio:

nel caso la azienda prima menzionata abbia un turnover annuo di 90.000.000.000, i1 rateo giornaliero è 250 milioni di euro; ove essa sia coinvolta in una violazione minore, l’autorità può moltiplicare il rateo giornaliero di 250 milioni di euro per 1 e fino a 4 volte. Ciò porta ad un importo variabile tra 250 milioni ed 1 miliardo di euro, con valore mediano di 625 milioni di euro.

Passiamo adesso a valutare la specifica violazione in esame, analizzando i seguenti parametri:

  • durata nel tempo della violazione,
  • natura, estensione e finalità di questo trattamento illecito,
  • numero di interessati coinvolti nel trattamento violato,
  • valutazione del danno subito dagli interessati coinvolti.

L’autorità a questo punto assegnano un punteggio da 0 a 4 ad ognuno di questi criteri e calcola il totale di questi valori. Il punteggio da 0 a 1 viene per solito applicato a fattori che mitigano il rischio, come ad esempio un ridotto numero di interessati coinvolti, modesti danni agli interessati stessi, breve durata della violazione e così via. Il punteggio 2 può essere applicato se non ci sono fattori mitiganti oppure aggravanti; il punteggio da 3 o 4 viene applicato quando vi sono fattori aggravanti, ad esempio come nel caso in cui la violazione sia stata prolungata nel tempo. La somma di questi punteggi produce quindi un numero compreso fra zero e 16.

Questo valore viene inserito in una complessa tabulazione, ancora non diffusa pubblicamente, per vedere se devono essere usati ulteriori moltiplicatori, sia per aumentare sia per diminuire il valore mediano già determinato in precedenza.

Continuiamo con un esempio pratico, seguente a quello precedentemente illustrato.

Se ad esempio le autorità valuta che i quattro criteri sopra menzionati portino ad un punteggio di 2 per ognuno dei quattro criteri, siamo al punteggio totale di otto, senza applicare ulteriori moltiplicatori; pertanto non è necessario aumentare a diminuire il valore mediano già calcolato.

Il valore mediano risulta ancora uguale a 625 milioni di euro.

Indi l’autorità Garante coinvolta passa ad analizzare qualsiasi altro criterio rilevante illustrato al comma 2 dell’articolo 83. Ad esempio, valutando il fattore casuale, doloso o frutto di negligenza, la rapidità con cui la violazione è stata messa sotto controllo, l’esistenza di precedenti violazioni, il livello di cooperazione con l’autorità garante e, se del caso, la presenza di certificazioni applicabili al trattamento.

Infine, l’autorità Garante potrà fare una valutazione globale della situazione e stabilire se vi sono elementi per un aggravamento della sanzione sin qui calcolata.

Alcuni esperimenti pratici, utilizzando questa linea guida, mostrano che le sanzioni che dovrebbero essere applicate dovrebbero essere molto più elevate di quelle fin adesso applicate dall’autorità Garanti statali tedesche. Il metodo di calcolo prevalentemente lineare, che parte dal fatturato annuo, può portare a somme assolutamente straordinarie.

A questo punto ci si chiede se questo schema abbia buone probabilità di essere recepito anche a livello europeo e, in caso di contestazione da parte del titolare coinvolto, bisogna vedere se la magistratura giudicante può ritenere che questo modello sia credibile o non possa essere assoggettato a contestazioni di varia natura, da parte della difesa del titolare.

È comunque apprezzabile il fatto che si sia cercato di mettere a punto una linea guida, che potrà certamente essere migliorata, ma che può rappresentare una guida preziosa per molte autorità nazionali, che ad oggi si muovono con un notevole livello di incertezza, in fase di determinazione di sanzioni applicabili.


Fonte: puntosicuro.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

LAST NEWS

Monza, prof del liceo artistico in classe col caschetto per protesta

A scuola con il casco da cantiere. Il professor Domenico Porchi, insegnante di discipline artistiche e laboratorio artistico, si dice «indignato per il basso livello di sicurezza generale in cui versa il Liceo artistico Nanni Valentini, di Monza in Villa Reale e della succursale di via Magenta, sedi in cui presta servizio». Perciò manifesta pacificamente indossando in classe il caschetto di protezione da cantiere, con la scritta «Siamo tutti responsabili».

«Non passa settimana – racconta il professore – senza che si verifichi un piccolo crollo o un distacco di intonaco o un cedimento in qualche una parte della scuola». Sabato 5 ottobre all’interno del cortile sono caduti pezzi di una persiana che hanno sfiorato una ragazzina, come ricorda il professore. Quindi i bidelli sono intervenuti a rimuovere le restanti tavolette della persiana prima che cadessero. Ad aprile 2019, in aula 19 si è staccata una finestra a vasistas (quelle con apertura a ribalta verso l’interno), anche in quel caso sfiorando una ragazza seduta al banco.

«L’aula 18 è stata dichiarata inagibile per problemi di sicurezza – fa osservare il professore – ma di fatto studenti e docenti la utilizzano. Parliamo di sicurezza e legalità e poi viene violato quotidianamente un divieto». Il dirigente ha anticipato che verrà messo un ponteggio, fatto un controtetto per la sistemazione del tetto. Anche nella vicina aula 19 si vedono muffe, alghe, alterazioni degli intonaci. Ovunque le copertine degli intonaci sono scollate e il muro bagnato da annose perdite rivela grosse crepe. All’ingresso di via Boccaccio, per incanalare gli studenti all’ingresso, ci sono le transenne sul marciapiedi, per rimanere discosti dall’edificio ex Borsa, malsicuro: si crea un percorso stretto e a ostacoli che nella concitazione di una eventuale fuga sarebbe pericoloso.

L’iter burocratico per la ristrutturazione della scuola, a partire dall’ex Borsa, è stato sbloccato. A gennaio di quest’anno il Comune ha pubblicato il bando da 900mila euro per la progettazione della ristrutturazione. In poco meno di 3 anni, secondo le stime del vicesindaco con delega alle Opere pubbliche Simone Villa, verranno appaltati ed eseguiti lavori stimati in 5,5 milioni di euro per rimettere a nuovo l’ex Borsa. A dicembre 2017, Monza ha ottenuto il riconoscimento di 9,1 milioni dal «Patto per la Lombardia», contributi destinati a quattro progetti in città tra cui il più significativo, da 7,9 milioni di euro, è per la riqualificazione dell’ex Borsa, l’unica parte della Villa Reale rimasta di proprietà diretta del municipio monzese. Per il cortile sono in previsione 1.7 milioni di euro, ma dal 2022. In divenire anche il percorso per il rifacimento della copertura del corpo centrale (1.9 milioni). Qualcosa si sta muovendo nell’iter burocratico. «Nel frattempo spero di non diventare una vittima del dovere», dice il professore. Anche nella succursale di via Magenta crollano intonaci dalla pensilina e ci sono transenne a ostacoli per entrare a scuola. Il dirigente Guido Soroldoni non rilascia dichiarazioni


Fonte: ilgiorno.it



WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.
LAST NEWS

Come prevenire gli infortuni che avvengono negli spazi confinati?

Come sottolineato in numerosi articoli e anche in varie puntate della rubrica “ ambienti confinati”, dedicata al racconto degli infortuni professionali, gli ambienti confinati o sospetti di inquinamento sono tra gli ambienti lavorativi a maggior rischio per i lavoratori. Ambienti lavorativi che benché caratterizzati dalla presenza di una normativa specifica – il Decreto del Presidente della Repubblica 14 settembre 2011, n. 177 sulla qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in questi ambienti – sono ancora mancanti di una definizione univoca che ne renda semplice l’identificazione.

In questa situazione confusa, e di fronte ai tanti incidenti mortali che ancora avvengono in questi ambienti, è importante presentare tutte le riflessioni e le analisi in grado di comprendere le eventuali criticità e i principali fattori di rischio da presidiare.

Ed è per questo motivo che presentiamo oggi una scheda informativa, pubblicata dal sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e graviINFOR.MO., che analizzando le modalità di accadimento degli infortuni riporta alcune possibili misure preventive per ridurre il rischio di infortunio.

I dati relativi agli infortuni

Nella scheda n. 11, dal titolo “Gli ambienti confinati”, sono analizzati 69 eventi infortunistici, che hanno comportato 90 decessi, collegati agli ambienti confinati o sospetti di inquinamento (indicati per brevità come “ambienti confinati”) presenti nell’archivio del Sistema nazionale di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi. E si sottolinea che nella scelta degli ambienti di cui occuparsi “non sono stati considerati gli scavi”.

Nella scheda si ricorda poi la mancanza, in letteratura, di una definizione univoca di ambiente confinato o confined space, e per la selezione dei casi si è fatto riferimento alle definizioni presenti in diversi standard, regolamenti, linee guida e indicazioni operative. Rimandiamo, in questo caso, alla lettura dei tanti articoli dedicati dal giornale proprio alle difficoltà di identificazione degli spazi presenti nei luoghi di lavoro.

Nell’analisi dei dati si indica che la distribuzione per attività economica degli infortuni mortali che si sono verificati negli ambienti confinati “mostra una elevata frequenza nei settori delle costruzioni (20,5%) e dell’agricoltura-silvicoltura (19,5%). Seguono le attività della metalmeccanica (fabbricazione e lavorazione dei prodotti in metallo e fabbricazione di macchine ed apparecchi meccanici) con il 12,6%, dello smaltimento dei rifiuti/acque di scarico (9,2%) e con il 5,7% del settore alimentare (in particolare della produzione vinicola). Non trascurabile è anche la quota relativa ai settori della movimentazione/magazzinaggio merci, del trasporto e del commercio, della manutenzione e riparazione di autoveicoli, che in totale concentrano oltre il 12% degli infortuni e dove di frequente l’ambiente confinato è rappresentato dal mezzo con cui si trasportano prodotti pericolosi”.

Un’altra analisi riguarda la natura della lesione: emerge che l’asfissia è predominante con il 64,4% (53,3% asfissia chimica e 11,1% asfissia fisica o meccanica), seguita dall’annegamento con il 17,7%. E un’altra caratteristica rilevata è “la presenza di casi collettivi (contemporaneo coinvolgimento di più persone nella dinamica infortunistica): questi rappresentano circa 1/4 (16 su 69) degli accadimenti esaminati. Con riferimento ai decessi avvenuti, il 41% (37 su 90) si è registrato in casi collettivi”.

Infine riprendiamo le indicazioni sul luogo confinato dove si verifica l’infortunio mortale: “si nota la prevalenza di 3 tipologie: cisterne/serbatoi/autoclavi (28,8%); vasche (22,2%) e pozzi/pozzetti (15,5%). Considerando i soli infortuni collettivi, nelle prime tre tipologie di ambiente si concentra oltre l’80% dei decessi”.

Riprendiamo dal documento una tabella sulla distribuzione degli infortunati per tipologia di ambiente confinato:

I rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori

Il documento, che fa spesso riferimento anche a quanto contenuto nel “ Manuale illustrato per lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati ai sensi dell’art. 3 comma 3 del d.p.r. 177/2011”, segnala che gli ambienti confinati possono presentare “numerosi rischi per la salute e la sicurezza quali:

  • asfissia per carenza di ossigeno;
  • intossicazione per esposizione ad agenti chimici pericolosi;
  • esposizione ad agenti biologici;
  • caduta dall’alto dell’infortunato;
  • contatto con organi lavoratori in movimento;
  • scivolamento dovuti alla difficoltà di accesso/uscita, alla carenza/assenza di illuminazione naturale, alla presenza di tubazioni/cavi/materiali o di fondo vischioso/scivoloso;
  • seppellimento per caduta di polverulenti dall’alto;
  • ustione/congelamento per esposizione a sostanze corrosive, a temperature elevate o molto basse;
  • annegamento in presenza di melma/fanghi o variazioni improvvise di livello di altri fluidi;
  • folgorazione per presenza di connessioni elettriche;
  • ecc.

E “considerando la totalità degli infortuni mortali in ambienti confinati, i fattori di rischio più frequentemente rilevati sono gli errori nelle modalità operative, la mancata fornitura o il non utilizzo dei DPI necessari seguiti poi, come terzo fattore, dalle carenze strutturali e organizzative degli ambienti lavorativi”.

Le misure di prevenzione per gli spazi confinati

Partendo dalle criticità rilevate, la scheda indica poi le principali azioni di prevenzione e protezione.

Ad esempio “prima di consentire l’accesso di lavoratori ad un ambiente confinato è necessario verificare se l’attività lavorativa da svolgere possa essere effettuata comunque senza accedervi, evitando così l’esposizione al rischio, come ad esempio operando dall’esterno attraverso l’utilizzo di dispositivi teleguidati, telecamere, robot, droni e tenendo comunque sempre conto dello stato dell’arte e dello sviluppo tecnologico”.

Nel caso ciò non fosse possibile, occorre allora pianificare i lavori “al fine di individuare tutte le misure di prevenzione e protezione da mettere in atto per garantire la realizzazione, la verifica ed il mantenimento di condizioni di assenza di pericolo per la vita umana”.

Altre indicazioni:

  • “è necessario che i lavori vengano eseguiti secondo specifiche procedure di sicurezza, avvalendosi di personale in possesso di competenze, formazione e addestramento specifici;
  • dovranno essere effettuati preventivamente sopralluoghi conoscitivi e stabilire se è necessario eseguire, e con quali modalità, misure strumentali in relazione al contenuto di ossigeno (O2), assenza di contaminanti e di esplosività e delle condizioni microclimatiche. Se necessario, l’ambiente va bonificato tramite ventilazione (sono consigliati 70 ricambi/h per volumi fino a 50 m3) con attrezzatura adeguata al rischio (eventuale rispondenza ATEX). La misura del tenore di O2 deve essere effettuata, con strumenti adeguati dotati di allarme non tacitabile, sia prima dell’accesso che durante il lavoro, per garantire che ci sia una concentrazione di ossigeno adatta alla respirazione (21%)”.

È poi opportuno pianificare “dividendo per fasi successive l’intervento da realizzare; stilare e trasferire adeguatamente le procedure di lavoro, le modalità di verifica dell’idoneità e del funzionamento della strumentazione di monitoraggio e delle attrezzature di lavoro, le procedure di isolamento e ciecatura, in conformità all’autorizzazione per l’ingresso in ambienti confinati”.

Si sottolinea che nel caso in cui non si riesca ad escludere il pericolo di incendio ed esplosione, “oltre alla rispondenza alla norma ATEX di tutta la strumentazione, è necessario utilizzare attrezzature antiscintilla, indumenti e dispositivi antistatici, vietare l’uso di fiamme libere o fonti di calore e garantire l’equipotenzialità”. E in caso di “dubbio sulla pericolosità dell’ambiente e se l’O2 è inferiore al 18% si deve vietare l’accesso e nei casi in cui sia inevitabile l’ingresso in ambienti confinati in cui la percentuale di ossigeno risulti inferiore al 20%, i lavoratori devono essere dotati di DPI respiratori isolanti quali autorespiratori con autonomia sufficiente a svolgere le lavorazioni”.

Inoltre secondo le evidenze della valutazione dei rischi potranno ritenersi necessari anche dispositivi “quali quelli per la protezione dalle cadute dall’alto (es. dispositivi di ancoraggio al quale viene collegato un sistema di arresto della caduta, dispositivi di recupero, argano, paraspigoli per fune di recupero, selle di invito, ecc.)”.

La scheda ricorda poi che:

  • il medico competente ha il compito di “valutare l’idoneità alla mansione dei lavoratori che accedono in ambiente confinato, tenendo conto anche degli aspetti connessi a quest’attività (obesità, eventuali patologie cardiopolmonari, claustrofobia, necessità di usare DPI di III categoria, ecc.).
  • ai lavoratori deve essere garantita una informazione/ formazione specifica sui rischi connessi all’attività svolta e sulle misure di prevenzione e protezione per il loro controllo (incluso l’utilizzo della strumentazione per le misure della salubrità dell’atmosfera), e l’addestramento sull’uso dei DPI di III categoria (cinture di sicurezza, autorespiratori, ecc.). In aggiunta il personale coinvolto deve essere a conoscenza delle istruzioni operative da attuarsi in caso di emergenza e delle misure di primo soccorso. Dette istruzioni devono essere predisposte necessariamente prima dell’intervento e devono contenere un piano delle fasi di salvataggio e di recupero di lavoratori non più autosufficienti, incluso il coordinamento con il sistema di emergenza del Servizio sanitario nazionale e dei Vigili del fuoco (VVF)”.

Inoltre – continua la scheda – “vi è la necessità di un idoneo sistema di comunicazione tra interno ed esterno, di tipo vocale, o a vista, e se ciò non è realizzabile l’uso di microfoni da bavero, di dispositivi di allarme luminosi o sonori (fissi/ portatili), di collegamenti via cavo con telefono portatile con possibilità di collegarsi con la squadra dei soccorsi (adeguatamente formata e addestrata) e/o con i VVF”. E le aree d’intervento e di soccorso “devono essere opportunamente delimitate e segnalate con apposita segnaletica. In caso di sospensione delle attività alla ripresa dei lavori è necessario verificare che le condizioni di salubrità non siano modificate”.

Si deve poi garantire “la presenza esterna di almeno una persona con funzione di sorveglianza/allertamento, che non deve mai entrare nel luogo confinato in quanto deve sorvegliare personalmente e con continuità le attività in corso e gestire le situazioni di emergenza”.

Senza dimenticare che in caso di affidamento dei lavori ad imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi, “devono essere preventivamente verificate, da parte del datore di lavoro committente, l’idoneità tecnico-professionale delle imprese esecutrici secondo le indicazioni della vigente normativa”.

Infine occorre che “il datore di lavoro committente metta a disposizione delle ditte in appalto la documentazione relativa alla natura dei rischi presenti nel luogo sospetto di inquinamento o confinato e agli eventuali rischi interferenziali dovuti alla presenza contemporanea di attività lavorative svolte da altre imprese; lo stesso ha l’obbligo di nominare un suo rappresentante che deve vigilare sulla sicurezza delle attività svolte”.

Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale della scheda che riporta anche altre ulteriori rilevazioni su rischi e infortuni negli ambienti sospetti di inquinamento o confinati.

Documento originale:

Infor.mo., Sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi, “ Gli ambienti confinati”,


Fonte: puntosicuro.it