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Agenti cancerogeni e mutageni: ambienti di lavoro e attività a rischio

Considerando che gli agenti cancerogeni e mutageni sono purtroppo presenti ancora oggi in molti ambiti lavorativi, è importante tornare a parlare di tumori professionali. Ed è necessario, anche attraverso i nostri articoli, continuare a sensibilizzare i lavoratori e le aziende sulle potenziali esposizioni e, attraverso la presentazione documenti e ricerche, cercare di promuovere idonee misure preventive e protettive.

Il problema è che il tema dell’epidemiologia dell’esposizione ad agenti cancerogeni e mutageni in ambito professionale e delle neoplasie correlate “è complesso per diverse ragioni, fra le quali il lungo periodo di latenza tra esposizione e insorgenza dei sintomi patologici, la multifattorialità nell’eziopatogenesi tumorale, che non consente di isolare facilmente il rischio esclusivamente professionale, e la difficoltà nel redigere anamnesi accurate”.

A ricordarlo e a soffermarsi in particolare sull’esposizione ad agenti chimici cancerogeni è l’aggiornamento di un documento Inail, prodotto nel 2015, dal titolo “Agenti cancerogeni e mutageni. Lavorare sicuri”.

Il nuovo documento, realizzato dalla Consulenza tecnica per la salute e la sicurezza (Ctss) dell’Inail e a cura di Maria Ilaria Barra, Francesca Romana Mignacca e Paola Ricciardi, vuole essere uno strumento di ausilio nell’utilizzo e nella gestione degli agenti cancerogeni e/o mutageni sul luogo di lavoro.

Agenti cancerogeni e mutageni: alcuni dati sui tumori professionali

Il documento indica che, secondo quanto riportato sul sito del World Cancer Day, “si stimano circa 10 milioni di decessi dovuti al cancro ogni anno, e le previsioni sull’incidenza e sulla mortalità risultano in crescita”. E se “per le sostanze endogene e per alcune sostanze esogene come i nutrienti e i farmaci lo sviluppo di patologie è legato a esposizioni a concentrazioni elevate, come evidenziato da misurazioni di tali sostanze nel sangue, per gli inquinanti ambientali l’incidenza è elevata per esposizione a concentrazioni molto basse”.

Parlando poi di tumori professionali, le stime prodotte dall’ILO (International Labour Office) riferiscono che nel mondo ‘è associabile ai tumori il 32% dei decessi conseguenti ad attività lavorativa’. In particolare in Europa questa percentuale “arriva al 53% che, in valore assoluto, corrisponde a un’oscillazione tra i 60 mila e i 100 mila lavoratori deceduti in un anno a causa di neoplasie”.

Chiaramente la percentuale “è variabile a seconda del settore economico e della sede anatomica della neoplasia”.

Agenti cancerogeni e mutageni: ambienti di lavori e attività a rischio

La prima parte del documento si sofferma anche sugli ambienti di lavoro in cui si può venire in contatto con agenti cancerogeni e/o mutageni.

In generale gli ambiti lavorativi “nei quali il rischio di contrarre patologie neoplastiche è più elevato sono quelli in cui si utilizzano polveri di legno o cuoio”: studi epidemiologici “hanno, infatti, rilevato per falegnami, mobilieri e carpentieri, un aumentato rischio per tumori delle cavità nasali e dei seni paranasali”.

Si accenna poi all’ esposizione a benzene nell’industria petrolchimica che ha “evidenziato una maggiore incidenza di varie patologie di tipo leucemico negli addetti ai processi di produzione, trasporto e utilizzazione della sostanza, soprattutto in caso di sversamenti, perdite accidentali di vapori o interventi di manutenzione degli impianti”.

Inoltre l’esposizione ai composti del cromo esavalente “è stata associata a un aumento dell’insorgenza di neoplasie polmonari sia nelle attività di produzione di composti cromati che nei processi di saldatura”, placcatura e verniciatura dei materiali metallici (trattamento e rivestimento dei metalli)”.

Si parla poi dell’esposizione a Idrocarburi policiclici aromatici (IPA) che ha evidenziato “un aumento di rischio per cancro dei polmoni e della pelle. Gli IPA si trovano spesso sotto forma di miscele complesse e derivano principalmente da combustioni incomplete; possono quindi essere presenti in tutte le attività dove avvengono combustioni (fonderie, raffinerie, produzione di coke, di asfalto, industria della gomma, produzione di energia, ecc.)”.

Fonte: puntosicuro.it

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