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Sicurezza alimentare, i controlli da effettuare sulle uova

“ECCO FATTO, noi lo avevamo detto di controllare i derivati”. Rolando Manfredini è il responsabile Coldiretti del settore sicurezza alimentare e il caso Fipronil secondo lui dimostra almeno un paio di cose.

Partiamo dalla prima.
“Mentre sul guscio sono inseriti tutti i dati sulla provenienza e il tipo di allevamento, anche se sono state ottenute con il metodo biologico, dei prodotti derivati non si sa nulla. E allora chi utilizza uova pastorizzate, ad esempio per realizzare un dolce confezionato o una merendina, dovrebbe essere obbligato dalla legge a mettere sulla confezione la provenienza di quell’ingrediente. Adesso il consumatore non sa nulla e non può orientare le sue scelte. E se ha paura di qualcosa smette proprio di comprare, magari anche alimenti sicuri perché utilizzano materie prime italiane”.

E gli Stati cosa sanno di questi prodotti?
“Solo quello che gli dicono i produttori, cioè i privati in base a un regolamento europeo, il 178 del 2002. Ecco una seconda cosa che andrebbe cambiata: noi chiediamo che vengano pubblicati tutti i dati di importazione e di destinazione dei prodotti da parte delle varie aziende che li utilizzano, li lavorano e magari li rivendono. In questo modo le autorità sanitarie potrebbero fare tutti i controlli necessari molto rapidamente”.

Non ci si può fidare solo dei privati quindi?
“In questo caso abbiamo visto che c’è stato qualcuno che ha fatto il furbo. E forse anche alcune autorità pubbliche di altri Paesi che hanno ritardato l’allarme”.

Crede che nei prossimi giorni si potrebbero scoprire altre aziende alimentari italiane che hanno acquistato uova contaminate?
“Sui derivati purtroppo potrebbe succedere di nuovo. Del resto ci sono stati vari casi in passato che ci dimostrano come quando non è trasparente la filiera di produzione possono esserci problemi e ritardi negli allarmi. Penso al caso della carne di cavallo “nascosta” in preparazioni che non dovevano contenerla. Tutto è partito grazie a consumatori inglesi, non alle autorità pubbliche. Ripeto, bisogna che le aziende pubblichino da dove vengono e dove vanno gli alimenti che trattano. Non ci dimentichiamo che parliamo di cose che finiscono nello stomaco e nell’organismo delle persone”.

Quante uova e quanti derivati importa l’Italia?
“Non tanti. Se parliamo delle uova in guscio ne produciamo 12,9 miliardi di pezzi e copriamo il nostro fabbisogno per il 95%. In base ai dati Istat nei primi sei mesi di quest’anno abbiamo importato dai Paesi Bassi 610mila chili di uova in guscio e 648mila chili di derivati”.

Quanti derivati consumiamo?
“In media mangiamo l’equivalente di circa 75 uova l’anno sotto forma di pasta, dolci e altre preparazioni. Sono molte di più le uova in guscio che consumiamo, circa 140 a testa ogni anno”.


Fonte: repubblica.it

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