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Cade dalla sedia in smart working, riconosciuto l’infortunio sul lavoro
AGI – Cade dalla sedia mentre è in smart working e dopo tre anni le viene riconosciuto l’infortunio sul lavoro. È accaduto a una donna di 60 anni di Padova: l’Inail le ha negato il risarcimento, che invece le è stato riconosciuto da un tribunale civile. Il fatto risale all’8 aprile del 2022. La sentenza è stata emessa dai giudici del lavoro di Padova l’8 maggio scorso ma è stata resa nota in questi giorni dal sindacato Fgu Gilda Unams e riportata da media locali.
Dipendente universitaria
La lavoratrice, dipendente del dipartimento giuridico dell’Università di Padova, si era alzata quattro anni fa dalla sedia nel corso di una riunione in videoconferenza, ma era caduta procurandosi la frattura della caviglia in due punti, con il ricovero in ospedale, un intervento chirurgico e un certificato medico di 137 giorni di inabilità al lavoro. Il giudice di Padova Maurizio Pascali ha dichiarato “cessata la materia del contendere in ordine alla natura di infortunio sul lavoro occorso e sulle entità postume”, imponendo il rimborso di 1.300 euro e il riconoscimento di un’invalidità permanente nella misura del 9%.
Istat: divario marcato Nord-Sud sull’adozione dello smart
L’adozione dello smart working in Italia evidenzia marcate differenze tra le diverse aree del Paese. Le città metropolitane e le regioni del Centro-Nord, caratterizzate da una maggiore concentrazione di settori terziari avanzati e da evolute infrastrutture digitali, mostrano livelli più elevati di diffusione del lavoro agile. È quanto emerge dalle statistiche dell’Istat dedicate allo smart working relative al 2023. In particolare, città come Milano, Roma, Bologna e Torino hanno registrato, tra i Comuni con più di 150mila residenti, le percentuali più alte di lavoratori da remoto, grazie anche alla presenza di grandi aziende e pubbliche amministrazioni più strutturate.
Al contrario, nel Mezzogiorno, con alcune eccezioni, il lavoro da casa risulta meno frequente, riflettendo anche le caratteristiche della struttura produttiva del territorio. Nel 2023, nel Nord-Est, gli occupati che hanno lavorato a distanza almeno un giorno nelle quattro settimane precedenti la data di riferimento della rilevazione censuaria sono il 17,1%, un punto percentuale in più di quelli residenti nel Centro. Nella ripartizione Nord-occidentale la quota scende sensibilmente fino all’11,9%, e si assesta al 10,2% nelle regioni del Sud, in entrambi i casi al di sotto della media nazionale (13,8%).
Nelle due Isole maggiori meno di 10 lavoratori su 100 (9,7%) hanno scelto, o avuto la possibilità, di svolgere, anche solo per qualche giorno, la propria attività al di fuori della sede di lavoro. A livello regionale, il Lazio guida la classifica con il 21,5%; valori elevati anche per la Lombardia (18,6%) e il Piemonte (14,5%). Supera la media nazionale anche la Liguria con il 14%. In tutte le regioni del Mezzogiorno il lavoro da casa interessa meno del 10% degli occupati, a eccezione di Campania (11,1%), Abruzzo (10,3%) e Sardegna (10,2%). In controtendenza, la Valle d’Aosta/Vallee d’Aoste che, al pari della Basilicata, si ferma all’8,8%.
Fonte: corrierenet.com




