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Come avvengono gli infortuni nel settore della navigazione marittima?

Il settore della navigazione e della pesca marittima può essere considerato un settore di piccole dimensioni ma, per l’Italia – un paese che è “circondato da oltre 7.000 km di coste marine” ed è impegnato “ad alleggerire il congestionamento della rete stradale, attraverso lo sviluppo dei collegamenti marittimi per il trasporto delle merci” – è un settore di fondamentale importanza.

In questo settore quale è la frequenza infortunistica? Quali sono le malattie professionali più diffuse? E quali sono gli infortuni più diffusi?

A occuparsi di questo tema e a fornire alcuni dati sugli eventi lesivi del settore della navigazione e della pesca marittima è un intervento tratto dalla pubblicazione Inail “Sfide e cambiamenti per la salute e la sicurezza sul lavoro nell’era digitale” che raccoglie gli atti dell’omonimo seminario di aggiornamento dei professionisti Contarp, Csa (Consulenza statistico attuariale) e Cit (Consulenza per l’innovazione tecnologica) dell’Inail che si è tenuto a Firenze dal 23 al 25 ottobre 2018.

Gli infortuni nella navigazione marittima

L’intervento – dal titolo “Il settore della navigazione marittima: infortuni sul lavoro e malattie professionali” e a cura di R. Bencini (Inail, Direzione generale, Contarp) – ricorda innanzitutto la specificità dell’attività lavorativa svolta dagli addetti del settore.

Un’attività talmente specifica “da non poter essere paragonata a nessun’altra occupazione, in primo luogo per l’ambiente in cui viene svolta: la nave”.

E la nave spesso diventa anche “luogo di abitazione per lunghi periodi; l’esposizione al rischio di infortunio/tecnopatia viene, quindi, estesa ben oltre la conclusione del turno di lavoro”.

L’intervento riporta poi alcune informazioni sui dati infortunistici Inail (aggiornati al 30 aprile 2018) e sottolinea che le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Inail per eventi avvenuti nel quinquennio 2013-2017 nel settore “sono in media 873 l’anno”.

In particolare tra gli infortuni riconosciuti, “quelli in itinere rappresentano poco più del 3%, in quanto, soprattutto per alcuni tipi di imbarco, gli spostamenti casa – lavoro sono ridotti al minimo”. E, comunque, gli infortuni “si concentrano per quasi l’84% nelle tre categorie con maggiore occupazione”:

  • trasporto passeggeri (categoria comprensiva degli infortuni dei concessionari di bordo, cioè del personale dedicato ai servizi supplementari di bordo, quali attività commerciali o ricreative a bordo delle navi da crociera),
  • trasporto merci,
  • pesca.

Veniamo agli infortuni mortali che nel quinquennio “sono in tutto 27. Si tratta di casi poco frequenti, concentrati soprattutto nella pesca”.

Se, infatti, “con riferimento al complesso degli infortuni, gli eventi lesivi della pesca costituiscono il 17% del totale”, con riferimento ai soli infortuni mortali, “gli eventi della pesca rappresentano oltre il 44%”. E questi accadono “a volte in seguito all’affondamento dell’imbarcazione per condizioni meteorologiche avverse, collisioni, difficoltà nell’utilizzo delle reti (incagliamento delle reti, sbilanciamento del mezzo dovuto al peso del carico)”.

Gli infortunati e le considerazioni di genere

Rimandando alla lettura integrale dell’intervento facciamo qualche breve cenno su quanto indicato a proposito della tipologia degli infortunati.

S indica che gli infortunati “sono in prevalenza lavoratori di sesso maschile”.

Infatti gli infortunati di sesso maschile, “rappresentano una percentuale molto alta del totale, pari al 96,2%”: la presenza femminile nel settore della navigazione, “analogamente a quanto accade a livello internazionale, è ancora molto bassa”. E le poche donne sono principalmente – come indicato dall’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) – “presenti soprattutto nei servizi alberghieri delle navi da crociera”.

Tuttavia la stima dell’ILO varia da paese a paese: si passa “dal 10% delle donne occupate nel settore nei paesi scandinavi, all’8,3% nel Regno Unito, al 4,2% in Germania, fino all’1,2% in Italia”.

Le tipologie di infortunio e le malattie professionali

L’intervento ricorda che la nave, come ambiente di lavoro, “presenta rischi specifici ai quali è esposto il lavoratore, quali pavimentazioni scivolose, vibrazioni, rumorosità”. E, tra l’altro, la rumorosità, oltre a esporre al rischio di malattia professionale, “può comportare problemi di comunicazione tra colleghi, aumentando il rischio di infortunio”.

Le analisi degli infortuni hanno poi evidenziato nel tempo “delle regolarità nel modo in cui si si distribuiscono gli eventi lesivi rispetto ad alcune variabili”.

Le modalità di accadimento più frequenti rilevate negli anni riguardano le scivolate e le cadute del lavoratore(“scivolamento/ inciampamento con caduta allo stesso livello, caduta dall’alto”).

E la predominanza degli scivolamenti/cadute “è rilevabile anche nelle statistiche pubblicate dalla European Maritime Safety Agency (Emsa) con riferimento agli infortuni di tipo lavorativo avvenuti tra il 2011 ed il 2016”.

L’intervento segnala poi “la maggiore rischiosità delle operazioni in mare aperto, in generale, ma soprattutto per il settore della pesca”.

Riprendiamo, in conclusione, qualche indicazione sulle malattie professionali.

Si segnala che le malattie professionali “denunciate all’Inail con anno di protocollo 2017 sono 616 e sono state contratte da 423 lavoratori” (si riportano anche i dati delle malattie riconosciute alla data del 30 aprile 2018).

E, confermando quanto indicato sul rischio rumore, “storicamente l’ipoacusia da rumore è stata la malattia professionale più frequente tra i marittimi, soprattutto per le qualifiche di macchina”.

Tuttavia con la revisione delle tabelle delle malattie professionali è stato facilitato il riconoscimento anche delle “malattie causate da vibrazioni meccaniche trasmesse al sistema mano-braccio, l’ernia discale lombare e le malattie da sovraccarico biomeccanico dell’arto superiore e del ginocchio”.

Ora le malattie riconosciute “sono concentrate, per quasi il 62%, sul sistema osteomuscolare” e “seguono, con una percentuale molto più bassa, le malattie dell’orecchio” (circa il 15%).

A questo proposito l’intervento ricorda che “l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro segnala le malattie del sistema muscolo-scheletrico come le più diffuse in Europa tra quelle correlate all’attività lavorativa, individuando alcuni fattori che possono contribuire alla comparsa dei disturbi muscolo-scheletrici, ad esempio l’uso della forza, i movimenti ripetitivi, le posizioni scorrette e statiche, le vibrazioni, gli ambienti di lavoro freddi”. Ed, infatti, “alcune caratteristiche dell’ambiente di lavoro dei marittimi ed alcune specifiche attività svolte a bordo” riguardano i fattori elencati sopra.

Ad esempio riguardo alle vibrazioni, “tipiche delle imbarcazioni/navi”, si indica che “possono essere accentuate in condizioni atmosferiche difficili, agendo sull’equilibrio e portando il lavoratore ad assumere posture scorrette”. Mentre diverse attività lavorative “possono essere svolte in ambienti freddi, si pensi in particolare alle operazioni di ormeggio e disormeggio, a quelle legate alla pesca o a quelle svolte in celle frigorifere”. E chiaramente spesso l’attività lavorativa “prevede l’uso della forza, in particolare per la movimentazione di attrezzature e carichi”.

In definitiva, conclude l’intervento, il settore della navigazione marittima merita, “per le peculiarità dell’ambiente e della tipologia di lavoro”, futuri studi specifici sui rischi di infortunio e malattia professionale.


Fonte: puntosicuro.it

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WhatsApp, finta applicazione scaricata un milione di volte su Android

E’ stata scaricata oltre un milione di volte prima che Google la rimuovesse. I proprietari di dispositivi Android credevano si trattasse dell’applicazione WhatsApp, invece era una versione fasulla, un ricettacolo di pubblicità capace di indirizzare l’utente verso siti pericolosi su cui si rischia di scaricare virus e altri tipi di malware.

Secondo quanto riferito dal sito The Hacker News, l’applicazione falsa è apparsa come molto simile all’originale: si chiama “Update WhatsApp Messenger” ed è stata pubblicata da “WhatsApp Inc.”, lo stesso nome dello sviluppatore della app originale. L’unica differenza è uno spazio bianco alla fine del nome, invisibile agli utenti.

La fake app è stata pubblicata sul Google Play Store giovedì 2 novembre, ed eliminata il giorno seguente. Non è la prima volta che i cybercriminali provano a sfruttare la popolarità di alcune app creandone una versione fake. Agli inizi di ottobre l’esperto di sicurezza Nikolaos Chrysaidos aveva messo in guardia su una versione fasulla di Messenger che era stata scaricata oltre 10 milioni di volte.


Fonte: tgcom24.mediaset.it

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