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Il governo stanga i negozi con la “multa dei Bancomat”

I peggiori incubi dei commercianti stanno per materializzarsi. Il governo ha inserito nella legge di Bilancio 2018, che sarà varata oggi, la norma che prevede, a partire dal prossimo gennaio, una sanzione di 30 euro ogniqualvolta un esercente non accetterà un pagamento tramite bancomat o carta di credito.

È il fantasma più volte evocato (anche in una recente intervista al Giornale) dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che da due anni battaglia per evitare la tagliola della norma sui micropagamenti introdotta dalla legge di Stabilità 2016.

In buona sostanza, i negozianti saranno obbligati – pena la multa – ad accettare pagamenti elettronici anche al di sotto della soglia dei 5 euro. Se l’innovazione è stata sempre presentata come una modernizzazione del sistema e un miglioramento dello stile di vita (sarà possibile pagare un caffè al bar o comprare il giornale con la propria carta), va anche detto che si tratta dell’ultimo passo verso la piena vigenza dello stato di polizia fiscale. «Lo scopo è inserire questa norma in un contesto più ampio per spingere tutto il sistema ad un deciso spostamento verso i pagamenti elettronici in Italia», ha spiegato al Messaggero il viceministro dell’economia ed estensore della norma, Luigi Casero. La moneta elettronica è, infatti, tracciabile e questo consentirà all’Agenzia delle Entrate sia di sapere quanto incassano effettivamente gli esercenti sia di controllare se le spese dei privati contribuenti sono effettivamente commisurate al reddito dichiarato. La lotta senza quartiere all’uso libero del contante ha infatti questo obiettivo.

Per indorare la pillola si sta lavorando su due fronti. Dal lato dei consumatori si ipotizza un piccolo sgravio fiscale per chi usa le carte di pagamento, mentre per invogliare i commercianti a dotarsi dei Pos è stato varato un decreto legislativo dei ministeri dell’Economia e dello sviluppo che fissa le commissioni massime sui pagamenti elettronici allo 0,2% del valore della transazione per i bancomat, allo 0,3% per le carte di credito, come prescrive una direttiva europea del 2015. Possibile ma, al momento, non ancora certo che si introduca un credito di imposta per le spese sostenute per dotarsi dei terminali di pagamento. Allo stesso modo, si prevede di continuare a esonerare dall’obbligo benzinai e tabaccai che fungono da agenti della riscossione e riversano direttamente le accise all’erario. Non è ancora chiaro come dovranno adeguarsi i professionisti perché, ad esempio, avvocati e commercialisti che esercitano in studi associati emettono fattura allo studio e non al cliente.

Secondo uno studio di The European House Ambrosetti, con un maggiore utilizzo delle carte di pagamento potrebbero emergere 6 miliardi di «nero». Analogamente, bisogna registrare che l’azione «coercitiva» attuata negli ultimi anni ha determinato un incremento dell’ammontare dei pagamenti elettronici dai 54 miliardi del 2014 agli oltre 62 miliardi dell’anno scorso, come evidenziato da Bankitalia.

Va detto, però, che l’installazione dei terminali Pos comporta, secondo alcune stime, un aggravio di costi di 1.700 euro annui per ogni commerciante, costi che naturalmente si scaricano sulla clientela. Ecco perché il numero uno di Confcommercio Sangalli ha sempre chiesto «incentivi e riduzione dei costi», ma soprattutto libertà di scelta.


Fonte: ilgiornale.it

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