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Privacy: “A maggio 140 attacchi informatici al giorno”

Dal 25 maggio ad oggi le violazioni di database in Italia sono “improvvisamente” aumentate del 500 per cento. Hanno interessato oltre 330.000 persone. E il nostro Paese si è scoperto viaggiare a una media di 140 attacchi al giorno. È l’effetto dell’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo sulla Privacy, che obbliga tutti gli operatori a comunicare in maniera tempestiva le intrusioni informatiche. La relazione annuale del presidente dell’Autorità garante Antonello Soro, la prima ad essere presentata “nel nuovo quadro giuridico europeo, pienamente applicabile da poco più di un mese”, non poteva che partire da questo primo, parziale, bilancio.

· IL CASO “CAMBRIDGE ANALYTICA”: A RISCHIO LA SOVRANITA’
Nella sala della Regina a Montecitorio, Antonello Soro, presentando la relazione, ripercorre le attività dell’Authority nell’ultimo anno, compreso il caso di Cambridge Analytica-Facebook (“punta di un iceberg sicuramente ben più esteso”) su cui ha ancora un’istruttoria aperta. “I primi accertamenti condotti hanno messo in luce le implicazioni, spesso sottovalutate, del sistema di gestione delle inserzioni sulle grandi piattaforme del web. Esso determina un flusso di dati degli utenti verso innumerevoli ‘terze parti’ poco trasparente”. E, nella maggior parte dei casi, del tutto ignorato dagli interessati.

“L’ex amministratore delegato di Cambridge Analytica – ricorda il Garante – già nel 2016 dichiarava di disporre di ‘qualcosa di simile a 4-5 mila data point per ogni statunitense adulto’, utilizzabili secondo un metodo che a suo dire sarebbe stato già applicato in ‘oltre duecento elezioni nel mondo’. Una parte rilevante delle inserzioni politiche veicolate online durante la scorsa campagna presidenziale negli Stati Uniti parrebbe ascrivibile a gruppi sospetti, localizzati all’estero, che attraverso marketing politico personalizzato basato sulla profilazione, tentavano di condizionare l’esito delle elezioni. La mancanza di un quadro regolatorio adeguato, anziché favorire il libero dispiegarsi delle dinamiche di mercato e, con esse, il benessere collettivo, espone a rischio la stessa sovranità, rendendo vulnerabili proprio gli Stati che non hanno disciplinato le condizioni per un corretto sviluppo dell’economia digitale”.

L’ALGORITMO CI MANIPOLA
Un’ulteriore riflessione Soro la fa su ciò che è oggi Internet e su come appare alla maggior parte degli utenti. “Il web di cui facciamo esperienza non è la rete, ma soltanto la sua parte selezionata da algoritmi che, analizzando le nostre attività e preferenze, ci espongono a contenuti il più possibile affini a esse, per esigenze di massimizzazione dei ricavi da parte dei gestori, legate al tempo di permanenza e al traffico online”. Siamo dunque soggetti, “più di quanto ne siamo consapevoli”, a una sorveglianza digitale, in gran parte occulta, prevalentemente a fini commerciali e destinata a espandersi anche su altri piani, con effetti dirompenti sotto il profilo sociale.
“La definizione ‘Internet of Me’, riferita al flusso di dati che dalla rete giunge al singolo consumatore, con contenuti personalizzati, attraverso oggetti di uso quotidiano capaci di apprendere dall’esperienza e adattarsi in maniera evolutiva ai comportamenti, è in questo senso significativa. Essa è infatti costruita su di un singolare ossimoro: Internet dovrebbe essere il mondo, tutto ciò che è al di fuori di me e con cui ‘io’ interagisco. Diviene invece la porzione di mondo che mi conferma nelle mie idee, la rappresentazione immateriale della realtà che mi sono costruito”.
Nel rapporto sempre più stretto tra uomo e algoritmo si inseriscono nuovi lavori, e il Garante sottolinea il caso dei rider, per i quali “è il secondo a impartire direttive al primo, privato persino della relazione interpersonale con un datore di lavoro, verso il quale esercitare i propri diritti”.

“IL DECRETO INTERCETTAZIONI? OCCASIONE MANCATA”
Antonello Soro non risparmia critiche neanche al recente decreto sulle intercettazioni telefoniche, sul quale aveva chiesto al Parlamento un intervento sostanziale. “Consideriamo un’occasione mancata l’omessa modifica della disciplina sulla conservazione, per fini di giustizia, dei dati di traffico telefonico e telematico in senso conforme alla giurisprudenza della Corte di giustizia, con l’abrogazione della norma sulla conservazione per sei anni dei tabulati. La loro conservazione per un periodo così lungo, indifferenziata per tipologia di dati e presupposti d’indagine, contrasta infatti con il principio di proporzionalità tra limitazione della riservatezza ed esigenze investigative”. Positivo invece il giudizio sulle innovazioni del decreto che hanno limitato, sotto il controllo del pubblico ministero, l’ingresso nel fascicolo processuale di conversazioni irrilevanti.

QUASI 600 VIOLAZIONI AMMINISTRATIVE
Infine, le cifre che fotografano l’attività dell’Authority nel 2017. Sono stati adottati 573 provvedimenti collegiali, forniti riscontri a circa 6.000 quesiti e reclami (soprattutto per marketing telefonico, credito al consumo, videosorveglianza, concessionari di pubblico servizio, recupero crediti, settore bancario e finanziario), decisi 276 ricorsi, resi 19 pareri al Governo e al Parlamento, comunicate 41 notizie di reato all’autorità giudiziaria “per mancata adozione di misure minime di sicurezza a protezione dei dati e trattamento illecito”, effettuate 275 ispezioni, contestate 589 violazioni amministrative (quasi tutte per trattamento di dati senza consenso) e riscossi 3,8 milioni di sanzioni. Il 15 per cento in più rispetto al 2016.


Fonte: repubblica.it

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