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Biobuste, il ministero della Salute: “Sì al sacchetto da casa, ma solo se nuovo”

Chi controllerà che la bio busta portata da casa per pesare la verdura fosse davvero nuova? Nel pandemonio di polemiche per il sacchetto del fresco a pagamento dall’1 gennaio, ogni giorno si aggiunge un nuovo argomento di discussione. Dopo le affermazioni del ministro dell’Ambiente Luca Galletti, che ha annunciato a Repubblica una correzione della legge con la possibilità di utilizzare sacchetti portati da casa, oggi interviene sull’argomento il ministero della Salute. Lo stesso Galletti aveva infatti precisato che sono necessarie regole per garantire l’igiene.

“Non siamo contrari al fatto che il cittadino possa portare i sacchetti da casa, a patto che siano monouso e idonei per gli alimenti”, è la posizione ufficiale del ministero della Salute, come spiega il segretario generale del dicastero Giuseppe Ruocco. “Il riutilizzo dei sacchetti – ha affermato Ruocco – determinerebbe infatti il rischio di contaminazioni batteriche con situazioni problematiche”.

l titolare dell’esercizio commerciale, ha aggiunto il segretario generale, “avrebbe ovviamente la facoltà di verificare l’idoneità dei sacchetti monouso introdotti”.

Un portavoce della commissione Ue ha chiarito, in ogni caso, che la direttiva del 2015 sulle buste di plastica punta a ridurne l’uso assicurando che non vengano fornite gratis nei punti di vendita, ma non parla del riuso, un problema su cui prevale l’aspetto sanitario.

Insomma, una norma già criticata per la sua macchinosità si carica di ulteriori complicazioni: “Un nuovo impiccio – dice ridendo in tono ironico Mauro Bussoni, presidente Confesercenti – già nei giorni scorsi siamo stati subissati da telefonate dei nostri associati che chiedevano come applicare la nuova legge con minore danno per i clienti e per loro, ora invece di migliorare si peggiora”.

Non è difficile immaginare il caos, con gli addetti alle casse che dovrebbero verificare bustina per bustina da dove proveniva. E poi, commentano le associazioni dei consumatori, la correzione sembra una beffa, perché se le buste devono essere nuove vanno comunque comprate e non riciclate. Risultato: ulteriore spesa e nessuna riduzione della plastica perché, va ricordato, i bio sacchetti a norma di legge sono biodegradabili al 40 per cento, quindi una parte va comunque smaltita.

Così ancora una volta le associazioni di consumatori storcono il naso con Codacons che annuncia esposti in tutte le 104 procure italiane, mentre Adoc fa proposte: “Invitiamo la grande distribuzione – dice il presidente Tascini – a fissare ad 1 centesimo il prezzo del sacchetto, pareggiando le spese di produzione, in modo da non appesantire eccessivamente i costi a carico del consumatore , che così andrebbe a sostenere, in un anno, una maggiore spesa di 2 euro, considerando l’uso annuale di circa 200 sacchetti. Un terzo rispetto all’attuale spesa”. E conclude: “Invitiamo, inoltre, il ministero della Salute e il ministero dell’Ambiente, anche con una semplice nota interpretativa del Decreto Mezzogiorno, ad autorizzare l’uso di sporte a rete, completamente riutilizzabili, per l’acquisto dell’ortofrutta, alla stregua di quanto già avviene in altri Paesi europei. Questa sarebbe un’alternativa non solo più economica, ma anche più sostenibile e rispettosa dell’ambiente. E che sarebbe notevolmente apprezzata dai consumatori. Che, lo ricordiamo, in larga misura sono favorevoli ai nuovi sacchetti biodegradabili”.

E proprio in merito alle polemiche legate al pagamento, a scanso di equivoci, il ministero dell’Ambiente ha precisato poi in una nota inviata alla grande distribuzione (Coop, Federdistribuzione e Conad) che “le borse di plastica di qualsiasi tipo non possono essere distribuite a titolo gratuito dai supermercati e che il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino”.


Fonte: repubblica.it

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