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Ecco chi era il garante della privacy Giovanni Buttarelli

Giovanni Buttarelli è scomparso a Milano all’età di 62 anni. Era nato a Frascati il 24 giugno del ‘57. La sua importanza nella vita dei cittadini europei è stata inversamente proporzionata alla poca fama che aveva sul largo pubblico. Non aveva mai cercato visibilità, con coerenza: magistrato della Corte di Cassazione, era da cinque anni il Garante europeo per la protezione dei dati. Con questa carica, soprattutto dal 24 maggio 2018 quando era entrato in vigore il Gdpr, il Regolamento europeo sulla privacy, avrebbe potuto reclamare – come è ormai abitudine nell’era dell’autopromozione sui social network – il suo posto nella complessa e delicata battaglia per i diritti fondamentali della cittadinanza digitale. Ma lo avrebbe trovato poco elegante e incoerente.

Per lui la battaglia sui valori della privacy non era un campo scelto per fare carriera ma una passione legata ai suoi studi, fin da quando, laureatosi cum laude all’Universita La Sapienza di Roma, aveva fatto da assistente alla cattedra del Professor Franco Cordero. In questo lo possiamo definire senza fare torto a nessuno un visionario: aveva compreso prima degli altri, fin dalla fine degli anni Ottanta, che l’informatica avrebbe messo al centro del dibattito mondiale il tema dei dati personali e della privacy. Oggi, trenta anni dopo, la sua previsione si è avverata. Per questo ne era diventato uno dei massimi esperti mondiali, aveva partecipato a numerosi tavoli di lavoro in diverse sedi, ed era stato l’autore del disegno di legge sulla Privacy italiana del ‘96. Partecipando a un incontro al Corriere della Sera lo scorso maggio in concomitanza con il primo anno del Gdpr (un confronto al quale non si era sottratto anche se la malattia lo aveva già costretto all’immobilità) aveva rivendicato sempre con una rara eleganza solo due cose: l’importanza nella società della magistratura che definisce le norme (di cui aveva un rispetto religioso) in difesa dei valori.

E il fatto di avere avuto un ruolo fondamentale nel convincere il ceo di Apple, Tim Cook, a richiedere anche per gli Stati Uniti (nel pieno del dibattito sullo scandalo di Facebook e Cambridge Analytica) un regolamento sulla falsariga di quello europeo. Aveva in animo da tempo di scrivere un libro non per mettere la firma sul lavoro svolto, ma per aumentare la sensibilità delle persone nei confronti delle battaglie civili sulla privacy. Dal 2016, dopo una lunga carriera accademica in varie Università, era diventato professore di informatica giuridica presso la Facoltà di Giurisprudenza della Luiss Guido Carli di Roma. Era stato nominato presso il comitato High Level Policy per il progetto europeo “Percezione pubblica della sicurezza e della privacy” dal Peace Institute di Oslo. Era un uomo coraggioso come aveva dimostrato in questi mesi di lotta alla malattia anche a chi lo conosceva poco e lo avrebbe voluto conoscere meglio.


Fonte: corriereinnovazione.corriere.it

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