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Gli utenti, secondo la giustizia tedesca, sarebbero stati tratti in inganno dalla poca chiarezza della politiche sulla privacy. Facebook annuncia ricorso

Il Tribunale di Berlino ha dato ragione alla Federazione delle organizzazioni di consumatori tedeschi (Vzbv) contro la decisione di Facebook di vietare agli utenti di utilizzare pseudonimi al posto dei loro veri nomi. Una sentenza emessa a gennaio ma resa nota solo oggi che si rifà alla legge sulla privacy.

Facebook ha annunciato ricorso ma anche che terrà conto delle indicazioni relative alla privacy, allineandosi ai dettami imposti dall’Ue che entreranno in vigore il prossimo mese di giugno. Raggiunto da Reuters un portavoce di Menlo Park ha confermato che “stiamo lavorando per garantire che le nostre linee guida siano facili da capire e che i servizi offerti da Facebook siano conformi alle leggi”.

La corte tedesca ha anche sostenuto che Facebook, vietando agli utenti di usare nickname, ha in realtà messo in atto un modo occulto di ottenere il loro consenso di utilizzarne i rispettivi nomi a fini commerciali e di catalogazione. Anche l’assenza di informazioni chiare circa le impostazioni predefinite in materia di privacy, tra le quali la condivisione della posizione geografica degli utenti, ha tratto in inganno i cittadini tedeschi.

Nonostante la doppia vittoria, per quanto in primo grado, la Vzbv ha annunciato ricorso perché il tribunale berlinese ha rigettato la teoriasecondo cui Facebook non è gratuito, ma chi ne fa uso paga con i propri dati personali.

Gli scenari possibili giocano complessivamente a svantaggio di Facebook. Non è escluso che nei gradi di giustizia successivi parti della sentenza vengano ribaltate, restano però cruciali le leggi sulla privacy dell’Unione europea che sono molto più restrittive di quelle in auge negli Stati Uniti d’America e che, non è affatto da escludere, potrebbero essere accolte in futuro anche negli Usa.

E’ stata scaricata oltre un milione di volte prima che Google la rimuovesse. I proprietari di dispositivi Android credevano si trattasse dell’applicazione WhatsApp, invece era una versione fasulla, un ricettacolo di pubblicità capace di indirizzare l’utente verso siti pericolosi su cui si rischia di scaricare virus e altri tipi di malware.

Secondo quanto riferito dal sito The Hacker News, l’applicazione falsa è apparsa come molto simile all’originale: si chiama “Update WhatsApp Messenger” ed è stata pubblicata da “WhatsApp Inc.”, lo stesso nome dello sviluppatore della app originale. L’unica differenza è uno spazio bianco alla fine del nome, invisibile agli utenti.

La fake app è stata pubblicata sul Google Play Store giovedì 2 novembre, ed eliminata il giorno seguente. Non è la prima volta che i cybercriminali provano a sfruttare la popolarità di alcune app creandone una versione fake. Agli inizi di ottobre l’esperto di sicurezza Nikolaos Chrysaidos aveva messo in guardia su una versione fasulla di Messenger che era stata scaricata oltre 10 milioni di volte.


Fonte: wired.it

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