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La Commissione europea ha multato Google per 1,49 miliardi di euro

La Commissione europea ha multato Google per 1,49 miliardi di euro per avere violato le regole sulla concorrenza nell’Unione Europea. Secondo la Commissione, Google ha abusato della propria posizione dominante sul mercato, imponendo diverse restrizioni nei suoi contratti per quanto riguarda gli annunci pubblicitari mostrati nei siti che utilizzano Google come motore di ricerca interno. Queste pratiche, ritenute lesive della libera concorrenza, sono state portate avanti dall’azienda statunitense per oltre 10 anni e, sempre secondo la Commissione, hanno impedito ad altre società di competere alla pari, con danni per i loro affari e in ultima istanza per i consumatori.

Molti siti offrono un sistema di ricerca interno per consentire ai loro lettori di trovare i contenuti pubblicati e le cose in archivio. In molti casi, invece di utilizzare un proprio sistema, si affidano a una versione personalizzata del motore di ricerca di Google, che si rivela più efficiente e meno complicato da mantenere. Questa soluzione consente inoltre di mostrare della pubblicità, insieme ai risultati di ricerca, che portano ricavi sia ai proprietari dei siti sia a Google, che fa da intermediario (da un lato vende lo spazio per la pubblicità a chi vuole farla, dall’altro dà i ricavi derivanti da queste pubblicità ai proprietari dei siti, trattenendo per sé una percentuale).

Google è l’azienda con la quota di mercato più grande in questo sistema di intermediazione legato alle ricerche online nei siti: secondo le stime della Commissione europea è stata pari al 70 per cento tra il 2006 e il 2016. E questo si aggiunge alla posizione dominante che ha già Google nel settore delle ricerche online in generale, con una quota che raggiunge il 90 per cento in alcuni paesi europei.

Google non permette ai concorrenti, come Microsoft e Yahoo, di vendere spazi pubblicitari sulle pagine dei risultati del suo motore di ricerca. I sistemi di ricerca personalizzati nei siti sono quindi un’opportunità per i concorrenti per provare a competere con Google più alla pari, seppure su una scala molto più piccola. La Commissione dice però di avere analizzato centinaia di contratti stretti tra proprietari di siti e Google e, dopo una lunga analisi, di avere scoperto che le condizioni imposte ledono la libera concorrenza.

A partire dal 2006, per esempio, Google ha imposto alcune clausole per diventare fornitore in esclusiva dei servizi. Ai proprietari dei siti era quindi impedito di inserire annunci pubblicitari gestiti da altre aziende nelle loro pagine dei risultati. Le clausole che hanno insospettito la Commissione erano state riviste nel 2009, con una definizione più vaga da parte di Google: “Piazzamenti premium”. Queste nuove condizioni imponevano ai proprietari dei siti di riservare gli spazi più in vista nelle loro pagine dei risultati alle pubblicità gestite da Google, a danno dei concorrenti.

La Commissione europea ha ritenuto queste e altre pratiche, sempre tese ad avere un trattamento esclusivo o di riguardo del sistema pubblicitario di Google, come una violazione della libera concorrenza nell’Unione Europea. Le posizioni dominanti di mercato sono consentite dalle leggi europee, ma solo a patto che le aziende che detengono questa posizione non approfittino della loro condizione privilegiata sul mercato, a danno dei concorrenti. La Commissione ritene che Google abbia violato queste regole, da qui la decisione della multa da 1,49 miliardi di euro.

La multa di oggi è solo l’ultima di una serie di provvedimenti assunti dalla Commissione europea contro Google. Nel giugno del 2017, l’azienda era stata multata per 2,42 miliardi di euro per abuso di posizione dominante nel settore dei motori di ricerca per lo shopping online. Nel luglio del 2018, la Commissione ha multato Google per 4,34 miliardi di euro per pratiche che avevano permesso all’azienda di rafforzare la propria posizione dominante nel mercato dei sistemi operativi per smartphone con il suo Android, a scapito dei concorrenti.

In seguito alle indagini avviate dalla Commissione europea, Google aveva già iniziato a modificare parte delle clausole dei suoi contratti a partire dal 2016. Con un breve comunicato, l’azienda ha confermato di essere al lavoro per rispettare le indicazioni dell’Unione Europea:

  • Siamo sempre stati d’accordo sul fatto che mercati sani e prosperi siano nell’interesse di tutti. Abbiamo già introdotto una serie di cambiamenti ai nostri prodotti per rispondere alle preoccupazioni della Commissione; nei prossimi mesi, introdurremo ulteriori aggiornamenti per incrementare la visibilità dei nostri concorrenti in Europa.

Fonte: ilpost.it

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