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Piano triennale Pa digitale in Gazzetta, dall’once only alla sicurezza e privacy by design

In Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale con cui è stato approvato il piano triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione 2021-2023.

Le pubbliche amministrazioni devono evitare di chiedere ai cittadini e alle imprese informazioni già fornite, devono farlo una sola volta ed i servizi digitali devono essere progettati ed erogati in modo sicuro e garantire la protezione dei dati personali.

Questi due princìpi, once only e sicurezza e privacy by design, sono contenuti del piano triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione 2021-2023 approvato con un decreto dal ministro Vittorio Colao e pubblicato il 6 maggio in Gazzetta Ufficiale. In precedenza il documento è stato notificato alla Commissione Europea in considerazione del mutato contesto legato all’attuazione del PNRR in materia di trasformazione digitale, a differenza di quanto accaduto per le precedenti edizioni.

Il Piano triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione indica le linee di azione per promuovere la trasformazione digitale del settore pubblico e del Paese.

Piano triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione 2021-2023: i punti chiave

Ripercorriamo i punti chiave piano triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione 2021-2023.

Nell’arco del triennio sono state definite circa 200 azioni: a carico di AgID e Dipartimento per la trasformazione digitale, altri soggetti istituzionali e, altre a carico di PA centrali e locali.

L’aggiornamento 2021 – 2023 rappresenta la naturale evoluzione della precedente edizione. In particolare:

  • consolida l’attenzione sulla realizzazione delle azioni previste e sul monitoraggio dei risultati;
  • introduce alcuni elementi di novità connessi all’attuazione PNRR e alla vigilanza sugli obblighi di trasformazione digitale della PA.

Gli 8 princìpi guida del Piano sono:

  • digital & mobile first per i servizi, che devono essere accessibili in via esclusiva con sistemi di identità digitale definiti dalla normativa assicurando almeno l’accesso tramite SPID;
  • cloud first (cloud come prima opzione): le pubbliche amministrazioni, in fase di definizione di un nuovo progetto e di sviluppo di nuovi servizi, adottano primariamente il paradigma cloud, tenendo conto della necessità di prevenire il rischio di lock-in;
  • servizi inclusivi e accessibili che vengano incontro alle diverse esigenze delle persone e dei singoli territori e siano interoperabili by design in modo da poter funzionare in modalità integrata e senza interruzioni in tutto il mercato unico esponendo le opportune API;
  • sicurezza e privacy by design: i servizi digitali devono essere progettati ed erogati in modo sicuro e garantire la protezione dei dati personali;
  • user-centric, data driven e agile: le amministrazioni sviluppano i servizi digitali, prevedendo modalità agili di miglioramento continuo, partendo dall’esperienza dell’utente e basandosi sulla continua misurazione di prestazioni e utilizzo e rendono disponibili a livello transfrontaliero i servizi pubblici digitali rilevanti secondo il principio transfrontaliero by design
  • once only: le pubbliche amministrazioni devono evitare di chiedere ai cittadini e alle imprese informazioni già fornite. Per esempio, i certificati anagrafici, ora scaricabili dall’ANPR, non vanno ridati agli uffici della Pa, ma solo ai privati.
  • dati pubblici un bene comune: il patrimonio informativo della pubblica amministrazione è un bene fondamentale per lo sviluppo del Paese e deve essere valorizzato e reso disponibile ai cittadini e alle imprese, in forma aperta e interoperabile;
  • codice aperto: le pubbliche amministrazioni devono prediligere l’utilizzo di software con codice aperto e, nel caso di software sviluppato per loro conto, deve essere reso disponibile il codice sorgente.

Fonte: tgcom24.mediaset.it

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