LAST NEWS
“Informative privacy più chiare grazie alle icone? E’ possibile”Covid, il Garante della privacy: “No a passaporti vaccinali, serve una legge”Vaccinazione dei dipendenti: le FAQ del Garante privacy – Principi generali e focus sugli operatori sanitariDal Consiglio d’Europa le linee guida sul riconoscimento faccialeLavoro: Garante, no all’uso delle impronte digitali dei dipendenti se manca base normativaData breach sanitari, il Garante privacy sanziona tre struttureL’obbligo della nomina del coordinatore per la sicurezza nei cantieriDati Inail: gli infortuni sul lavoro nell’anno della pandemia“Se non ha l’età, i social possono attendere”. Lo spot del Garante privacy e di Telefono Azzurro per sensibilizzare i genitori“I tuoi dati sono un tesoro”: il video del Garante per raccontare cos’è la privacyTik Tok: dopo il caso della bimba di Palermo, il Garante privacy dispone il blocco del socialMancata tracciabilità di 125 kg di prodotti alimentari, multa e denunciaSulla non responsabilità del DdL per un infortunioWhatsapp: Garante privacy, informativa agli utenti poco chiara. L’Autorità intenzionata ad intervenire anche in via d’urgenzaLa sicurezza nel campionamento di suoli con possibile presenza di amiantoFascicolo sanitario elettronico: nessuna scadenza per l’inserimento dei datiGarante privacy a un call center: tutelare la dignità dei lavoratoriTik Tok, a rischio la privacy dei minori: il Garante avvia il procedimento contro il social networkNorme igieniche e precauzioni per la ristorazione con servizio d’asporto e a domicilio: linee guida ISSQuestura non rettifica i dati, il Garante privacy sanziona il Ministero dell’interno

Sicurezza sul lavoro: gli obblighi informativi permangono per tutta la durata del rapporto

Al riguardo la Cassazione (sentenza n. 26271/2019) ha chiarito che “L’obbligo di formazione non è limitato solo al momento dell’assunzione ma perdura nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro”

La vicenda

Il 7 giugno 2018 il Tribunale di Torino ha condannato un imprenditore per violazione degli obblighi informativi sula tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori sul luogo di lavoro di cui all’art. 36 del d.lgs. n. 81/2008

La norma citata dispone infatti, che: “1. Il datore di lavoro provvede affinché ciascun lavoratore riceva una adeguata informazione: a) sui rischi per la salute e sicurezza sul lavoro connessi alla attività della impresa in generale; b) sulle procedure che riguardano il primo soccorso, la lotta antincendio, l’evacuazione dei luoghi di lavoro; c) sui nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le misure di cui agli articoli 45 e 46; d) sui nominativi del responsabile e degli addetti del servizio di prevenzione e protezione, e del medico competente”.

2.” Il datore di lavoro provvede altresì affinché ciascun lavoratore riceva una adeguata informazione: a) sui rischi specifici cui è esposto in relazione all’attività svolta, le normative di sicurezza e le disposizioni aziendali in materia; b) sui pericoli connessi all’uso delle sostanze e dei preparati pericolosi sulla base delle schede dei dati di sicurezza previste dalla normativa vigente e dalle norme di buona tecnica; c) sulle misure e le attività di protezione e prevenzione adottate”.

Il ricorso per Cassazione

Contro la predetta sentenza l’imputato ha fatto ricorso ai giudici della Cassazione sostenendo che il reato di omessa informazione era prescritto poiché il lavoratore infortunato al quale dovevano essere impartite le istruzioni per la sicurezza sul lavoro non aveva mai ripreso il servizio dopo l’infortunio, con cessazione dell’attività al 10 aprile 2015.

Invero, dopo l’infortunio, l’imputato aveva provveduto immediatamente ad ottemperare alle prescrizioni di legge, predisponendo il piano organizzativo di sicurezza mancante fino ad allora e sostituendo l’utilizzo della scala con un idoneo ponteggio, con la cessazione della permanenza dei reati; mentre, per la formazione del lavoratore, nulla era stato effettuato. E pertanto, la cessazione della permanenza del reato contestato era avvenuta solo alla data del marzo 2015, con la cessazione della attività.

I giudici della Terza Sezione Penale della Cassazione hanno pertanto confermato la sentenza impugnata, ricordando che il reato in questione deve ritenersi permanente, in quanto gli obblighi inerenti l’informazione e la formazione del lavoratore sono da ritenersi di durata poiché il pericolo per l’incolumità del lavoratore permane nel tempo, e continua in capo al datore di lavoro l’obbligo all’informazione alla corretta formazione.

L’obbligo di formazione del resto non è limitato solo al momento dell’assunzione ma perdura nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro; la cessazione della permanenza conseguentemente si verifica o alla concreta formazione o all’interruzione del rapporto di lavoro, con l’eliminazione concreta del rischio.

Il reato dunque, non risultava prescritto al momento della sentenza.


Fonte: responsabilecivile.it

WIDGET-WPSACADEMY

WIDGET-SPOTTV

WPS Group è certificata ISO 9001:2015

Quality Management System
EA 35A & 37

Newsletter WPS

Rimani aggiornato per non perdere novità e promozioni!

RICORDATI …

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”

Albert Einstein