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Social, il blackout più lungo della storia: Facebook, Instagram e WhatsApp down da 14 ore

Mai così a lungo senza social. Il malfunzionamento di Facebook, Instagram e WhatsApp va avanti da l’altro ieri pomeriggio in molte parti del mondo: più di quattordici lunghissime ore in cui le applicazioni di Mark Zuckerberg non hanno smesso di dare problemi agli utenti che in massa si sono riversati su Twitter per segnalare i disservizi. Un blackout senza precedenti tanto che la Cnn ha definito l’interruzione “epica”. Al momento, a soffrirne è soprattutto l’Europa come è possibile vedere nelle mappe di DownDetector, servizio online che monitora la situazione in tempo reale.

C’è chi non riesce a pubblicare nuovi contenuti, chi ha problemi a caricare le foto, chi non vede la propria bacheca aggiornata, e chi non ha del tutto accesso alle reti sociali: le complicazioni riportate sono diverse. L’unico comune denominatore è, appunto, il tempo. Perché se è vero che non è la prima volta e i down si ripetono ciclicamente, è anche vero che solitamente Menlo Park risponde con grande celerità. In genere è questione di qualche ora al massimo. Non stavolta, però, visto che l’andamento singhiozzante è iniziato ieri pomeriggio intorno alle 16 ora italiana.

Lo spettro di un attacco informatico

Sulle possibili motivazioni, in rete circolano diverse teorie come quella che vorrebbe affibbiare la colpa agli hacker. In particolare a un attacco informatico di tipo DDoS. L’acronimo sta per distributed denial of service, traducibile in italiano come interruzione distribuita del servizio, e consiste nel tempestare di richieste un sito, fino a metterlo ko e renderlo irraggiungibile. Ma la compagnia di Mark Zuckerberg ha categoricamente smentito l’indiscrezione con un tweet pubblico: “Stiamo lavorando per risolvere il problema il più presto possibile, ma possiamo confermare che il disservizio non è legato a un attacco DDoS”, è il testo del cinguettio.

Anche gli esperti di sicurezza informatica interrogati da Wired Usa non hanno individuato alcun nesso tra blackout e hacker. “Non ci sono prove di alcun genere che portino a un attacco informatico”, ha detto alla rivista statunitense Troy Mursch, ricercatore di sicurezza informatica a capo di Bad Packets Report. In un post pubblicato ieri alle 18 sulla pagina Facebook degli sviluppatori, però, la compagnia è rimasta sul vago nel spiegare le ragioni tecniche del blackout, ipotizzando un disservizio relativo alle API, cioè le interfacce di programmazione delle applicazioni: in pratica, il problema potrebbe far sì che alcune richieste alle API abbiano bisogno di più tempo del previsto per essere esaudite o falliscano inaspettatamente.

L’integrazione tra le piattaforme

Impossibile, invece, dire se le complicazioni siano una diretta conseguenza dei lavori in corso a Menlo Park che lo scorso 6 marzo ha annunciato l’integrazione di Facebook, Instagram e WhatsApp in un ecosistema unico nel quale tutti potranno mandare i messaggi a tutti. Una svolta fatta in nome della privacy, a dire di Zuckerberg. Anche se l’immagine del papà di Facebook diventato improvvisamente paladino della privacy non convince e dietro l’ultima mossa è impossibile non vedere una precisa strategia commerciale. In primo luogo, quella di soddisfare gli utenti più giovani che ai post pubblici preferiscono sempre di più lo scambio di messaggi in privato: “Credo che il futuro della comunicazione si muoverà sempre di più su servizi criptati e privati con cui le persone possono essere più fiduciose che quello che si dicono resti sicuro e che il loro messaggi e contenuti non resteranno in circolazione per sempre”, si legge non a caso nel post che ha accompagnato il lancio della novità. L’obiettivo di lungo periodo potrebbe essere quello di creare una piattaforma autarchica in cui potremmo trovare tutto ciò che ci serve, dai messaggi agli acquisti online, e dalla quale non avremo più bisogno di uscire. Un po’ come succede già in Cina con WeChat e AliPay.

Due anni difficili per Zuckerberg

La lunga interruzione arriva dopo due anni difficili per Zuckerberg. Due anni di polemiche per la carenza di controlli sui contenuti e sulle attività fraudolente delle applicazioni sviluppate da terze parti che tramite Facebook venivano in possesso dei dati personali degli utenti, culminate poi nello scandalo Cambridge Analytica: società di consulenza politica che ha sfruttato gli account Facebook di 50 milioni di statunitensi per profilare gli elettori attraverso un algoritmo. Il blackout sembra l’ennesima batosta che potrebbe causare non pochi malumori tra gli investitori.


Fonte: repubblica.it

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