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Sicurezza alimentare: nel 2017 sequestri per 90 milioni di euro

Falso prosecco in lattina, confezioni di “prosciutto di Parma” cinese, aceto balsamico in boccette di plastica dal colore chiaro decisamente sospetto. E poi il Moscato d’Astri (anziché Asti) venduto in Ucraina e Moldavia e l’immancabile Parmesan, intorno al quale è nata una polemica sull’export italiano in Giappone. Sono centinaia all’anno le contraffazioni di prodotti alimentari italiani certificati Dop, Igp o Igt. Nello scorso anno solo sulle piattaforme Ebay, Amazon e Alibaba sono stati 615 i prodotti che il ministero delle Politiche agricole ha fatto ritirare.

È stato pubblicato il rapporto 2017 delle attività di Icqrf, l’ispettorato del Ministero che si occupa di contrastare le frodi alimentari. I numeri sono eloquenti: su oltre 50.000 controlli sono risultati irregolari il 26,8% degli operatori, il 15,7% dei prodotti e il 7,8% dei campioni. Oltre 450 le notizie di reato, per sequestri che hanno superato il valore di 90 milioni di euro.

All’estero è soprattutto un problema di contraffazione: operatori non autorizzati che sfruttano le indicazioni geografiche protette per attirare i clienti, facendo loro credere che si tratti di prodotti italiani. Ma c’è dell’altro, e succede anche in Italia: etichette non conformi, olio vergine spacciato per extravergine, formaggi di pecora con aggiunta (non dichiarata) di latte vaccino, carne non tracciabile o ortofrutta biologica con tracce di principi attivi non consentiti. Dal rapporto risulta però che il biologico sia uno dei settori più sicuri, con il 6,6% degli operatori e il 5,6% dei prodotti irregolari.

Tra contraffazioni e irregolarità quello del vino è uno dei segmenti più colpiti, a causa dell’alto valore di mercato che ha: gli ispettori del Ministero hanno rilevato il 30% di irregolarità sui 7200 controlli fatti.

Tra le operazioni più importanti dello scorso anno c’è Skinke: il nome in codice di “una delle indagini più grandi mai svolte in Italia nell’agroalimentare”, spiega il rapporto. La frode colpiva le produzioni Dop del Prosciutto di Parma, San Daniele e Crudo di Cuneo: molti allevatori di maiali utilizzavano carni non ammesse dai disciplinari di produzione. In numero di cosce sequestrate è gigantesco: 750.000 per un valore di circa 80 milioni di euro.

Un altro segmento produttivo che il Ministero tiene sotto controllo è quello della Terra dei Fuochi, una porzione di terra ad altissimo inquinamento che tocca 57 comuni della Campania. La maggioranza degli alimenti monitorati dall’Icqrf (63%) è composta da frutta, verdura, conserve, latte, formaggi e vini. Da questa terra, però, arrivano buone notizie: “Nonostante l’intensità dei controlli sulla Terra dei Fuochi sia superiore rispetto alla media dei controlli per le altre zone d’Italia – è scritto nel rapporto -, il tasso di irregolarità è inferiore alla media nazionale”.


Fonte: repubblica.it

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